Gaetano Santangelo, detto Ghetanaccio

Burattinaio romano a cui è stata dedicata la piccola area verde al termine di via Crescenzo del Monte, tra via Portuense, via degli Orti di Cesare e viale Trastevere
Makaa Jade - 26 Luglio 2017

Nel 1997 la città di Roma dedicò al personaggio noto col nome di “Ghetanaccio”, pseudonimo di Gaetano Santangelo, burattinaio romano vissuto tra il 1732 e il 1832, la piccola area verde al termine di via Crescenzo del Monte e compresa tra via Portuense, via degli Orti di Cesare e viale Trastevere.

Dieci anni dopo il Municipio la trasformò in un piccolo parco giochi per i bambini del quartiere, infatti esso è dotato ancora oggi di una panchina, di uno scivolo, di un’altalena e di quattro giochi a molle.

Nel 2009 in ottemperanza al Programma Urbano Parcheggi, il PUP 308/B1.1-009, l’Amministrazione comunale stipulò un contratto con la società romana ParkRoi a.r.l., nata nel 1962 e gestita dalla famiglia Palpini, per realizzarvi un parcheggio di duecentoventi posti, riservato ai clienti del mercato rionale di Via Ettore Rolli, a tutt’oggi provvisoriamente disposto sul Lungotevere degli artigiani. Durante i lavori, però, si scoprì una “notevole falda acquifera pesantemente interferente con il terzo livello interrato”, che causò l’arresto dei lavori, non ancora ripresi. Nel frattempo la società costruttrice è divenuta la PROGEDIL che mette in vendita i box.

Gaetano Santangelo, il cui pseudonimo Ghetanaccio deriva dal nome romanesco Gaetanaccio, fu un burattinaio ambulante molto salace che canzonava i personaggi nobili e potenti del suo tempo, divertendo il popolo ma inimicandosi chi veniva colpito dalle sue farse, tanto da ritrovarsi spesso in carcere.

Nei luoghi pubblici o nelle case private in cui veniva invitato si esibiva in una specie di teatro che si era costruito da solo, infatti portava secum il cosiddetto “castello”: una struttura lignea alta tanto da sovrastare le teste del suo pubblico, ma interrotta nella parte superiore da un’apertura regolare incorniciata da un piccolo sipario che fungeva da palcoscenico. Un esempio di questo gabbiotto può essere oggi la struttura fissa che da più di due generazioni continua ad attirare bambini, giovani e adulti nel grande piazzale del belvedere sul colle del Gianicolo grazie agli spettacoli di burattini esibiti dall’abile manualità della famiglia napoletana Piantadosi.

Tra le irriverenti satire di Ghetanaccio si ricordano quelle riportate da Giggi Zanazzo in “Usi, costumi e pregiudizi del popolo romano” (1907). La prima suona così: “Purcinella domannava a Rugantino: Dimme un po’ Rugantì’, ma pperchè li signori danno a bbalia li fiji?/ Per imparaje da regazzini a ssucchià’ er sangue de la povera ggente.

La seconda riguarda uno spettacolo in occasione del Carnevale nella casa dell’ambasciatore francese. L’ambasciatore ingaggiò il burattinaio per intrattenere i propri ospiti, chiedendogli però, di non fare “quelli tali atti co’ la bbócca./”. Spiega l’autore che “Bbisogna sapè’, cche Ghetanaccio, a cciccio, /sapeva tirà’ ccerte sòrbe o ppernacchie/ che ffaceveno rintronà’ ccasa”, ma il burattinaio non voleva rinunciare a questa sua abilità. Si giunse allora ad un accordo di esprimerne uno solo e quando iniziò lo spettacolo, racconta l’autore, si alzò il sipario, Pulcinella (Ghetanaccio) vestito da re era in una grande sala del palazzo in atto di scrivere, e quando entrò il servitore comunicando “Sua eccellenza l’ambascialore di Francia!/ Nun finisce l’urtima parola, che Ghetanaccio de / dentro j’ammolla una sorba tale, che ffece intronà’ tutti li vetri der salone./ Ve potete immagginà le ppaturgne de l’imbasciatore! / S’arza tutto infuriato, va da Ghetanaccio e je fa:/ Mascalzone! Questa è la promessa?!/ Scusi, eccelenza, una erimo arimasti, che ne / potevo fa’…/ Sì; ma proprio in quel punto!…/ E Ghetanaccio:/ Eccellenza, ce stava accusì bbene!”

La maschera più famosa di Ghetanaccio non era però Pulcinella, per la quale modificava la voce portandosi in bocca la pivetta (strumento musicale simile all’ancia caratterizzata da due lamette vibranti) e producendo un suono stridulo, bensì la maschera di Rugantino che personificava un tipo dal carattere arrogante, infatti il nome deriva dal romanesco “ruganza”  termine dialettale di “arroganza”.

Un personaggio simile era stato già trattato due secoli prima, nel romanzo di Giuseppe Berneri “Bartolomeo (Meo) Patacca” (1695) in cui il protagonista ritrae proprio la spavalderia tipica dei romani. Sfogliando la letteratura dal tardo ‘800 in poi, non solo teatrale ma anche satirica, il nome di Rugantino ricorre spesso, e la sua maschera fu ottimamente interpretata da attori quali Sor Pietro Capanna (Roma, 1865-1921) ed Ettore Petrolini (Roma, 1884-1936) che lo recitava annualmente come una cerimonia rituale.

Un’opera sola invece commemora il Ghetanaccio ed è la commedia omonima di Luigi Magni, diretta e rappresentata da Gigi Proietti al teatro Brancaccio di Roma, nel 1978. Insomma, chi vuole animare la maschera di Rugantino commemora così, nolente o volente, il burattinaio romano Gaetano Santangelo detto Ghetanaccio.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti