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Donazione organi, in Campidoglio la sfida della consapevolezza: nel 2025 troppi “non so” sulle CIE

Presentati i dati sulle Carte d’Identità Elettroniche a Roma: su 330mila emissioni, oltre 188mila cittadini non hanno espresso alcuna volontà

Esprimere la propria volontà sulla donazione di organi al momento del rilascio della Carta d’Identità Elettronica (CIE) è un diritto, ma a Roma resta ancora un’opportunità poco sfruttata.

L’evento promosso dal consigliere Sandro Petrolati (Demos), con la partecipazione dell’Assessora Barbara Funari e dell’onorevole Marco Di Stefano, ha acceso i riflettori su un dato allarmante: la maggioranza dei romani sceglie di non scegliere.

I numeri del 2025: il silenzio che frena i trapianti

I dati emersi durante il confronto parlano chiaro:

  • CIE emesse a Roma: circa 330.000.

  • Mancate dichiarazioni: oltre 188.000 (più del 50%).

  • Il trend: Tra chi decide di esprimersi, i “sì” superano i “no”, ma l’altissimo numero di chi rimanda la decisione impedisce al sistema trapianti di operare a pieno regime.

L’impegno dell’amministrazione: “Il nodo è culturale”

L’Assessore alle Periferie e ai Servizi delegati, Pino Battaglia, ha sottolineato come la mancata dichiarazione sia un peso che ricade sui familiari nel momento più tragico della perdita.

«Il problema non sono i dinieghi, ma l’assenza di informazione. Una scelta consapevole può salvare più vite contemporaneamente», ha dichiarato Battaglia, assumendo l’impegno formale di lanciare una maxi-campagna di comunicazione.

L’obiettivo è formare il personale degli uffici anagrafici e sensibilizzare i cittadini affinché, durante i prossimi appuntamenti per il rinnovo delle carte (comprese le aperture straordinarie), ogni cittadino sia messo in condizione di dire “sì” con chiarezza e semplicità.

Una responsabilità collettiva

Il dibattito ha coinvolto non solo il mondo laico e associativo, ma anche quello cattolico e scientifico, uniti nella necessità di abbattere paure e false credenze che circondano il tema della donazione.

Roma Capitale punta così a diventare capofila di un cambiamento culturale che offra una seconda possibilità a chi, senza un trapianto, non avrebbe speranze.


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