Esposto di Italia Nostra alla Procura sul San Giacomo

Gianni Alemanno “Lavoreremo perché il San Giacomo rimanga alla città di Roma”
di Francesca Romana Antonini - 17 Ottobre 2008

Foto scattata il giorno della chiusura del Pronto Soccorso del San Giacomo – Foto di Federico Ridolfi.

Il 16 ottobre la procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla chiusura dell’ospedale San Giacomo, in relazione alla denuncia presentata da Italia Nostra. Per il momento l’incartamento, senza indagati e senza ipotesi di reato, è all’attenzione del procuratore Gianni Ferrara. Nei prossimi giorni sarà affidato a un sostituto.

Italia Nostra è un’Associazione Nazionale per la Tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione. E’ stata fondata da Umberto Zanotti Bianco, Giorgio Bassani, Desideria Pasolini dall’Onda, Elena Croce, Pietro Paolo Trompeo, Luigi Magnani e Hubert Howard nell’ottobre del 1955 a Roma con l’obiettivo di porre un freno alla speculazione edilizia nata nel dopoguerra.
Infatti proprio nel 1951 il Comune decise che si sarebbe dovuto distruggere tutto il centro barocco tra il Tevere e Trinità dei Monti ma la protesta di Antonio Cederna sul “Mondo” nel novembre del 1951 provocò un appello di intellettuali, artisti, professori universitari che bloccò lo sventramento. Oggi l’Associazione oltre a coinvolgere personalità di grande levatura culturale, si è aperta alla partecipazione dei cittadini ed infatti specie la Sezione di Roma ha promosso delibere di iniziativa popolare, appelli e petizioni insieme ai cittadini romani.”

Italia Nostra si oppone fortemente alla chiusura dell’ospedale, che verrà sostituito da un ambultorio polifunzionale, decisione presa con la delibera del 15 settembre scorso, che impone anche la dismissione entro il 31 ottobre.

L’intento della denuncia di Italia Nostra è quello di evitare speculazioni e cambi di destinazione di uso per l’antico edificio del centro di Roma, in via del Corso, che era di proprietà del cardinale Antonio Maria Salviati. Secondo i suoi eredi, tra i documenti custoditi nell’Archivio di Stato di Roma ci sarebbe anche il testamento del cardinale. Quest’ultimo fu redatto nel 1593 e aperto alla morte dell’alto prelato nel 1602, che volle destinare i beni al mantenimento e alla gestione dell’ospedale San Giacomo, anche nei secoli a venire, così fanno sapere Oliva Salviati e sua figlia, eredi dell’antico proprietario.

Insieme al testamento, la ricercatrice di Italia Nostra Francesca Di Castro ha rinvenuto anche una lettera di papa Paolo V che vieta di donare, locare e trasferire ogni possedimento frutto della donazione del cardinal Salviati. “Faremo il possibile per evitare che il San Giacomo venga tolto dal cuore di Roma – aggiunge il presidente romano di Italia Nostra, Ripa Di Meana – e chiederemo anche un incontro con il Vicariato e il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, decisivo insieme al sindaco Alemanno per bloccare i lavori del Pincio, affinché sia protetta una struttura che da settecento anni presta soccorso ai cittadini romani».

Il 15 ottobre mentre Italia Nostra si muoveva su queste linee, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi si sono riuniti, arrivando alla conclusione della chiusura definitiva in data 31 ottobre del San Giacomo.

Il sindaco Gianni Alemanno al termine di detto incontro ha affermato – “Lavoreremo perché il S. Giacomo rimanga alla città di Roma, l’incontro – ha spiegato – è servito per una verifica delle ricadute sulla città di Roma del piano di rientro dal deficit sanitario. Si tratta di dare delle garanzie a Roma che non porteranno ad una riduzione dell’offerta sanitaria, anzi, la sfida è migliorarla con strumenti moderni e innovativi”.

“La Regione Lazio accoglie con soddisfazione l’apertura di un fascicolo sulla chiusura del S. Giacomo – afferma in una nota la Regione – da parte della Procura della Repubblica, in base a un esposto di Italia Nostra. Se si ricorre alla magistratura significa che si nutrono sospetti sull’operato dell’amministrazione: ben venga, quindi, un’inchiesta che, certamente, dimostrerà che tutto è avvenuto alla luce del sole. Le tappe che hanno portato alla chiusura del S. Giacomo, nonostante la campagna di disinformazione alimentata anche da Italia Nostra, sono infatti tutte avvenute e avverranno all’insegna della massima trasparenza. La speranza è che si ponga fine una volta per tutte alla ridda di voci basata su notizie infondate, accordi inesistenti con fantomatici speculatori e cifre sparate a caso, e si cominci quindi a riflettere in maniera costruttiva, insieme alla Regione, su cosa fare della struttura storica del San Giacomo nell’interesse di tutti”.

Interviene il professor Fernando Aiuti, presidente della commissione Politiche Sanitarie del Comune di Roma, affermando – “Marrazzo si è preso una grandissima responsabilità facendo chiudere eccellenze come il San Giacomo e il Forlanini e lasciando aperte strutture ben peggiori. Noi talloniamo Marrazzo e lo invitiamo a un confronto pubblico riguardo le delibere relative alle spese del San Giacomo, perché c’è una divergenza tra le informazioni date dal governatore e ciò che emerge dalla lettura delle delibere in nostro possesso. Lo invitiamo anche a confrontarsi sulla questione del poliambulatorio che dovrebbe sostituire il pronto soccorso e che sembra più una farmacia”.


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