

Luminarie ed eventi nel mirino dell'indagine
Un sistema di appalti truccati che avrebbe favorito imprenditori compiacenti in cambio di visibilità politica e vantaggi personali.
È quanto emerge dal nuovo filone dell’inchiesta condotta dalla Procura di Civitavecchia sugli affidamenti del Comune di Fiumicino, che ha portato oggi all’esecuzione di nove misure cautelari da parte della Guardia di Finanza.
Tre persone – tra cui il direttore artistico del Comune e due operatori economici – sono finite ai domiciliari.
Per altri indagati sono scattate misure interdittive: due assessori e un funzionario sottoposti a obblighi o divieti di dimora, un dirigente sospeso per un anno dalle sue funzioni e un imprenditore colpito dal divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Si tratta della seconda tranche dell’inchiesta avviata a giugno, che già aveva svelato anomalie negli appalti per le politiche sociali.
Questa volta nel mirino ci sono i settori culturali e produttivi: eventi estivi, spettacoli a Fregene, Passoscuro, Torre Clementina, Aranova e Villa Guglielmi, ma anche le luminarie natalizie tra Fiumicino e Isola Sacra.

Secondo la Procura, funzionari e politici avrebbero sistematicamente “parcellizzato” i lotti di gara per restare sotto le soglie che impongono procedure pubbliche, aggirando così la concorrenza.
Gli affidamenti venivano poi prorogati “contra legem”, garantendo continuità agli stessi imprenditori. Le procedure di gara, spesso solo di facciata, nascondevano aggiudicazioni già decise a monte.
Fulcro del sistema, secondo gli inquirenti, il direttore artistico e organizzativo del Comune, che avrebbe condizionato in prima persona la scelta delle ditte da coinvolgere negli eventi.
Con la complicità del dirigente Suap, firmatario di gran parte dei provvedimenti, e di un funzionario della cultura, accusato di passare informazioni riservate e predisporre affidamenti illegali.
Sul versante politico, due assessori – alla Cultura e alle Attività produttive – avrebbero svolto un ruolo chiave: dal pilotaggio degli eventi estivi alla frammentazione dei contratti per le luminarie, fino al coinvolgimento della Pro Loco come prestanome per ottenere finanziamenti fittizi.
L’inchiesta è nata da una verifica fiscale: una società aveva emesso tra il 2018 e il 2023 fatture per oltre 1,4 milioni di euro senza contabilità né dichiarazioni. Fatture inesistenti, come ammesso dal titolare. I soldi, una volta incassati, venivano subito prelevati in contanti o trasferiti all’estero.
Il quadro emerso dalle intercettazioni e dagli interrogatori parla di un “sistematico asservimento della funzione pubblica”, con funzionari che agivano nell’interesse degli imprenditori e bandi confezionati su misura.
In alcuni casi, le fatture risultavano addirittura più alte degli appalti stessi: una cooperativa avrebbe ricevuto affidamenti per circa 4 milioni di euro, ma emesso fatture per oltre 9.
Per gli inquirenti, il sistema avrebbe prodotto corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, turbative d’asta e una commistione costante tra pubblico e privato. Un meccanismo in cui, scrive la Procura, la politica cercava consenso e visibilità, mentre gli imprenditori beneficiavano di affidamenti certi e reiterati.
Il comune di Fiumicino, in una nota, ha affermato di aver preso atto “con la massima attenzione, del comunicato stampa diffuso dalla procura della Repubblica di Civitavecchia. I fatti oggetto dell’indagine assicurano da parte dell’amministrazione un atteggiamento improntato alla massima serietà e rispetto nei confronti dell’azione giudiziaria, confermando la piena disponibilità a collaborare in ogni forma e sede”. Il sindaco Mario Baccini, è stato sottolineato, “sarà ascoltato nei prossimi giorni per offrire il proprio contributo sulle vicende, nella piena collaborazione istituzionale e nella massima trasparenza, in linea con lo spirito con cui la città di Fiumicino sta affrontando la vicenda”.
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