

A cura della prof.ssa Loredana Mambella in via delle Cave di Pietralata, 63. Il calendario degli eventi
Proseguono gli Incontri letterari della prof.ssa Loredana Mambella presso la Biblioteca della Parrocchia di San Romano martire (ingresso in Via delle Cave di Pietralata,63) rivolti non solo agli “Accademici della Via Tiburtina” (in difesa dell’art 9 della Costituzione) ma anche a tutti coloro che amano la Cultura nelle sue varie espressioni.
Ecco qui di seguito il calendario di giugno 2017
Giovedì 1 ore 17.00 La grande bellezza delle periferie romane: IV municipio:Casal Bruciato
Giovedì 8 ore 17.00 I Promessi sposi, analisi e commento del cap. 26° (Lucia rivela il voto alla madre) cui seguirà una Tavola rotonda sul tema “Dalla dote alla comunione dei beni“
Giovedì 15 ore 17.00 I Promessi sposi, analisi e commento del cap. 27° (sintesi), cap. 28° (sintesi ), cap. 29° (Don Abbondio in fuga con Perpetua e Agnese) cui seguirà una Tavola rotonda sul tema “Al soldo dello straniero”
Giovedì 22 ore 17.00 I Promessi sposi,analisi e commento cap. 30° (L’Innominato accoglie i tre fuggiaschi-Don Abbondio trova la casa devastata) cui seguirà una Tavola rotonda sul tema “L’obiezione di coscienza”.
Giovedì 29 Festa dei Santi patroni Pietro e Paolo,l’incontro sarà spostato a
Venerdì 30 ore 17.00 I Promessi sposi, analisi e commento cap.31° (sintesi) cap.32° (sintesi) cap. 33° (Don Rodrigo colpito dalla peste) cui seguirà una Tavola rotonda sul tema “La peste di ieri e il ‘flagello dei nostri giorni’ l’AIDS”.
Con l’incontro di venerdì 30 giugno si chiude il ciclo di lezioni dell’anno 2016-2017.
Gli incontri riprenderanno a settembre.
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ACCADEMICI DELLA VIA TIBURTINA – LETTURA E COMMENTO DE “I PROMESSI SPOSI” DEL MANZONI. Largo Beltramelli Roma Biblioteca Parrocchia S. Romano, benevolmente posta a disposizione.
L’ottima Prof.ressa Loredana MAMBELLA ha allestito un segmento di tre Capitoli – XXVII, XXVIII, XXIX –
commentati i primi due, letto il terzo, con magistrale padronanza del celebre romanzo storico. – Il cap. 27 tratta della guerra per la conquista del Monferrato (Francia c. Spagna), dà notizia di Renzo, che parla con Agnese, ottiene soldi per i bisogni, viene reso edotto del voto di Lucia. Costei non dimentica l’immagine di Renzo e, se non bastasse, Donna Prassede, che la ospita, ne parla costantemente. Il cap. 28 evidenzia
che la carestia non è finita, la situazione si aggrava con l’arrivo della peste (10.000 malati nel Lazzaretto). Calano i Lanzichenecchi in 28.000 assoldati violenti, il Cardinale Federigo si adopera molto, ma la situazione va al peggio. I tristi eventi non sono invenzioni dell’autore, il libro ha natura storica, sicché il contesto realmente verificatosi. Il cap. 29 “pone a fuoco” la figura del curato Don Abbondio quando giunse voce della calata dell’esercito assoldato. Risoluto di fuggire vedeva ostacoli e pericoli spaventosi in ogni dove, né Perpetua lo sosteneva, impegnata nella ricerca di nascondigli per i beni di fortuna. Mezzi di locomozione per andare in luogo sicuro ! Ma dove ? Non c’era un cavallo, un calesse, un asino. Giunse Agnese, memore che l’innominato le aveva mandato offerte di servizi e il curato “Che ne dite Perpetua ?” E’ una ispirazione del cielo, non perdere tempo, mettere la strada tra le gambe. I fuggiaschi si fermarono a casa del sarto per un salutino, brava gente, riposare, mangiare qualcosa. In tavola non vi fu grande allegria, il sarto parlò della vita santa dell’innominato, che, dal flagello era divenuto l’esempio e il benefattore. La gente che teneva con se ? Sfrattati la più parte, quelli rimasti hanno mutato sistema, quel castello è diventato una Tebaide (regione desertica vicino a Tebe, dove vissero i primi anacoreti). E il Cardinale, grande uomo, disse Agnese, il sarto trovò in casa una stampa dell’insigne porporato. Di poi scese a cercare un baroccio e, arrivato, i nostri principiarono con più tranquillità la seconda metà del viaggio.
La conclusione del capitolo 29 afferisce al mutamento dell’innominato, il cui abbassamento volontario, la sua presenza, il proprio contegno avevano acquistato qualcosa di alto e di nobile. L’uomo penitente e benefico, licenziati i “bravi” non pentiti, aveva posto in moto altri uomini e donne di servizio a preparare nel castello alloggio a quanti più ospiti fosse possibile, le stanze, le sale divennero dormitori.
30 GIUGNO 2017 – BIBLIOTECA PARROCCHIA S. ROMANO M. – largo Beltramelli – Roma, benevolmente resa disponibile per gli “Accademici della via Tiburtina”. L’incontro letterale sui “Promessi sposi” di A. Manzoni ha riguardato i capitoli 31, 32, 33. Relatrice l’ottima, inesauribile Professoressa Loredana Mambella, la lettura ha dato momenti di “suspense” allo spregevole tradimento del “Griso”. Nei tre capitoli la peste, realmente avutasi, “guida la penna” del Manzoni, romanziere storico. Centinaia di migliaia furono i decessi, di cui neanche si capivano le cause, il Governatore di Milano, impegnato nelle lotte politiche non se curò. Si domandò al Cardinale Federigo di trovare rimedio, ma il flagello non ebbe soluzione di continuità e gran parte dei nostri personaggi ne vennero sopraffatti. Don Rodrigo fra costoro, la cui disgrazia forma oggetto del capitolo 33, analiticamente letto e commentato. Tornava egli a casa sua in Milano da un ritrovo di amici, soliti a straviziare insieme. Camminando avvertiva abbattimento, gravezza di respiro, fiacchezza di gambe. Tornato a casa col Griso, andò in camera, questi osservò il viso del padrone stravolto, acceso con gli occhi di fuori e gli stava alla lontana. Sto benone; ma ho bevuto. Scherzi della vernaccia disse il Griso. Metti qui vicino quel campanello, se mai stanotte avessi bisogno sta attento qualora sentissi suonare. Dopo lungo rivoltarsi s’addormentò e cominciò a fare i più brutti sogni del mondo, avvertiva una palpitazione violenta al cuore, un ronzio, un fischio continuo. Esitò a guardare la parte dove aveva il dolore; diede un’occhiata paurosa e vide un sozzo bubbone d’un livido paonazzo, il terrore della morte l’invase. Afferrò il campanello, lo scosse, comparve subito il Griso, che si fermò ad una certa distanza. Griso ! disse don Rodrigo, t’ho sempre fatto del bene, di te mi posso fidare ! Sto male Griso. Me n’ero accorto. Se guarisco ti farò del bene ancora di più, fammi un piacere, Griso, sai dove sta di casa il Chiodo chirurgo ? Lo so. E’ un galantuomo, va a chiamarlo: digli che gli darò di più, ma che venga qui subito. Ben pensato, “Vo e torno subito”. Passò del tempo quando don Rodrigo sentì un rumore cupo nella stanza vicina, guarda all’uscio, lo vede aprirsi, vede venire avanti due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti. “Ah traditore infame ! cerca una pistola, l’afferra e la tira fuori; ma al primo suo grido, i monatti avevano preso la rincorsa verso il letto; il più pronto gli strappa la pistola, la getta lontano “ah birbone! contro i monatti, i ministri del tribunale ! che fanno l’opere di misericordia !” Tienlo bene disse il compagno, andando verso uno scrigno. Il Griso entrò e si mise con lui a scassinar la serrature. “Scellerato ! urlò don Rodrigo, “lasciatemi ammazzar quell’infame” diceva ai monatti. Questi lo presero e andarono a posarlo sur una barella nella stanza accanto, quindi, alzato il miserabil peso, lo portaron via. Il Griso rimase a scegliere quel di più che potesse far per lui; fece di tutto un fagotto e se n’andò. Aveva avuto cura di non toccar mai i monatti. Il giorno dopo, mentre stava gozzovigliando in una bettola gli vennero dei brividi, gli s’abbagliaron gli occhi, gli mancaron le forze e cascò. Abbandonato dai compagni, andò in mano de’ monatti, che, spogliatolo di quanto aveva indosso, lo buttarono sur un carro sul quale spirò, prima d’arrivare al lazzaretto, dov’era stato portato il suo padrone. Renzo lasciato al nuovo filatoio, dove c’era stato cinque-sei mesi, Bortolo s’era premurato d’andarlo a prendere e di tenerlo ancora, perché gli voleva bene. Scoppiata la peste nel milanese, non tardò molto a passare il confine del bergamasco, Renzo prese la peste, si curò da sé, cioè non fece nulla e fu in fin di vita. Questa tornatagli pensò più che mai a Lucia. Si determinò con sicurezza, temperata da inquietudini, di tornare verso casa sua, sotto un bel cielo e per un bel paese, a metà giornata si fermò in un boschetto a mangiare pane e companatico, frutte ne aveva per sé a disposizione lungo la strada, l’anno era stato abbondante di frutte, fichi, pesche, susine, mele, i pampani nascondevano anche l’uve. A sera, scoprì il suo paese, si sentì una stretta al cuore. Vide spuntar Don Abbondio, Renzo gli andò incontro e gli fece una riverenza, era sempre il suo curato. Sa niente di Lucia ? … e di Padre Cristoforò ? Non c’é più nessuno! Arrivò alla casetta di un giovinotto dell’età di Renzo e suo compagno fin da piccino. Pensò di andare lì. L’amico era sull’uscio. Renzo … ! Si corsero incontro e mescolando insieme saluti, domande e risposte entrarono e l’ospite si pose a fare un po’ d’onore a Renzo, si misero insieme a tavola, ringraziandosi scambievolmente, l’uno della visita, l’altro del ricevimento. Si trovarono amici più di quello che avesser mai saputo d’essere nel tempo.
Grande interesse ha destato la Tavola rotonda sul tema “La peste di ieri e il flagello dei nostri giorni, l’AIDS”. Gli incontri si concludono per la pausa estiva, riprenderanno il 21 settembre con il capitolo 34; il 2 novembre vi sarà una recita di poesie.