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L’annunciato “fine corsa” di Bertolaso a Roma -“Vade retro”, Bassolino – La ricerca e la cultura potranno crederci? – La schiena dritta di Mario Draghi – Il ritorno di Michele

Fatti e misfatti di aprile 2016

L’annunciato “fine corsa” di Bertolaso a Roma

“”Forza Italia” – è arrivata una nota ufficiale nella tarda mattinata – ha deciso di sostenere e fare propria la candidatura di Alfio Marchini a sindaco di Roma”.

bertolaso berlusconi-4Un colpo di scena? Macché. Il portavoce di Silvio Berlusconi e “pezzo da 90” Giovanni Toti aveva dichiarato, nella serata di ieri, chiaro e tondo: “Guido Bertolaso non sta aiutando molto in questo inizio di campagna elettorale. Se vuole ritirarsi, lo faccia in fretta”. Solo Guido Bertolaso non aveva capito che era suonata, per lui, la campanella di fine ricreazione. Aveva sperato, evidentemente, che Silvio il professore gli perdonasse anche i suoi ultimi errori da matita blu. Che, al limite, gli assestasse soltanto qualche bacchettata sulle mani e gli facesse scrivere cento volte, sul quaderno elettorale, “da oggi sarò più attento ed avveduto”. Invece no. Silvio il professore, confermando quanto fatto anticipare dal suo assistente Giovanni Toti, lo ha espulso, furente ed esasperato, dall’aula. In fretta, molto in fretta. Dev’essere stata, per l’allievo di scarso profitto Guido Bertolaso, una notte buia e tempestosa. Per concludersi, all’alba, con il suo fine corso. Anzi, più esattamente, con la sua fine corsa. Annunciata appunto, qualche ora dopo, con la nota ufficiale. Che, se ha stemperato un po’ il malumore che si era creato con Bertolaso in una buona parte di “Forza Italia”, ha naturalmente innervosito il duo Giorgia Meloni-Matteo Salvini. Il quale duo, in effetti, non si è sentito più tanto sicuro così com’era in alternativa a Guido Bertolaso. E – chissà se solo per rabbia oppure per realistica deduzione –  non ha esitato a lanciare la bomba: “Berlusconi sta continuando a scegliere volutamente di far vincere il Pd, in una Roma per il Pd divenuta così difficile, in cambio della garanzia, da parte del “premier” Renzi, di non toccare le sue aziende”. Quando il gioco si fa duro, insomma, i duri cominciano a giocare. E i giochi, nell’area del centrodestra, non sono sicuramente finiti qui.

“Vade retro”, Bassolino

“Il segretario Matteo Renzi – così, dopo l’annuncio dell’indagine giudiziaria che ha coinvolto anche il presidente del Pd campano, Stefano Graziano – il “multi-ex” Antonio Bassolino – dovrebbe intervenire, finalmente, prima che il partito precipiti in un burrone politico e morale”.

Ma la Direzione nazionale del Pd non ha gradito quell’appello tra l’appassionato e lo strumentale. “Quando Bassolino vinceva, lo faceva con il 70% dei voti anche in territori ad alta densità camorristica – è stata la reazione – e, dunque, sarebbe meglio che non facesse la morale a nessuno”. Ma il segretario del partito chiamato direttamente in causa? Nulla di ufficiale. Solo, forse, un pensiero tra sé e sé: “Ma che vuole adesso questo? Non l’avevo già rottamato, Maremma carrozziera?” Insomma, “Vade retro, Bassolino”. “Un fà ‘l pallottoloso”. Dal fiorentino al napoletano: “Nun scuccià”.

La ricerca e la cultura potranno crederci?

“Il primo maggio – ha annunciato il “premier” Renzi – stanzieremo tre miliardi e mezzo per la ricerca e la cultura. Una scommessa sul capitale umano per creare lavoro”.

Annuncio obiettivamente da applausi, ma che sarebbe stato anche da squilli di tromba, se il “premier” Renzi lo avesse completato chiarendo come, dove e quando reperirà, in condizioni di bilancio già così precarie, quei tre miliardi e mezzo. Lo chiarirà il 30 aprile? Si spera. In modo da non aggiungere anche quei tre miliardi e mezzo per la ricerca e la cultura nel già corposo volume “De annuncibus”. Il corposo volume, cioé, dei tanti annunci rimasti senza una copertura e, quindi, senza un seguito concreto.

La schiena dritta di Mario Draghi

“Sappiamo quello che facciamo – ha risposto a muso duro, ai recenti nuovi attacchi rivoltegli in particolare dalla Germania, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi – e non stiamo ad ascoltare le critiche strumentali ed interessate dei politici”.

Bravo Mario Draghi. Finalmente un italiano con la schiena dritta.

Il ritorno di Michele

“La Rai – secondo quanto pubblicato da “Italia oggi” – starebbe per accompagnare fuori dallo studio di “Ballarò” l’attuale conduttore Massimo Giannini. Per due motivi. Il primo: il troppo basso indice di ascolto. Il secondo: il troppo basso indice di allineamento al Governo e al Pd”.

Chi allora, se la notizia fosse fondata, il sostituto del troppo obiettivo ed educato Massimo Giannini? Sarebbe – sempre secondo “Italia oggi” – Michele Santoro. Sarebbe, cioé, il suo esatto contrario. Michele Santoro 2, dunque. A testimonianza che “alle volte ritornano”. Anche se non sono proprio i migliori.

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