Ecco l’outlet del crimine a Roma: bastano 250 euro per una semiautomatica

Chi compra armi, spesso è uno che ha bisogno di “difendersi” nella giungla dello spaccio romano, tra bande rivali e regolamenti di conti

Non serve più andare lontano, conoscere trafficanti internazionali. A Roma basta una soffiata, un garante e qualche contatto giusto: e con 250 euro ti porti a casa una semiautomatica.

Mille euro per una mitraglietta Uzi. Due mila, e stringi tra le mani un Kalashnikov. Prezzi da outlet, per un arsenale da guerra.

È il mercato nero delle armi,che prolifera nelle periferie romane, come: Tor Bella Monaca,Casilino,Quarticciolo, San Basilio.

Qui si compra e si vende con la stessa facilità con cui si scambia una dose di cocaina. E spesso le due cose viaggiano insieme, sulle stesse rotte criminali, dentro le stesse auto, sotto gli stessi giubbotti.

I carabinieri, qualche tempo fa, fermarono un ventenne nella zona del Casilino. In tasca aveva una pistola calibro 7.65, di fabbricazione spagnola.

Messa bene, perfettamente funzionante. Alla domanda su dove l’avesse presa, il ragazzo ha raccontato – senza troppi giri di parolecome funziona il giro: «Vai a Tor Bella Monaca, lasci i soldi in un punto, dopo qualche ora ti dicono dove andare a ritirare la pistola. Nessun contatto diretto, tutto a distanza».

immagine di repertorio

Le regole sono semplici. Più è “nuova” l’arma, più costa. Se invece sei un cliente abituale, il prezzo scende. Chi compra, spesso è uno che ha bisogno di “difendersi” nella giungla dello spaccio romano, tra bande rivali e regolamenti di conti. Oppure qualcuno che vuole salire di livello” nella scala criminale.

Il modello è quello napoletano: un suk dell’illegalità dove tutto ha un prezzo, dove il crimine ha imparato a essere flessibile, veloce, moderno.

Ma il pericolo è altissimo. Ogni arma venduta in strada è un colpo che potrebbe essere sparato, un’escalation che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.

E mentre le forze dell’ordine continuano a monitorare, indagare, sequestrare. Il  mercato clandestino non conosce crisi. Anzi, cresce. Alimentato dalle faide, dalle vendette, dall’illusione di potere facile.

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