Fotografo violentatore seriale condonnato a 10 anni

Non è per lui la prima condanna. Narcotizzava modelle per stuprarle e rapinarle
Vania Garzillo - 18 Ottobre 2017

Ancora una volta un caso di raggiro ai danni di giovane donne, tratte in inganno da falsi annunci di lavoro, tanto appetibili quanto menzonieri e pericolosi.

L’annuncio incriminato recitava: «Cercasi hostess di bella presenza e formose. Senza limiti di età. Preferibilmente tra i trenta e i cinquanta. Libere subito, anche per brevi viaggi in Italia». Massima serietà, massimo impegno e professionalità, sono questi i requisiti che richiedeva C. F., sessantacinque anni romano, quando cercava hostess e aspiranti attrici da collocare subito a lavoro.

Gli annunci erano l’amo per convocare nei migliori alberghi di Roma belle donne, per narcotizzarle con benzodiazepine nello champagne, stuprale e poi rapinarle prima che rinvenissero.

Il finto fotografo o finto manager, secondo le occasioni, era stato già arrestato nel 2002 e condannato a 8 anni di reclusione nel 2005 (poi resosi latitante) è stato arrestato nuovamente nel 2006.
Uscito nell’ottobre 2012 ha subito ricominciato con gli stessi raggiri e violenze ed è stato arrestato a fine 2013 dai carabinieri grazie ad una donna dell’Arma che fingendosi modella e lo ha incontrato in una stanza di Hotel e mentre la giovane era in bagno l’uomo le ha versato lo spumante drogato ma prima di esserne stordita sono intervenuti i suoi colleghi che lo hanno bloccato (stessa tecnica utilizzata nell’arresto del 2002).

Il 13 ottobre 2017 è stato condannato a dieci anni di carcere. Nel capo di imputazione si contestavano sei violenze. La procura partiva da una condanna più alta: diciotto anni.

A Donatella, convocata all’Hotel President, dopo avere somministrato un bicchiere di spumante al narcotico, ha sfilato pure un orologio Rolex Datejust, e soldi in contanti dalla borsetta. L’aspirante modella si era ritrovata denudata e stordita.

Altri appuntamenti secondo l’accusa sarebbero stati fissati al Saint Paul e all’Hotel Cicerone. Una giovane convocata allo Sheraton solo al risveglio ha capito di aver subito uno stupro e pure il furto. Ovviamente il finto fotografo che si presentava con il nome di Simon lasciava anche il conto da pagare.

Le vittime, certe di non poter essere risarcite, non si sono costituite parte civile.
Il difensore, l’avvocato Maria Bianca Punzi, ha puntato alle contraddizioni delle ragazze per spuntare una pena più mite. Tra queste una modella convocata all’Holiday Inn all’Eur che ha testimoniato in un processo parallelo: “Mi ha fatto posare in costume, ha detto, non ho fatto in tempo a bere che mi sono accosciata. Ma ho avuto la forza di dirgli vai via o chiedo aiuto, e una volta uscito LUI dalla stanza, sono crollata”.

Chi l’ha visto dicembre 2013, intervista una vittima del fotografo


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