Forte Tiburtina 132 anni dopo

Dalla gloria aeronautica all’ingloriosa fine?
Federico Carabetta - 8 Maggio 2017

Il IV municipio è depositario – indegno dobbiamo affermare senza timore di essere smentiti – della testimonianza di una pagina del tutto ignorata dell’aviazione e in particolare dell’aeronautica militare italiana che inizia con il “più leggero dell’aria”, con gli aerostati.

L’evento che vogliamo ricordare si è svolto al Forte Tiburtina (e non Tiburtino, come è in uso oggi chiamarlo), oggi abbandonato, dimenticato, un rudere ignoto e tra non molto anche … molto scomodo. Vederlo, valutare le sue condizioni, i danni del tempo e dell’incuria, le possibilità eventuali di recupero, attualmente è impossibile: trovandosi all’interno di una struttura militare, la Caserma Albanese Ruffo in Via Tiburtina.

In questa imponente e rara opera di architettura militare post unitaria, fu dislocata la Sezione degli aerostati del primo reparto aeronautico militare italiano del battaglione aerostieri (specialisti addetti agli aerostati) che disponeva di due palloni frenati sferici da 550 metri cubi di gas, l'”Africo” e il “Torricelli”.

Avvenne così, esattamente il 13 luglio 1885 che dall’imponente struttura “alla prussiana”, 132 anni fa quindi fu fatto involare per esercitazione uno dei due aerostati il “Torricelli”, il primo “sferico”, alla presenza dell’organizzatore, il famoso aeronauta francese Louis Godard.

L’ascensione fu di quelle “libere”, non frenate, non vincolate cioè al suolo da cavi. A bordo della navicella c’erano oltre al Godard, il tenente Pecori Giraldi e due aviatori italiani. Il volo cominciò a Forte Tiburtina, con ai comandi il primo militare italiano pilota di sferico, il tenente e conte Alessandro Pecori Giraldi. Fu così che, felicemente, il “Torricelli” fu fatto scendere prima a Grottaferrata e poi ai Campi di Annibale a Rocca di Papa, dove fu ormeggiato.

L’evento, pur nella sua importanza, fa parte di una tradizione aeronautica di Roma ancora più antica che comincia proprio con il “più leggero dell’aria”.

Un po’ di storia: la prima ascensione di un aerostato a Roma risale al 1788 quando da piazza Corea (oggi Piazza Augusto Imperatore), il lucchese Vincenzo Lunardi (1754 – 1806) fece sollevare per spettacolo, come accadeva a quei tempi,  il suo pallone ad idrogeno.

Veniamo ai giorni nostri con una sgradevole digressione dalla poesia alla prosa: il Forte è costato ai nostri padri, tra il 1877 e il 1891, sudore e sangue in uno dei tanti periodi storici in cui di soldi non ce n’erano in abbondanza. Oggi, forte Tiburtina, come i suoi quindici confratelli e le loro relative quattro batterie di artiglieria, tutte opere di difesa fatte costruire dai Savoia per la difesa di Roma capitale d’Italia, rappresenta una delle tante cantonate dei politici italiani di sinistra. Perché fu una spesa inutile per i fini che ne decretarono la costruzione. Difatti non servirono mai a nulla e, non ancora ultimati, furono già obsoleti.

Dar Ciriola

Ci chiediamo: riusciremo a fare di questo grande trapezio fatto di spesse mura, terrapieni, ambienti ipogei e in superficie, qualcosa di utile perché tutti quei soldi sottratti inutilmente  e dolorosamente alle tasche dei nostri padri non vengano definitivamente destinati a finire sprecati e nel dimenticatoio?

Le due rare foto mostrano: la prima una versione più tarda di un pallone frenato, la seconda un militare osservatore a bordo dello stesso.


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