Gli Hausmann a Monteverde

La vigna Hausmann si estendeva nell'area dell'attuale Parrocchia Nostra Signora de La Salette e in alcuni terreni limitrofi
Makaa Jade - 1 Luglio 2017

Impegnata in una ricerca storico architettonica sul quartiere di Monteverde, mi sono imbattuta nel sito del Vicariato, in relazione alla ripartizione territoriale della Parrocchia Nostra Signora de La Salette, in cui si fa cenno ad una non meglio identificata Vigna Hausmann. Man mano che la ricerca andava avanti, si aprivano interessanti ed inaspettate notizie sulla famiglia Hausmann, che mi appassionarono più dell’oggetto iniziale a cui stavo lavorando.

Dal sito ufficiale della ditta “Hausmann & Co” si apprende che nel 1870, il giovane orologiaio tedesco Ernst Hausmann (1853-1920), iniziò a lavorare presso l’Orologeria di Giovanni Romano Ricci, gestita dal figlio Innocenzo, situata in Piazza Colonna, all‘interno del Palazzo Piombino.

Un opuscolo relativo ai venticinque anni di attività della ditta dà notizia di un programma di festeggiamenti che si sarebbero svolti il 22 ottobre del 1905 presso la residenza di “Vigna Giuseppina a San Pancrazio”, infatti nel 1881 Ernst rilevò la proprietà dell’Orologeria Ricci dal momento che era senza eredi, trasferendo provvisoriamente la sede in Via Bocca di Leone e definitivamente nel 1889 a via del Corso 406 all’interno di Palazzo Fiano, dove è tutt’ora attiva.

In questo opuscolo il nome Ernst è italianizzato in Ernesto, il che fa pensare che la vigna si chiami “Giuseppina” per l’italianizzazione anche del nome della moglie, Josephine Hefner Wittmer (1867-1943), affettuosamente chiamata “Peppina”.

Ernst acquisì fama di esperto nel campo dell’orologeria, tanto da essere chiamato nel 1903, in collaborazione con Hermann Frielingsdorf, a restaurare il famoso Planisferologio di Parma, conservato nei Musei Vaticani. Per la sua comprovata professionalità il Papa Pio X, nel 1907, lo insignì del titolo di Cavaliere di San Silvestro, con il privilegio di occuparsi della manutenzione dei circa ottanta orologi storici dei Musei Vaticani.

È ora d’obbligo inserire una nota topografica per identificare meglio la zona in cui era ubicata la “Vigna Giuseppina”.

Agli inizi del ‘900 il territorio del quartiere Monteverde, costituito prevalentemente da vigne private, pascoli, orti e qualche preesistente costruzione, era denominato “San Pancrazio” in virtù dell’omonima proto-basilica del V secolo d. C.. Tale denominazione verrà ufficializzata sul Piano Regolatore del 1906, cioè l’anno dopo i suddetti festeggiamenti.

Il territorio manterrà la denominazione di “San Pancrazio” almeno fino agli anni 30-40, sebbene nel documento dell’Archivio Capitolino n° 22008 del 1922, relativo alla Ripartizione parrocchiale di Roma, la chiesa di San Pancrazio e le aree limitrofe, siano sottoposte alla giurisdizione della Basilica di Santa Maria in Trastevere e comprenderà anche il complesso di case popolari, “IACP Villa Pamphili” in Via di Donna Olimpia (come risulta dal progetto degli architetti firmatari Marcello Piacentini e Innocenzo Sabbatini).

La vigna Hausmann si estendeva nell’area dell’attuale Parrocchia Nostra Signora de La Salette e in alcuni terreni limitrofi;  la casa padronale occupava l’odierno lato sinistro dell’ingresso in salita alle attività parrocchiali della Chiesa su via Ghislieri.

Molta storia si è andata declinando nella casa della Vigna Hausmann. Questa casa ha visto celebrare diversi eventi importanti:

  • le nozze di Maria Pia Hausmann, una dei nove figli di Ernst Hausmann, nel 1930 con Giovanni Battista (Nanni) Vicentini, vennero officiati dall’allora monsignor Giovan Battista Montini, il futuro papa Paolo VI.

L’ingegnere Giovanni Battista Vicentini, figlio di Giuseppe Vicentini, inizialmente impiegato e successivamente dirigente della Società Molini e Pastificio Pantanella, fino al 1944, si salvò provvidenzialmente dal bombardamento del quartiere di San Lorenzo del 19 luglio, nel quale le persone presenti nel suo ufficio furono dilaniate dall’esplosione. In seguito fu assessore all’Annona della Giunta Comunale di Roma, presieduta da Filippo Doria; e nel biennio 1945-47, direttore dell’Ente Nazionale Distribuzione Soccorsi all’Italia.

  • Il Presidente Alcide De Gasperi, in occasione della consegna di una prestigiosa onorificenza ad una personalità che si era particolarmente distinta nei soccorsi all’Italia, partecipò ad una cena in casa Hausmann per i relativi festeggiamenti, alla quale intervennero anche mons. Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI) e mons. Giovanni Buttinelli, parroco della Chiesa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, ricordato dopo la morte, come “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato diversi ebrei dalla persecuzione nazi-fascista.
  • dopo l’8 settembre e l’occupazione di Roma delle milizie tedesche e del regime repubblichino, la casa della Vigna Hausmann fu anche rifugio per due amici  ebrei che Maria Pia, con il fratello maggiore Aloys,  esponendosi a gravi rischi, coraggiosamente volle nascondere per sottrarli alla deportazione, come pure alcuni soldati allo sbando che furono ospitati nei locali del piccolo casale limitrofo alla casa padronale

Aloys Hausmann, nel primo dopo guerra, proseguì l’attività imprenditoriale di alta orologeria, dopo la morte dei due fratelli maggiori Max e Joe, Ufficiali dei Granatieri di Sardegna, caduti in combattimento nel 1915 e 1917.  Aloys, colonna portante della famiglia, mantenne l’eccellenza dell’orologeria fino al passaggio di mano a Franz, figlio più piccolo di Ernst, il quale consolidò l’innesto con la famiglia Vicentini sposando Alfonsa Vicentini, sorella di Nanni, ed ebbe sette figli tra cui Ernesto che, nel 1994, in occasione del bicentenario dell’attività presentò il libro “Roma: misura del tempo”, ufficializzandone la celebrazione al Campidoglio, in presenza del sindaco Francesco Rutelli e continuò l’attività nell’orologeria, oggi passata a suo figlio Francesco.

Aloys ricoprì un ruolo di mediatore tra la famiglia Hausmann e Padre Francesco Molinari, economo della Congregazione dei Padri Missionari di Nostra Signora de La Salette – con il quale la famiglia mantenne un saldo rapporto di stima – e nel 1954 presso la Casa Generalizia dei Missionari in Via Cavour, in uno stabile che fu poi demolito per far posto ad un albergo nei pressi della stazione di accesso alla metropolitana, fu firmato il contratto di vendita della Vigna. Trovò in tal modo compimento  il desiderio della Signora Giuseppina (nonna Peppina), che  ambiva a vedere i terreni della Vigna destinati ad un santuario come quello dedicato dalla Congregazione dei Padri Missionari all’apparizione della Madonna de La Salette.

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  1. Risponde Paolo Vicentini, settimo figlio di Giovanni Battista e Maria Pia Hausmann e ringrazio anche a nome dei miei fratelli e sorelle del simpatico ricordo dei nostri genitori e dei nostri nonni. Avrei piacere di fare la conoscenza con l’autrice dell’articolo per chiarire alcune inesattezze e segnalare dati significativi per eventuali integrazioni.

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