Forse non tutti sanno che … a Boville Ernica (FR) c’è “l’Angelo di Giotto” in esilio

Brunella Bassetti - 6 Agosto 2020

Circondata dalla cornice naturalistica della Valle del Sacco, della Valle del Liri e della Valle del fiume Cosa, Boville Ernica – con la sua possente cinta muraria medievale intervallata da 18 torri ancora intatte (alternate tonde e quadre) – protegge e conserva al suo interno preziosi e rari tesori.

 

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Grazie alla lungimiranza e alla sensibilità artistica di Mons. Giovanni Battista Simoncelli, segretario di Paolo V e originario di Boville Ernica, molte opere d’arte che sarebbero andate perdute (durante la demolizione e i successivi rifacimenti cinquecenteschi dell’antica basilica di San Pietro), sono state portate in un felice “esilio” in terra di Ciociaria: protette, conservate e visibili ancora oggi all’interno della Chiesa di San Pietro Ispano, il santo pellegrino che – giungendo dalla Spagna – dopo aver combattuto in difesa della religione cristiana, si era ritirato qui vivendo in una grotta (la stessa si trova ancora nelle sue forme originali nella cripta sotto il transetto).

Tra queste opere la più importante è – senza dubbio – “l’Angelo” di Giotto, il quale faceva parte del mosaico della Navicella collocato nell’atrio dell’antica basilica costantiniana di San Pietro.
Consiste in un tondo dal diametro di 70 cm e rappresenta un angelo a mezzo busto. Interessantissimo, tra l’altro, perché ci dà una idea del valore originario del capolavoro dell’intero mosaico.

È opera indubbia di Giotto ed è, inoltre, di una eccezionale importanza per la storia dell’arte in quanto è l’unico mosaico – su disegno di Giotto – giunto integro fino a noi.

Un altro angelo, gemello, si trova nelle Grotte Vaticane.

Sul lato sinistro della chiesa, subito dopo l’entrata, si può ammirare una splendida croce in porfido che, esposta all’adorazione dei fedeli, apriva il Giubileo. Re, Pontefici, Imperatori si inchinarono e la baciarono … si narra che anche Dante Alighieri le avesse reso omaggio in occasione del Giubileo del 1300.

Altro importante reperto, rinvenuto nel 1941 durante alcuni lavori agricoli nella campagna circostante del paese, è il sarcofago paleocristiano datato in un periodo compreso tra il 330 e il 350 d.C.
È un sarcofago unico al mondo, in quanto per quel periodo, è praticamente intatto.

Oltre all’importanza archeologica il suo “unicum” è relativo anche all’aspetto iconografico: scolpita a rilievo sul coperchio vi è una “Natività” che, quindi, a ben ragione, può essere considerata la più antica rappresentazione del “presepe”.

Altre opere d’arte presenti all’interno della chiesa sono: il bassorilievo in marmo della “Madonna col Bambino” del Sansovino; un busto argenteo attribuito al Cellini e contenente la reliquia di San Pietro Ispano.

Una curiosità: percorrendo a piedi l’intero circuito delle mura sono visibili i territori di ben 72 comuni diversi appartenenti a 6 province di 4 regioni diverse (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise).
Sulla balaustra del piazzale Granatieri di Sardegna è stata collocata una pietra che indica la direzione dei numerosi paesi che si possono vedere in lontananza.
Il particolare fascino di questi panorami a perdita d’occhio è stato descritto e raffigurato, esaltandone la bellezza e la particolarità, da personalità come Cesare Zavattini (noto cineasta del neorealismo italiano che qui soggiornò dal 1942 al 1943 con la sua famiglia) e da uno dei più famosi Macchiaioli e incisore, Giovanni Fattori.

Cosa vedere nei dintorni

Dopo aver visitato il caratteristico centro storico con i suoi numerosi palazzi nobiliari [Palazzo Liberati, Palazzo Filonardi (eretto sull’antico castello di famiglia su commissione del cardinale Ennio Filonardi nel 1532 lo dedicò al suo benefattore Paolo III e fu costruito per la villeggiatura della corte pontificia. Come architetto ritroviamo il solito e grande Jacopo Barozzi Vignola), Palazzo De Angelis, Palazzo Bulgarini, Palazzo Vizzardelli], la Chiesa del Battista, con il “Battesimo di Cristo” affrescato dal Domenichino … si può scegliere di continuare il percorso verso borghi e siti altrettanto affascinanti e belli. A Collepardo, si trova la Certosa di Trisulti (nella foto) e il Pozzo d’Antullo (importante sito carsico della zona); A Veroli, l’Abbazia di Casamari; a Fumone, caratteristico il centro storico e il castello che ospitò Papa Celestino V – imprigionatovi dal successore Bonifacio VIII; la famosa Alatri, con la sua Acropoli e le Mura Ciclopiche; Arpino (patria di Cicerone) e candidata a Capitale della Cultura 2021. Dal punto di vista naturalistico e paesaggistico non può mancare una visita al Lago di Canterno.

 

Brunella Bassetti

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