

Lo dichiara l’Avv. Irene Badaracco, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel XV Municipio di Roma
“Il nuovo Rapporto Ecomafia di Legambiente ci consegna una fotografia allarmante: nel 2024, nel Lazio, i reati ambientali sono aumentati del 20,5%, con 2.654 infrazioni accertate, oltre 7 al giorno. La nostra Regione sale tristemente al 5° posto tra le peggiori d’Italia, prima tra quelle prive di una storica presenza mafiosa. Particolarmente preoccupanti sono l’impennata dei reati nel ciclo illecito dei rifiuti (+33,5%) e nel cemento illegale (+6,7%). Un’emergenza che non può più essere ignorata.”
Lo dichiara l’Avv. Irene Badaracco, capogruppo del Movimento 5 Stelle nel XV Municipio di Roma.
“Il Lazio – prosegue Badaracco – è sotto attacco su due fronti: da un lato le ecomafie, sempre più aggressive, che lucrano su discariche abusive, traffico illecito di rifiuti e abusivismo edilizio; dall’altro una politica complice, che invece di rafforzare i presidi di legalità, abroga reati come l’abuso d’ufficio, ricorre sistematicamente a poteri commissariali, aggira i controlli e promuove condoni striscianti e semplificazioni pericolose, spalancando le porte all’illegalità.”
“In questo contesto – aggiunge – è particolarmente grave la decisione del Governo di approvare il Testo Unico sulla semplificazione dell’iter autorizzativo per impianti alimentati da biomasse o rifiuti, equiparandoli a quelli per la produzione di energia elettrica, senza valutarne adeguatamente gli impatti ambientali e territoriali. Ancora più allarmante è l’assenza di un chiaro superamento dell’equiparazione tra digestato industriale – sottoprodotto della digestione anaerobica, spesso realizzato da soggetti privi di qualifica agricola – e fertilizzanti chimici, come previsto dall’art. 21 del Decreto-Legge n. 21/2022, convertito dalla Legge n. 51/2022. Una scelta che espone la catena alimentare a rischi inaccettabili, in assenza di adeguati sistemi di tracciabilità e controllo.”
“Una decisione così sbilanciata – sottolinea Badaracco – da essere stata ufficialmente smentita dalla Commissione Europea, che già da oltre due anni, con una comunicazione firmata dal Direttore Generale Kerstin Jorna, ha chiarito l’impossibilità di considerare il digestato industriale alla stregua dei fertilizzanti chimici. Un dietrofront che smaschera le narrazioni opportunistiche che usano la transizione ecologica come alibi per favorire interessi economici opachi.”
“Il rischio – conclude – è che dietro la retorica della ‘semplificazione’ si nasconda un business multimilionario, alimentato da contributi pubblici e smaltimento illecito. È urgente costruire un fronte comune tra enti locali, cittadinanza attiva e magistratura ambientale, per difendere i territori da chi li vuole svendere con norme tagliate su misura. La tutela dell’ambiente non può essere sacrificata sull’altare della fretta e dell’opacità.”
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