

E' stato inviato, per conoscenza anche ad altre autorità dal Comitato L'Acquedotto Alessandrino
Il Comitato di Quartiere L’Acquedotto Alessandrino ha inviato il 20 novembre un circostanziato esposto, relativo alla megaedificazione di 137.500 mc a 100 metri dall’Acquedotto Alessandrino nell’area tra via delle Nespole e via di Tor Tre Teste, al Procuratore della Repubblica e, per conoscenza, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, alla Comunità Europea, al Ministro della Cultura e dei Beni Culturali, al Ministro dell’Ambiente, al Presidente della Regione Lazio, all’ Assessore Regionale dell’ambiente all’ Assessore Regionale della mobilità, al Presidente della Provincia di Roma, al Sindaco di Roma, all’ Assessore all’Urbanistica di Roma, al Presidente del Municipio Roma VII, alla Sopraintendenza dei Beni Archeologici e a Italia Nostra.
Ecco il testo dell’esposto.
Il Comitato di Quartiere “L’Acquedotto Alessandrino”, con sede legale in Roma, Via Pietro Sanguinetti, 24 – 00169, ritiene di dover sottoporre all’attenzione della S.V. i seguenti fatti, affinché Ella valuti la sussistenza di eventuali profili di rilevanza penale, civile ed amministrativa.
Il 13 dicembre 2005 il Consiglio Comunale di Roma ha deliberato un Accordo di Programma “concernente la compensazione edificatoria del comprensorio Monti della Caccia attraverso la rilocalizzazione delle volumetrie nelle aree di Tor Tre Teste”. Le aree di Tor Tre Teste, che nel P.R.G. erano destinate in parte ad “attrezzature di servizi privati” ed un’altra a “parchi pubblici ed impianti sportivi”, sono state trasformate in “zona in corso di convenzione” con un programma che prevede 137.500 mc da edificare, compresi 22.000 oggetto della compensazione.
In quelle aree dovranno realizzarsi quattro edifici a forma di L di sei piani, lunghi mediamente 70 metri e larghi 34, più una torre di otto piani, più un centro commerciale alto 15 metri, delle dimensioni di 95 metri per 43 circa. Oltre una strada che dovrà collegare la via Tor Tre Teste con Via delle Nespole.
La zona del Parco Tor Tre Teste, interessata a subire compensazioni, è di altrettanto valore naturalistico, paesaggistico e culturale dei Monti della Caccia; l’area in questione è adiacente a imponenti resti archeologici dell’Acquedotto Alessandrino, in questo tratto nel suo più ammirevole e ben conservato stato.
Nella stessa area, oggetto dell’accordo di programma, è certa l’esistenza, a circa 2 metri di profondità, di una strada romana di collegamento tra la Casilina e la Prenestina.
Oltre al vincolo dell’Acquedotto Alessandrino, è da aggiungere la presenza del completamente ignorato vincolo monumentale per la casa cantoniera che verrebbe a trovarsi soffocata tra la rotatoria di via Tor Tre Teste ed il centro commerciale.
Dal Parco Tor Tre Teste si snoda il “Sentiero della Pace”, un sentiero di trekking che, nelle intenzioni dei promotori (VII Municipio e Provincia) mira alla costituzione di una grande area protetta, attraversando i Monti Prenestini e la Valle dell’Aniene, fino a Subiaco, per salvaguardare il patrimonio naturale, storico ed archeologico e creare una grande risorsa turistica per Roma e tutta la Provincia.
Il parco Alessandrino – Tor Tre Teste, in particolare la zona oggetto della edificazione, era area di nidificazione di falchi, aironi cinerini; inoltre, sono state avvistate anche volpi. Tali valori naturalistici avrebbero dovuto rendere l’area degna di tutela, ma essa sta subendo lo sventramento degli scavi propedeutici alle costruzioni
La zona lungo la via di Tor Tre Teste fino all’incrocio con via delle Nespole, alla quale il nuovo insediamento abitativo e commerciale si addosserà in maniera prepotente, è soggetta ad una destinazione urbanistica che intende tutelare le caratteristiche intrinseche ed estrinseche dei luoghi, proponendo piccoli insediamenti con indici di edificabilità molto contenuti, altezze limitate finalizzate a garantire l’integrazione dell’edificato con il parco e con la limitrofa area a destinazione agricola:
in funzione del PRG approvato con D.P.R. del 6.12.1965, ricadeva in zona “G4”;
secondo il Piano Particolareggiato approvato con D.G.R. 741 del 1983, ricade in zona 10f;
ricade nel Piano Territoriale Paesistico Valle Aniene;
nella Carta storica archeologica monumentale e paesistica del Suburbio e dell’Agro Romano si rilevano antichi tracciati;
Art. 1 lett. M della L. 431/85 vincolo di rispetto per aree d’interesse archeologico,
nel nuovo P.R.G., adottato con D.C.C. n. 33/2003, ricade in CITTÀ DA RISTRUTTURARE come tessuti prevalentemente residenziali all’interno del programma integrato n. 3. La denominazione, secondo il P.R.G., delle zone adiacenti all’insediamento oggetto della edificazione, quale CITTÀ DA RISTRUTTURARE, definisce l’intento del legislatore di dotare la zona, caratterizzata da un abusivismo di vecchia data quindi con prevalente funzione abitativa, di servizi pubblici, attraverso lo strumento della pianificazione. Quindi l’edificazione descritta, con l’immissione nella zona di 137.500 mc. residenziali, snatura completamente i presupposti del P.R.G.
L’insediamento previsto provocherebbe un inevitabile danno ambientale, causando intasamenti stradali, un insostenibile inquinamento atmosferico ed acustico, tanto da rendere invivibile la vita nei quartieri limitrofi. Le strade esistenti, ricevendo un tale aumento di utenti, sarebbero intasate ulteriormente, specialmente nella viabilità trasversale che immette sugli assi principali (Casilina e Prenestina), in maniera caotica ed incapace di accogliere ulteriore traffico. In particolare il nuovo collegamento tra la via Tor Tre Teste e la via delle Nespole, provocherebbe un inestimabile danno per gli abitanti di via delle Nespole e di via Pietro Castelli, essendo queste vie a senso unico, di piccolissime dimensioni, senza marciapiedi e senza la possibilità di realizzarli, fiancheggiate da abitazioni che aprono direttamente sulla carreggiata. La suddetta strada, inoltre, andrebbe a ridurre il parco Alessandrino – Tor Tre Teste, interrompendo una pista di jogging molto utilizzata dai cittadini dei quartieri limitrofi per fare sport e passeggiate.
Durante gli scavi geognostici, inoltre, sono state rilevate falde acquifere a pochi metri dalla superficie: nella situazione di siccità nella quale il territorio si trova per i ben noti cambiamenti climatici dovrebbe essere di primaria importanza salvaguardarle.
Il Municipio VII, dove è localizzata l’area oggetto della presente esposizione, figura tra quelli a più alta densità abitativa rispetto ai municipi di Roma.
Nella Pianta del Programma Integrato del Municipio VII, del febbraio 2006, risultano già disegnate le costruzioni che si contestano, ma non risultano edifici già compiuti ed abitati dai proprietari.
A singoli cittadini sono stati imposti vincoli archeologici e paesaggistici per la realizzazione, a 500 metri dai resti archeologici dell’Acquedotto Alessandrino, delle loro abitazioni. Le nuove costruzioni saranno edificate a soli 100 metri dagli stessi resti archeologici, senza tenere in nessun conto le regole che sono valse per tutti gli altri cittadini proprietari.
Al condominio di via delle Nespole n. 100 era stato vietato l’abbattimento di due alberi di magnolie, che stavano destrutturando la pavimentazione condominiale, in virtù del vincolo paesaggistico.
La zona oggetto delle edificazioni, inoltre, apre ad un paesaggio suggestivo ed incantevole, guardando da un lato i cittadini possono ammirare i resti archeologici dell’Acquedotto romano e da un altro le sagome bellissime dei Castelli Romani e dei monti Lucrètili, dei Monti Prenestini, dai quali si può godere lo spettacolo del sorgere del sole. La costruzione di edifici delle dimensioni già citate priverebbe per sempre tutti i cittadini di di un bene quale il godimento di un paesaggio di tale bellezza. Ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione, per Bene Paesaggistico si intende un area che è parte integrante del patrimonio culturale della nazione, da tutelare in quanto costituente l’espressione dei valori storici, naturali, morfologici ed estetici del territorio. Nei principi del Codice dei beni culturali e del paesaggio è affermato che il patrimonio culturale è costituito non solo dai beni che tradizionalmente e usualmente vengono definiti "culturali", cioè le cose che hanno valore archeologico, storico-artistico, architettonico, ecc., ma anche dai beni paesaggistici che costituiscono, appunto il paesaggio. Il concetto di valore riferito al bene paesaggio è stato ampliato dalla Convenzione europea sul paesaggio, firmata anche dall’Italia a Firenze nell’ottobre del 2000, che definisce il paesaggio come "una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni".
Per tutti i motivi suesposti 8.300 cittadini hanno sottoscritto una proposta di iniziativa popolare per esame del consiglio comunale, presentata l’8 giugno scorso al Segretario del Comune di Roma, che aspetta ancora di essere discussa.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.