

Dal 2 marzo, sottolineano gli attivisti, Israele avrebbe imposto un blocco totale sugli aiuti, bloccando cibo, carburante e medicinali
Un gesto forte e visibile nel cuore della Capitale. Gli attivisti di Nonna Roma hanno organizzato un flash mob davanti alla sede della Fao, in viale Aventino, attirando gli sguardi dei passanti e dei media, per denunciare la drammatica situazione nella Striscia di Gaza.
Al centro della protesta, uno striscione con la scritta “Fame di pace – Stop al genocidio” e una tavola simbolica imbandita con pistole e mitra, a rappresentare la guerra che provoca fame e sofferenza.
L’obiettivo: richiamare l’attenzione sulla cosiddetta “politica di fame forzata”, definita dalle Nazioni Unite come il blocco imposto dal Governo israeliano sulla Striscia di Gaza.
Secondo Nonna Roma, i numeri sono drammatici: oltre mezzo milione di persone in carestia e più del 60% della popolazione in emergenza alimentare.
L’associazione ricorda che tale azione è considerata crimine di guerra dalla Corte Penale Internazionale: privare intenzionalmente i civili dei beni indispensabili alla sopravvivenza, ostacolando l’arrivo degli aiuti previsti dalle Convenzioni di Ginevra.
Dal 2 marzo, sottolineano gli attivisti, Israele avrebbe imposto un blocco totale sugli aiuti, bloccando cibo, carburante e medicinali.
L’UNICEF segnala che in appena due mesi la malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è raddoppiata, raggiungendo il 16,5% a Gaza City, mentre le strutture sanitarie sono al collasso.
Il flash mob di Nonna Roma è un grido visibile e provocatorio: una denuncia che porta il dramma di Gaza nelle piazze italiane, chiedendo pace e solidarietà per chi soffre.
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