

La pena più alta, 13 anni e 9 mesi, è stata inflitta proprio a Capogna, per tutti “Lele”, parente di storici personaggi del narcotraffico capitolino
Non servivano piazze blindate né vedette agli angoli delle strade. Bastava uno smartphone sempre acceso, una chat criptata e una rete di rider della cocaina pronti a sfrecciare nel traffico romano.
Così Alessio Capogna, per tutti “Lele”, aveva trasformato la Capitale in un supermercato della droga h24, con incassi stimati fino a 5mila euro al giorno.
Ieri il Gup del Tribunale di Roma ha chiuso il cerchio: nel processo con rito abbreviato sono piovute condanne pesantissime. Il totale supera i cento anni di reclusione. La pena più alta, 13 anni e 9 mesi, è stata inflitta proprio a Capogna.
Cugino dei collaboratori di giustizia Simone e Fabrizio, Capogna si era ritagliato uno spazio autonomo nel narcotraffico capitolino. Nessun cartello internazionale alle spalle, ma una struttura snella e feroce.
Il cuore del sistema era la piattaforma criptata Wickr, utilizzata per ricevere ordini e coordinare le consegne, riducendo al minimo i rischi di intercettazione.
Quando la tecnologia non bastava, entrava in scena il terrore. Le intercettazioni della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Carabinieri, che hanno portato al maxi blitz della scorsa primavera, raccontano di minacce esplicite ai sodali: soldi da consegnare puntualmente, pena violenze fisiche. Un controllo capillare, costruito sulla paura.
Il servizio copriva alcune delle zone più frequentate della città. Dal centro storico a Roma Nord, passando per quartieri residenziali ad alta densità:
Piazza Navona e Piazza del Fico, cuore della movida;
Corso Francia e Lungotevere della Vittoria;
Talenti e Montesacro.
Crack e cocaina viaggiavano su scooter e utilitarie, ordinati con un messaggio e recapitati sotto casa o all’angolo del locale. Un modello “delivery” che replicava, in chiave criminale, le logiche delle app di consegna.
Oltre ai 13 anni e 9 mesi inflitti a Capogna, il giudice ha disposto:
8 anni e 7 mesi per Veronica Di Ruzza;
6 anni e 10 mesi per Stefano Corsico;
6 anni e 9 mesi per Emanuele Monti.
Pene severe nonostante lo sconto previsto dal rito abbreviato. La sentenza fotografa un’organizzazione capace di mimetizzarsi nel tessuto urbano, sfruttando tecnologia e mobilità per eludere i controlli.
Un modello di spaccio silenzioso, lontano dalle piazze tradizionali ma altrettanto invasivo. E che per mesi ha trasformato i quartieri della Roma bene in un mercato della droga sempre aperto, fino all’alba.
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