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Eur 42 | Oggi – Visioni differenti

Foto di Carlo D’Orta, mostra a cura di Giuseppe Prode. HONOS ART, Contemporary Art Gallery, Roma, Via dei Delfini 35. Apertura al pubblico: dal 4 aprile al 27 maggio 2017

Come sappiamo l’Eur è un complesso urbanistico e architettonico di Roma, identificato con il trentaduesimo quartiere di Roma, oggi denominato quartiere Europa. Originariamente noto come E42, il suo nome fu variato in E.U.R. (acronimo di Esposizione Universale di Roma) un’esposizione che non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, infatti i lavori si interruppero proprio nell’anno 1942 nel quale, secondo le intenzioni iniziali, il complesso avrebbe dovuto essere inaugurato.

E’ un “luogo” della memoria ed al tempo stesso della “modernità”, espressione del Razionalismo europeo ed al contempo del fallimento di un progetto nostalgico: eguagliare una grandezza imperiale di una romanità appartenente ad un passato troppo lontano e troppo diverso. Un luogo vibrante di opposti sentimenti quindi, entro una griglia di ampi spazi razionali e fortemente metafisici, difficile se non impossibile descriverli in poche righe.

Quello che si può fare invece è guardare e farsi emozionare, ma anche riflettere attraverso l’immaginario fotografico di questi 24 scatti, la maggior parte dei quali mai esposti, realizzati per l’occasione da Carlo D’Orta. Le architetture e le prospettive degli edifici costituiscono lo scenario su cui i giochi di luci ed ombre si intersecano, creando nuovi spazi virtuali attraverso le superfici specchianti, nelle quali D’Orta cerca quelle che lui stesso definisce Vibrazioni.

Nei riflessi delle vetrate dei palazzi infatti si può pervenire a visioni originali, nuove dimensioni, nuovi equilibri e nuovi rimandi. Indagine quindi sulle due visioni dell’EUR – quello razionalista e quello contemporaneo – letti strettamente insieme, nel loro intreccio e dialogo continuo.

A questo proposito vorrei partire dal testo dello stesso Carlo D’Orta, che introduce con queste esatte parole che mi colpiscono: – Oltre trenta anni fa i miei genitori ospitarono per un paio di settimane, nella loro casa presso l’Aventino a Roma, una diciottenne canadese nell’ambito di uno scambio culturale per studenti liceali. Alla fine del suo soggiorno romano la giovane canadese fece un commento che ci sorprese. Alla domanda su cosa di Roma l’avesse maggiormente affascinata la ragazza, infatti, rispose: “Il Colosseo, San Pietro e poi l’EUR, un quartiere bellissimo, è uno dei posti che mi hanno colpito di più!”- Cosa c’è allora di così particolare che, anche persone provenienti da altre culture ed esperienze, riescono ad apprezzare come qualcosa, forse di non ben definibile, ma emotivamente forte ed interessante?

Certamente può riguardare il rapporto non concluso tra estetica ed immaginario, tra sogno e memoria; il discorso è aperto. Continua infatti D’Orta: – Ho dovuto immergermi nel senso e nella bellezza delle astrazioni, dei costruttivismi e neoplasticismi, delle geometrie essenziali, per imparare ad assaporare e a godere del piacere della sintesi, del rigore, delle forme nude che hanno pervaso le arti figurative e l’architettura di tutto il secolo passato, e sono riuscite a farlo al di là di qualsiasi confine e steccato ideologico, sino ad unire (sotto questo punto di vista) anche mondi e regimi politicamente agli antipodi. –

La sua fotografia ha eletto infatti come soggetto l’architettura; una ricerca di sintesi delle forme essenziali, delle combinazioni geometriche astratte prodotte da sovrapposizioni ed intrecci di strutture, insieme allo studio di prospettive particolari, di punti di vista inconsueti, un dialogo di linee che rimanda a Mondrian, Malevic, El Lissitzky, Rothko, Peter Halley, alla fotografia di Franco Fontana ed, inesorabilmente, conosce la visione metafisica di De Chirico. In questa mostra in particolare, l’astrazione geometrica si arricchisce del caleidoscopio della luce riflessa, le “Vibrazioni” rimandano, deformandole, alle architetture e qualsiasi altro oggetto catturato dalle superfici specchianti, arricchendosi quindi della lezione del Futurismo, di Balla, Boccioni e Severini, per catturare una meta-realtà in continuo divenire.

Dal commento critico di Giuseppe Prode in catalogo: – … Uno still life del Colosseo quadrato o di parte dell’Emiciclo con annessa fontana in abbandono, li trovo intriganti; esercizio che tutti dovrebbero fare per non alimentare la pigrizia dell’occhio e andare oltre, sforzandosi di leggere un quotidiano visivo che non vediamo mai, e che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. L’accettazione da parte di entrambi – fotografo e curatore – di un terreno comune di racconto, dove ognuno di noi va incontro all’altro in campi magari poco consueti, credo sia la cifra di questa collaborazione. –

Oppure dal testo del noto architetto Amedeo Schiattarella, sempre in catalogo: – … siamo di fronte a documenti che parlano di una dimensione nascosta dell’ EUR, la prima quella intuita da Carlo D’Orta che la ritrova fotograficamente e la svela con un gioco di specchi, l’altra è quella della dimensione metafisica del progetto originario. Come ci dice D’Orta questa dimensione si può ritrovare in alcuni luoghi ed in alcuni momenti della giornata passeggiando nell’ EUR a dimostrazione che non tutto quello che è stato sognato nel 1939 è andato smarrito. I frammenti sparsi di una visione, di cui si è perso il senso generale, sono ancora presenti, anche se praticamente sommersi da una città che è stata completata seguendo logiche diverse da quelle originali e sono ancora rintracciabili sapendo guardare con gli occhi giusti. –

Carlo D’Orta, viaggiatore e fotografo da oltre 40 anni, si dedica allo studio dell’arte contemporanea e si perfeziona in corsi avanzati di pittura nell’ambito della Rome University of Fine Arts (RUFA) e di master in fotografia allo IED di Milano. La sua visione fotografica subisce una continua evoluzione, dall’iniziale approccio documentario a scatti di ispirazione astratta o venati da una visione metafisico/surrealista. Dal 2009 ha esposto i suoi lavori in mostre personali presso gallerie private e Istituzioni pubbliche in Italia, Germania, Singapore e altri paesi. Nel 2013 ha tenuto la sua prima mostra personale (Biologia dell’Inorganico) al museo d’arte contemporanea di Palazzo Collicola (Spoleto). Nel 2015 l’Officina delle Zattere di Venezia ha ospitato, accanto al Padiglione del Guatemala alla Biennale d’Arte, la sua mostra personale Beyond the Lens, poi portata anche nel Tempio di Pomona a Salerno. Nel gennaio 2017 il National Museum di Singapore ha ospitato una sua mostra personale dedicata alla serie Vibrazioni, poi riproposta nella Galleria Bruno Art Group di Singapore. Ha vinto o è stato finalista/selezionato in numerosi premi nazionali e internazionali.

EUR 42 | OGGI – Visioni differenti – Foto di Carlo D’Orta, mostra a cura di Giuseppe Prode. HONOS ART, Contemporary Art Gallery, Roma, Via dei Delfini 35.

Apertura al pubblico: 4 aprile – 27 maggio 2017 – Orari: dal martedì al sabato 12.00 – 19.30. Informazioni: +39 06 31058440; info@honosart.com; eventi@honosart.com

Catalogo con testi dell’artista, del curatore e dell’Architetto Amedeo Schiattarella.

MANIFESTO DELLA MOSTRA

FOTO IN MOSTRA DI VALTER SAMBUCINI

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