Forse non tutti sanno che… a Vallerano (VT) c’è

Il “Santuario della Madonna del Ruscello” e il suo “Organo Monumentale”
Brunella Bassetti - 1 Agosto 2020

Nei pressi di Vallerano, borgo medievale alle pendici dei Monti Cimini, immerso in paesaggio boscoso sorge il veneratissimo “Santuario della Madonna del Ruscello”, costruito sul luogo del miracolo avvenuto nel 1604. Raggiungibile a piedi attraverso l’antica via romana (ora Via Salita) si erge maestoso sulla verdeggiante campagna circostante. Domina la zona, anche se, paradossalmente, è in una valle ma la maestosità della costruzione è introdotta da due ali di costruzioni basse di vecchie stalle e cantine (che servivano come ricoveri per i mercanti e pellegrini) ora riadattate a negozi di artigianato. La pietra grigia – il peperino – dà un tono solenne che anche l’interno racconta mostrando fede e ricchezza del tempo dell’edificazione.

Preesistente al santuario, ai margini di un piccolo ruscello, già dal 1400 vi era una cappellina con un affresco della Vergine e il Bambino. Il tempo e le intemperie avevano reso quasi irriconoscibile la sacra immagine, tanto che il pittore Stefano Menicucci volle restaurarla. Ma mentre l’artista era intento nel lavoro di restauro, dalla bocca, dalle labbra della Vergine sgorgò miracolosamente del sangue (Il quadro, detto “Madonna del Ruscello” o “Madonna del Miracolo” è custodito, tuttora, all’interno della chiesa barocca, ma in realtà si tratta di un frammento di un affresco, forse del XV secolo, attribuito alla scuola laziale).

Il miracolo ebbe una vasta risonanza in tutto il territorio e, con le offerte raccolte, l’8 marzo 1605 si diede inizio ai lavori. Sul luogo giunsero anche i principi Farnese – duchi di Parma e Piacenza, signori di Vallerano che lo avevano acquistato dalla Camera Apostolica nel 1536 – e grazie all’interessamento del loro cardinale, Odoardo, contribuirono notevolmente anche loro all’edificazione del santuario.

La chiesa, eretta tra il 1604 e il 1609, su progetto del famoso architetto Jacopo Barozzi da Vignola (che tanto lavorò in terra di Tuscia) è notevole dal punto di vista artistico. La facciata appare imponente e grandiosa. Di grande impatto anche la porta centrale d’ingresso, realizzata con legno di noce, appare divisa in numerose formelle decorate da pregevoli intagli.

Inoltre, ci sono diversi affreschi di pregio al suo interno: una “Madonna Assunta in cielo” di Giovanni Lanfranco all’interno della Cappella Farnese; “L’estasi di San Carlo Borromeo” del Pomarancio, al secolo Cristoforo Roncalli, che troviamo collocata sopra il portale d’ingresso.

Alle spalle dell’altare maggiore, vi è il coro affrescato sia nella parete di fondo, sia nella volta a botte, dal senese Giovanni Francesco Vandi.

Le pareti del transetto sono occupate da due cantorie identiche nel disegno e su una di esse è stato montato l’Organo monumentale. Sono il risultato dei disegni dell’architetto francese Channequiau (pare siano suoi i disegni dei Portali di “Notre Dame”). Gli esecutori furono Alessandro Vibani e Giovan Battista Chiuccia. La costruzione dello strumento fu affidata il 16 marzo 1635 al parmense Giulio Cesare Burzi, notevolissimo organaro del tempo. È un maestoso organo a canne davvero gigantesco che occupa gran parte della chiesa è uno tra i più grandi del mondo, e il secondo d’Italia (tra quelli più antichi) dopo quello del Santuario di Tirano, in provincia di Sondrio. Cosa curiosa, qui come a Tirano, l’organo è nettamente sproporzionato alla dimensione della chiesa e sembra costretto a forza nel piccolo spazio.

Si narra che nell’estate 1707 G.F. Haendel, ospite presso Francesco Maria Ruspoli al castello di Vignanello, si recava a suonare lo strumento il 18 giugno 1707 alla presenza dei Farnese e degli stessi Ruspoli presentando il noto “Salve Regina” con Margherita Durastante come soprano e lui stesso all’organo.

Un santuario in stile barocco (ma molto più snello, armonioso, di notevole influsso rinascimentale) nella Tuscia da visitare assolutamente per la sua bellezza, per la sua ricchezza artistica e per i suoi aneddoti.

Cosa vedere nei dintorni

Il borgo di Vallerano caratterizzato da mura e torrioni medievali; la chiesa di San Vittore (XV-XVIII sec.), la Parrocchiale di Sant’Andrea (XVIII sec.). Da ricordare, inoltre, la presenza della tomba del noto scrittore e giornalista Corrado Alvaro (1895-1956). Inoltre, si consiglia la visita dei borghi di Vitorchiano, Soriano nel Cimino (che non hanno bisogno di presentazioni) e, infine, Vignanello con il famoso giardino storico all’italiana di Castello Ruspoli.

 

Brunella Bassetti

 

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  1. iniziativa apprezzabile preparata molto bene spero in un proseguo ciao Brunella

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