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Er Principetto da dietro le quinte

Un lungo lavoro preparatorio ha preceduto e accompagnato il successo dello spettacolo del 7 dicembre 2013 nel teatro Quarticciolo
di Giada Simone - 12 Dicembre 2013

Il 7 dicembre 2013 è arrivato finalmente e con lui la messa in scena di “Er Principetto” al Teatro Biblioteca Quarticciolo. Il 7 dicembre era una data che tanta gente aspettava con ansia, era la conclusione di un progetto partito tanti mesi prima, il risultato di fatica, lavoro duro, impegni e pochi giorni liberi.

Il frutto di tanti sacrifici. Ma un gran bel frutto. “L’Operazione Principetto” io, personalmente, l’ho vissuta dal margine, continuamente in bilico tra partecipante e spettatrice, un incrocio tra un’aiutante borderline e un pubblico un po’ di parte.

Ma ero una di quelle persone che il 7 dicembre lo stava proprio aspettando con ansia. Forse perché “Il Piccolo Principe” è sempre stato uno dei miei libri preferiti e volevo vedere con i miei occhi quello che fin da piccola immaginavo nella mia testa mentre lo leggevo. Forse perché in questo caso lo sentivo ancora più vicino a me grazie alla traduzione in dialetto romanesco di Maurizio Marcelli. Forse perché questo progetto l’ho visto nascere e crescere giorno dopo giorno proprio davanti a me, grazie a tutte quelle persone che ci hanno creduto davvero.

L’ho visto partire quel 6 aprile, alla Biblioteca Gianni Rodari nella prima rappresentazione, quasi con timidezza, con i ragazzi ancora incerti, tante idee ma ancora parecchia strada davanti per poterle realizzare tutte.

Io ho “adotatto” la prima volpe quel giorno. Ho preso il primo di quei piccoli origami creati proprio per aiutare a sostenere uno spettacolo che, quel 6 aprile, sembrava ancora incredibilmente lontano. Ne ho viste “adottate” altre 2000 di piccole volpi nei sette mesi successivi, grazie al lavoro infaticabile per piazze, vie, banchetti e mercatini dei 5 o 6 volontari che ci hanno messo la voce, la faccia e il cuore.

Ho visto i giovani, giovanissimi attori, passare da una biblioteca ad un’altra acquistando ogni volta maggior sicurezza ma senza mai perdere quell’emozione nel salire su un palco, nel mettersi in gioco. Quell’emozione che gli ho letto negli occhi anche il 7 dicembre, amplificata, ingigantita, elevata all’ennesima potenza. La stessa emozione che sono riusciti a trasmettere a tutto il pubblico, a far provare a tutte le persone che hanno riempito la platea.

Ho sentito tante belle parole, tanti ringraziamenti, ho visto la gente uscire soddisfatta, e tanti sorrisi accompagnati da occhi lucidi di commozione. Il testo, la traduzione, gli attori, la messa in scena, il percorso fatto per arrivare fino a qui, ogni cosa ha contribuito a rendere l’atmosfera, semplicemente, magica. E più che la conclusione di un viaggio, spero, e credo di non essere l’unica in realtà, che il 7 dicembre non sia altro che l’inizio.

 

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