Il fascino del silenzio nel cimitero acattolico di Testaccio

Un angolo di Roma dolce e romantico, dove riposano Shelley, Keats, Wilde, Goethe, Gramsci, Gadda e molti altri
Giulia Forestiere - 30 Dicembre 2016

C’è un angolo di Roma dolce e romantico, dove riposano Shelley, Keats, Wilde, Goethe, Gramsci, Gadda e molti altri. Protetto dalla Piramide Cestia, il cimitero acattolico di Testaccio è un luogo estremamente affascinante.

Come nelle culture protestanti, il cimitero nasce in un  ampio prato verde dal quale si innalzano le tombe, dove spesso le famiglie dei defunti soggiornano per un pomeriggio, magari fermandosi a leggere.

Il cimitero acattolico di Roma è un luogo privilegiato dove meditare, passeggiare in un’atmosfera leggera, quasi sospesa tra la terra e il cielo, un’isola incantata che fa dimenticare di stare nel cuore cuore caotico di Roma.  Curiosando a destra e sinistra nei vialetti si notano diverse statue, numerose iscrizioni sulle tombe come questa ad esempio:

“Here lies One Whose Name was writ in Water” (qui giace colui il cui nome fu scritto sull’acqua)

Questa è l’iscrizione che ha voluto Keats, il cui nome è scritto nel marmo in acronimo verticale, così che ciascuna lettera inizi il capoverso di una linea di poesia. Sembra quasi che Keats conoscesse il luogo dove sarebbe stato seppellito, questo essere “scritto nell’acqua”  dona ancor di più una sensazione di intervallo e di tensione verso qualcos’altro.

Passeggiando si nota ancora the Angel of Grief, l’angelo del dolore, una statua curata nel minimo dettaglio che sembra quasi stia piangendo davvero, i diversi monumenti di giovani venuti da tutta Europa a Roma, attratti dalla sua bellezza, giunti per una promessa d’amore, nonostante i rischi di allora, le malattie, le guerre, le epidemie che imperversavano sulla città,  deceduti qui e accolti in uno spicchio di verde sempre fresco, in una città eterna che li custodisce.

A vegliare sulle tombe ci sono dei guardiani molto particolari: i Gatti della Piramide, ospitati nella colonia felina adiacente alla Piramide Cestia, vigilano sul cimitero e diventano parte integrante di esso.

Il cimitero risale almeno al 1716 all’ombra della Piramide di Caio Cestio e contornato dalle Mura Aureliane; nel 1928 diventa Zona Monumentale di Interesse Nazionale.

Le cime dei cipressi giungono alla linea dello sguardo e tremolavano illuminate più vivamente dall’estremo rossor del sole che tramontava dietro la nera croce del Monte Testaccio. Una nuvola violacea, orlata di oro ardente, navigava in alto verso l’Aventino (Gabriele D’Annunzio, Il Piacere)

 


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