E’ giallo sul bimbo trovato morto a Maccarese

L'undicenne è annegato in un canale di via Campo Salino nel comune di Fiumicino
di Vania Garzillo - 6 Ottobre 2016

Tragedia a Maccarese, lo scorso 3 ottobre, è stato trovato un bimbo morto di 11 anni annegato in un canale di via Campo Salino nel comune di Fiumicino. Gli investigatori stanno entrando nel vivo delle indagini relative alla morte di Alessandro, il nome del bambino, la cui vicenda presenta ancora dei lati oscuri.

A tirarlo fuori dall’acqua melmosa Christian Piccinini, un agente libero dal servizio del commissariato di Ostia.
Il poliziotto, che stava sistemando la sua moto, appena ha sentito le urla della nonna è corso in aiuto e per prima cosa ha perlustrato l’area del canale. Piccinini racconta di essersi buttato in acqua, tirato su il viso del piccolo e portato Alessandro a riva in fin di vita.

Le educatrice dell’asilo nido, che sta a pochi metri dall’accaduto, hanno provato a rianimarlo ma era già troppo tardi. La domanda che tutti si pongono è che ci faceva un bambino di 11 anni da solo, senza amici con cui giocare, a quell’ora del pomeriggio, le 15:30, in quella zona così desolata e isolata.

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Fotogramma

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Il nonno è sicuro che da solo non ci sarebbe mai arrivato fin lì. «Non si è mai allontanato dal cortile e non l’avrebbe mai fatto», il nipote era dai nonni come tutti i pomeriggi dopo la scuola. «Alessandro da solo non riusciva ad attraversare la strada, proprio non era in grado. Forse qualche amichetto l’ha portato al canale e magari giocando potrebbe averlo spinto». Non ci riusciva, nonostante fosse molto vivace, Ale soffriva di autismo e iperattività.

L’ipotesi del suicidio viene subito scartata dall’insegnante di sostegno che seguiva Alessandro per via dei suoi problemi di apprendimento. «Non era capace di concepire il suicidio e nemmeno di mettere in pratica questa intenzione – racconta la professoressa – non sapeva scrivere, faceva solo disegni. Usciva sempre prima dell’orario previsto, non riusciva a sostenere sei ore di scuola. I compagni lo proteggevano, gli facevano scudo»

Ale era seguito dal Nucleo dei Servizi Sociali del comune di Fiumicino. A scuola gli erano state assegnate delle insegnanti di sostegno ed erano stati aperti vari fascicoli sulla tipologia di educazione e aiuto da riservare al bambino. La separazione dei genitori aveva influito moto sulla psicologia del piccolo e la precarietà economica dei genitori non recava stabilità e benessere all’interno della famiglia.

Ma la mamma nega la possibilità di un suicidio da parte del bambino e sostiene: «Era la gioia di casa, Alessandro correva avanti e indietro per casa, giocava con me che lo assecondavo in tutte le sue passioni: il calcio, Totti e la Roma». Una tragedia che lascia senza respiro e che lascia nei cuori della famiglia del bambino un dolore lacerante che si fa faticare solo ad immaginare.


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