

La Guardia di Finanza di Roma, coordinata dalla Dda, disarticola un'organizzazione piramidale che riforniva 13 quartieri della Capitale e 4 province italiane. Lo stupefacente stoccato all'Alessandrino e spedito anche per posta
Un asse internazionale della droga che legava la penisola iberica alle principali piazze di spaccio della Capitale, capace di rifornire capillarmente tredici quartieri romani e quattro diverse province italiane.
I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), hanno inferto un colpo durissimo a un’agguerrita rete di narcotrafficanti, dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Roma.
Il bilancio del blitz scattato all’alba conta cinque misure cautelari eseguite (tre persone trasferite in carcere e due poste agli arresti domiciliari), mentre per altri due indagati la decisione del giudice è stata momentaneamente congelata in attesa dell’esito dell’interrogatorio preventivo.
Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
Le indagini di natura economico-finanziaria, condotte dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, hanno fotografato la fulminea ascesa della banda tra dicembre 2023 e giugno 2024.
Al vertice dell’organizzazione c’era un cittadino romano che, per sfuggire ai radar delle forze dell’ordine italiane, si era stabilito stabilmente in Spagna, da dove gestiva i canali di approvvigionamento di tonnellate di hashish e marijuana.
Una volta superata la frontiera, il narcotico veniva distribuito capillarmente in ben 13 storici quartieri della movida e della periferia capitolina, oltre che in quattro province strategiche dello Stivale.
La struttura criminale, sebbene composta da un nucleo ristretto di sodali, godeva di un’organizzazione logistica e gerarchica impeccabile. Il promotore stanziato all’estero coordinava tutte le operazioni da remoto, impartendo ordini crittografati tramite piattaforme di messaggistica istantanea.
I complici sul territorio, remunerati con stipendi fissi e provvigioni, si occupavano della gestione operativa:
Il Hub Logistico: La base di stoccaggio principale era stata allestita in una serie di locali e garage insospettabili nel quartiere Alessandrino.
I Trasporti: I panetti di hashish venivano movimentati sul territorio nazionale a bordo di vetture appositamente modificate e dotate di doppifondi occulti.
I Pacchi Postali: Per gli acquirenti più distanti o per le province del Nord e Sud Italia, la banda utilizzava i normali servizi di spedizione postale, mimetizzando i carichi di droga tra merci ordinarie.
Nel corso delle prolungate attività investigative e dei pedinamenti, le Fiamme Gialle sono riuscite a tracciare passaggi di stupefacente per oltre 500 chili di hashish.
Gli interventi mirati sul campo hanno permesso di intercettare e sottoporre a sequestro probatorio circa 180 chilogrammi tra hashish e marijuana, portando all’arresto immediato, in flagranza di reato, di altri 7 corrieri stradali, i cui riscontri hanno blindato l’impianto accusatorio della Dda capitolina.
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