

L'imprenditore di Frascati era scomparso lo scorso 14 febbraio
Non è Alessandro Giannetti. Il cadavere riemerso dalle acque dell’Aniene appartiene a Silvio Moret, 57 anni, imprenditore nel settore della distribuzione alimentare, scomparso da Frascati il 14 febbraio scorso.
La conferma dell’identità chiude un equivoco, ma apre un dolore ancora più grande per la sua famiglia. E lascia sospesi interrogativi inquietanti sulle ultime ore della sua vita.
Il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era stato rinvenuto tra via Salaria e via di Torre Salaria, in un tratto del fiume che già nelle scorse settimane era diventato teatro di ricerche e speranze.
Per giorni si era ipotizzato potesse trattarsi di Alessandro Giannetti, il 31enne di Tivoli di cui non si hanno notizie dal 18 febbraio. Ora la tragica identificazione sposta il baricentro dell’inchiesta.
Silvio Moret era uscito di casa nel pomeriggio di San Valentino. Alle 17:55 aveva telefonato alla moglie: «Sono sulla Salaria», aveva detto per rassicurarla. Poi più nulla. Nessun messaggio, nessuna altra chiamata. Solo silenzio.
Una settimana dopo la scomparsa, il suo furgone bianco è stato trovato al Parco delle Valli, nella zona di Conca d’Oro.
Un dettaglio che ha subito fatto scattare l’allarme: il mezzo era ancora con il motore acceso.
Attorno a quella scomparsa si è costruito un mosaico di elementi difficili da ricomporre.
Nel furgone è stato rinvenuto uno smartphone. Un secondo cellulare, invece, era a terra poco distante dal veicolo. Come se fosse caduto durante una manovra improvvisa o fosse stato lanciato fuori dall’abitacolo.
Le telecamere di videosorveglianza hanno poi restituito un’immagine ancora più inquietante: poco prima che il mezzo venisse individuato, il furgone era stato visto procedere contromano su via Flaminia, a velocità sostenuta. Una guida inspiegabile per chi conosceva Moret come una persona prudente e metodica.
La famiglia esclude con fermezza un allontanamento volontario. Nessun debito, nessuna ombra nel lavoro o nella vita privata.
Solo un elemento, raccontato dai parenti, potrebbe assumere rilievo: negli ultimi giorni Moret soffriva di forti dolori alle gambe che gli impedivano di dormire.
Resta da capire se un malore improvviso o uno stato di confusione mentale possano aver scatenato quella guida anomala e, successivamente, la caduta nel fiume.
La Procura ha disposto l’autopsia al Policlinico Gemelli. L’esame autoptico dovrà chiarire un punto cruciale: Silvio Moret è morto per annegamento o era già deceduto prima di finire nelle acque dell’Aniene? Una risposta fondamentale per comprendere la dinamica.
Il ritrovamento del corpo di Moret, nello stesso fiume dove era stata recuperata l’auto di Alessandro Giannetti – una Volkswagen Lupo ripescata il 18 febbraio – aveva alimentato per qualche ora la speranza di una risposta anche per l’altra famiglia in attesa.
Ma l’identificazione ha riaperto tragicamente il capitolo. Di Alessandro Giannetti non c’è ancora traccia. Le ricerche lungo l’Aniene proseguiranno: sommozzatori e forze dell’ordine continueranno a setacciare fondali e canneti, nella speranza di sciogliere anche questo secondo, angosciante mistero.
Una storia che da enigma si è trasformata in lutto. E che ora attende la verità, affidata agli esami scientifici e al lavoro degli investigatori. Perché se un’identità è stata restituita, le domande restano ancora, pesanti come il silenzio che ha seguito quell’ultima telefonata.
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