Ferragosto in giallo ai Parioli

Rinvenuti due arti inferiori femminili in un cassonetto. Le telecamere di sicurezza al vaglio degli inquirenti
di Gabriele Cruciata - 16 Agosto 2017

Se non fosse drammatico potrebbe essere il titolo di un film con Tomas Milian: Ferragosto in giallo. E invece è tutto vero. È successo in zona Parioli, in via Maresciallo Pilsudski, dove ieri sera una giovane donna rom ha trovato due gambe mentre rovistava nei cassonetti dei rifiuti. Dopo aver accusato un malore per via della macabra scoperta, la ragazza è riuscita a dare l’allarme.

Le prime analisi effettuate dagli inquirenti avrebbero dimostrato che si tratta del cadavere di una donna curata, il che escluderebbe la pista per cui il cadavere fosse di un senzatetto. Gli arti sarebbero stati amputati con un’accetta all’altezza dell’inguine. A giudicare dal loro stato di decomposizione, le gambe sarebbero state gettate circa 24 ore prima del ritrovamento.

Gli agenti della sezione omicidi della Squadra Mobile hanno difficoltà a identificare il cadavere a causa della mancanza di altre parti del corpo che potrebbero fornire impronte digitali, protesi dentarie o altri dettagli utili. Per questo motivo si stanno passando al setaccio le denunce di scomparsa più recenti. Un più approfondito esame del DNA potrà inoltre aiutare gli inquirenti.

Nel frattempo gli agenti sono alla ricerca dell’uomo o della donna che ha gettato gli arti nel cassonetto di via Maresciallo Pilsudski, proprio di fronte al Galoppattoio. Per questo motivo si stanno analizzando le riprese delle telecamere di sicurezza della zona, che potrebbero aver registrato qualche movimento sospetto.

Come rivela oggi Repubblica, un uomo sarebbe stato immortalato davanti al cassonetto in questione intorno alle 20 di lunedì, e la targa della sua automobile sarebbe risultata almeno parzialmente leggibile.

Nella Capitale non si registrava una atrocità simile da molto tempo. Il giallo ferragostano ricorda molto da vicino il caso del busto di donna ritrovato nel 2011 vicino al Divino Amore, così come quello del piede di Gabriele Di Ponto, l’ultras laziale con precedenti, ritrovato nelle acque del fiume Aniene nell’agosto del 2015. Nessuno dei due casi è stato per ora risolto.


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