Giunta alla 112ª edizione la storica esposizione “Cento pittori di via Margutta”

Allestita da giovedì 6 a domenica 9 giugno nel centro storico grazie all’omonima Associazione. La pittrice Natalia Mancini: ”Non credo che oggi ci siano più correnti artistiche a cui appartenere”
Liliana Manetti - 20 Giugno 2019

La mostra “Cento pittori di via Margutta” è giunta alla 112ª edizione ed è stata esposta da giovedì 6 a domenica 9 giugno nel centro storico appunto grazie proprio all’Associazione “Cento Pittori di via Margutta”. Via Margutta ha una storia importantissima alle spalle: sin dal Rinascimento ha visto il riunirsi di artisti di grande fama. Qui, nel XVII secolo, si trasferirono nomi importantissimi di pittori, come il fiammingo Peter Paul Rubens e il francese Nicolas Poussin. Nel 1917 vi soggiornò per quattro mesi anche Pablo Picasso, durante il suo primo viaggio in Italia, e tutt’ora la mostra Cento pittori in via Margutta rappresenta a tutti gli effetti per i romani una vera e propria festa dell’arte.

L’associazione organizzerà una mostra anche nell’area dei Castelli Romani, a Frascati, dal 28 al 30 giugno. A margine dell’esposizione lo scorso inizio giugno abbiamo avuto il piacere di approfondire l’estro artistico di una pittrice che ha partecipato alla mostra con dei suoi quadri, Natalia Mancini.

Come è nata questa tua passione?

Fin da piccola, infatti ho sempre dipinto fin dall’infanzia. E’ stato naturale usare matite e pennarelli per catturare la bellezza che mi circondava e “renderla un po’ mia”. Nel 2005 la pittura è diventata tutto: terapia, analisi, confronto. Un modo per sospendere il tempo e conoscere la realtà senza parole né discorsi, spesso fuorvianti (come ci insegnano le filosofie dell’Oriente). Da allora io conosco tramite la mia pittura.

Ti senti di appartenere ad una corrente artistica precisa?

No. Non credo che oggi ci siano correnti artistiche. Esistono artisti molto bravi, che al più possiamo collegare a un genere (l’astrattismo, il figurativo, l’informale, il concettuale…). Ma gli artisti oggi faticano, in un mondo sempre più competitivo e dominato dal mercato, a dialogare fra loro. Forse anche per un semplice motivo: non ci sono sufficienti Spazi dove fare emergere una dialettica.

Lo scorso maggio quali delle tue opere hai esposto alla mostra dei Cento pittori di via Margutta?

Per l’occasione ho deciso di dipingere ex novo alcuni quadri più piccoli e accessibili, sia dal punto di vista del valore che della capacità di fruirne. Accanto ho esposto alcuni miei astratti “storici”. L’associazione dei 100 Pittori mi ha chiamato come ospite e sono stata felice di questa opportunità, che mi ha permesso di incontrare realtà diverse e interessanti.

Quali sono le tue mostre ed esposizioni che ami ricordare?

Sicuramente la mia seconda personale, patrocinata dal comune della città in cui vivo da tre anni, Monte Porzio Catone, ai Castelli Romani. Un evento del Festival Internazionale delle Orchidee, che mi ha permesso di farmi conoscere da centinaia di visitatori di tutta Italia e ricevere feedback significativi per il mio percorso. E certamente la collettiva con il gruppo Terre Incognite allo spazio La Pelanda, del MACRO Testaccio.

E quali sono i tuoi progetti futuri?

Dopo tanta ricerca nel campo della pittura astratta, ho bisogno di tornare al figurativo e approfondire alcune idee per una futura mostra, in nuce in un paio di opere dipinte un paio di anni fa. Dovrò studiare molto e dipingere seriamente per mesi. A febbraio si terrà una mia personale in una galleria di Trastevere e vorrei trovare il modo di aprire il mio Atelier durante la Art Week di Roma (cosa non facile, visto che risiedo fuori Roma da tempo). In cantiere una serie di progetti di cui, però, ora è presto parlare.

 

Liliana Manetti


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti