

Fino al 30 giugno 2018 alla Centrale Montemartini, splendido esempio di valorizzazione museale di un’archeologia industriale, nel nuovo spazio
Tra gli allestimenti museografici più recenti, il caso della Centrale Montemartini (via Ostiense 106) è esemplare per la valorizzazione di uno spazio di archeologia industriale. La mostra offre l’opportunità di vedere a confronto due importanti culture, affacciate sulle sponde del Mediterraneo, la cultura egizia e quella etrusca, traendo spunto dai preziosi oggetti egizi, databili tra l’VIII e il III secolo a.C., rinvenuti nelle recentissime campagne di scavo a Vulci, importante città dell’Etruria meridionale. Un confronto che vuole anche rappresentare un’occasione di riflessione sul valore del dialogo tra le culture, relazione che è stata da sempre fonte di progresso per i popoli.
Questi documenti raccontano gli scambi commerciali e il dialogo culturale tra queste civiltà che condivisero ideali di regalità, simboli di potere e pratiche religiose; questo testimoniano lo scarabeo egizio con il prenome del faraone Bocchoris, già noto per la menzione su un vaso da Tarquinia e gli amuleti con divinità egizie rinvenute nelle sepolture etrusche, riconducibili a un concetto comune di positività che scaturisce dalle forze vitali della natura.
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, con il Comune di Montalto di Castro e Fondazione Vulci, è a cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Simona Carosi e Antonella Magagnini. Comunicazione e servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
La mostra è corredata da una sezione introduttiva che permette di cogliere, attraverso immagini fotografiche, volumi antichi e una selezione di opere, il gusto del collezionismo ottocentesco, in particolare quello di due cultori delle grandi civiltà del mondo antico, Augusto Castellani e Giovanni Barracco, che vissero e operarono negli stessi anni. I due collezionisti furono tra i maggiori esperti di arte antica dell’epoca, legati al composito e multiforme scenario romano della ricerca archeologica e del commercio antiquario. Entrambi, con atto di liberalità, destinarono le loro collezioni al Comune di Roma, Castellani arricchendo i Musei Capitolini e Barracco inaugurando nel 1905 un “Museo di scultura antica” ospitato in un piccolo edificio neoclassico costruito appositamente. A questa sezione segue l’esposizione di preziose opere egizie della collezione di Eugene Berman, pittore, illustratore, scenografo e collezionista d’arte russo, donate nel 1952 alla Soprintendenza per i Beni archeologici dell’Etruria meridionale.
Il percorso espositivo prosegue con cinque sezioni: L’oro, il metallo degli dei; La regalità orientale e la sua percezione nel mondo etrusco; La vita dopo la morte;Divinità egizie ed etrusche; Profumi e cosmetici come beni di lusso.
La mostra si conclude con un riferimento alla attività del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, con l’esposizione al pubblico del prezioso corredo funerario della Tomba dello Scarabeo dorato, trovata a Vulci nel 2016 nell’ambito della attività di contrasto agli scavi clandestini.
“Egizi Etruschi. Da Eugene Berman allo Scarabeo dorato” – Centrale Montemartini, via Ostiense 106 Roma. Fino al 30 giugno 2018 – Orario – martedì/domenica 9-19. http://www.centralemontemartini.org/
FOTO di Valter Sambucini
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