Furti di energia, domiciliari per tre donne: l’inchiesta sul caso Cavalletti si allarga

Il punto centrale dell’indagine resta la figura di Christian Delle Fave. Pur non risultando ufficialmente negli assetti societari, secondo chi indaga sarebbe stato lui a dirigere le attività del gruppo

Misure meno afflittive, ma accuse che restano solide. Nell’inchiesta sui presunti allacci abusivi alla rete elettrica che ha investito lo storico marchio Cavalletti e altre attività commerciali romane, il giudice per le indagini preliminari ha confermato l’impianto accusatorio, disponendo per le tre indagate la detenzione ai domiciliari.

Si tratta di Brunella Desideri, Rita Delle Fave e Cristina Gigli, coinvolte in un’indagine che, partita dai sospetti su consumi anomali, sta progressivamente allargando il proprio raggio d’azione.

Gli accertamenti portati avanti da Carabinieri e Guardia di Finanza avrebbero infatti fatto emergere irregolarità anche in altri esercizi collegati al gruppo, come Buono Come il Pane e Ricci il Salumiere.

Le difese: “Nessun ruolo operativo”

Nel corso degli interrogatori di convalida, le tre donne hanno tracciato una linea difensiva comune: nessuna responsabilità diretta nella gestione delle attività né, tantomeno, nelle presunte manomissioni dei contatori.

Rita Delle Fave ha sostenuto di non aver mai preso parte alla gestione concreta delle società, arrivando a dichiarare di ignorare perfino l’ubicazione degli impianti elettrici.

Una versione ribadita anche da Brunella Desideri, formalmente intestataria di diverse realtà imprenditoriali, che ha escluso qualsiasi coinvolgimento operativo.

Cristina Gigli, invece, ha scelto una strada diversa, decidendo di non rispondere alle domande degli inquirenti.

Il nodo dell’amministratore “di fatto”

Il punto centrale dell’indagine resta la figura di Christian Delle Fave. Pur non risultando ufficialmente negli assetti societari, secondo chi indaga sarebbe stato lui a dirigere le attività del gruppo.

Un ruolo che emergerebbe anche dalle dichiarazioni delle indagate, che lo indicano come riferimento decisionale, rafforzando l’ipotesi di una gestione accentrata, esercitata dietro le quinte.

Tre piste investigative

Il fascicolo coordinato dalla Procura di Roma non si limita al solo tema dell’energia sottratta. L’indagine si muove infatti su più fronti.

Da un lato, la ricostruzione del presunto sistema di alterazione dei contatori, che avrebbe consentito di ridurre sensibilmente i costi di esercizio. Dall’altro, l’attenzione su alcuni episodi di furto avvenuti nei punti vendita, ritenuti anomali per modalità e tempistiche.

Infine, gli approfondimenti sui movimenti finanziari tra le società riconducibili al gruppo, per verificare eventuali irregolarità fiscali o operazioni di riciclaggio.

Un quadro ancora in evoluzione, mentre gli inquirenti cercano di delineare con precisione responsabilità e ruoli all’interno di una vicenda che potrebbe riservare ulteriori sviluppi.

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