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Furti, estorsioni e regolamento di conti: ecco la banda che terrorizzava Ponte Mammolo

Durante le fasi operative per l’esecuzione dell’ordinanza, questa mattina, a casa di uno degli indagati, i carabinieri hanno rinvenuto una pistola scacciacani

Un vero e proprio incubo per i residenti di Ponte Mammolo. In poche settimane, una famiglia di sinti italiani ha seminato paura nel quartiere, tra rapine violente, furti aggravati ed estorsioni.

All’alba di oggi, i carabinieri della compagnia di Montesacro, coordinati dalla Procura di Roma, hanno eseguito cinque arresti — tre uomini e due donne — gravemente indiziati di far parte di una rete criminale spietata.

L’indagine trae origine dall’omicidio di Stefan Mihai Roman, avvenuto a Roma l’8 marzo 2023, per il quale erano già state arrestate tre persone a febbraio 2024.

Le indagini hanno ricostruito i ruoli della famiglia criminale e individuato la loro base logistica lungo l’ansa del fiume Aniene.

Gli investigatori hanno descritto un gruppo pericoloso e spietato, capace di agire senza scrupoli e di diffondere paura costante tra gli abitanti del quartiere.

Uno degli episodi più eclatanti racconta di una rapina particolarmente brutale: la vittima, attirata con una scusa, è stata aggredita con calci e pugni, lasciata a terra priva di sensi e con gravi lesioni.

Ma il gruppo non si limitava alle aggressioni: auto, moto e pezzi di veicoli venivano rubati e rivenduti a ricettatori del settore, alimentando un redditizio circuito criminale.

Non mancavano nemmeno le estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”: i beni sottratti venivano restituiti solo dietro pagamento di un riscatto.

Durante il blitz, i carabinieri hanno rinvenuto una pistola scacciacani priva del tappo rosso nascosta nella camera da letto di uno degli indagati.

Inoltre, nelle aree circostanti lungo il fiume, sono stati scoperti abbandoni di rifiuti speciali e urbani, sia pericolosi che non, che hanno portato alla denuncia di un uomo e di una donna coinvolti nella vicenda.


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