GRAB, lavori senza fine e varianti: cittadini pronti all’esposto

Sotto accusa i cantieri di via Guido Reni e via Panama

Non è più soltanto una battaglia su parcheggi cancellati o carreggiate ristrette. Il fronte del “no” al GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, alza il tiro e parla apertamente di possibili responsabilità penali e contabili.

I comitati di quartiere attivi tra Parioli, Flaminio, Montesacro e Pineta Sacchetti sostengono di aver individuato, nei documenti tecnici del Comune di Roma e di Astral, una serie di criticità tali da configurare “falle” gravi nella gestione dell’opera.

Una convinzione maturata dopo mesi di cantieri, modifiche e rifacimenti che, secondo i residenti, avrebbero prodotto un inutile spreco di denaro pubblico.

Durante l’ultimo incontro, i comitati — tra cui i più battaglieri Sos Guido Reni e Sos Via Panama — hanno deciso di muoversi su un piano diverso, affidandosi alla consulenza di un avvocato penalista. La strategia è chiara: “mettere spalle al muro” amministrazioni e soggetti attuatori. Le ipotesi di reato su cui si starebbe lavorando vanno dal danno erariale a quello ambientale, fino a presunti illeciti penali legati alla gestione dei bandi e dei masterplan del GRAB.

«Ci contattano cittadini da ogni parte della città», spiegano i portavoce dei comitati, che stanno lavorando alla creazione di una rete unica. L’obiettivo è presentare un esposto formale non appena la coalizione sarà ufficialmente costituita.

A rafforzare la protesta, secondo i residenti, è lo stato stesso dei cantieri, definito emblematico di una gestione confusa e inefficiente. Il caso più citato è quello di via Panama e via Lisbona, dove il cantiere viene descritto come “fantasma”: qui il cordolo sarebbe stato demolito e ricostruito tre volte in sette mesi, senza che il tratto di ciclabile risulti ancora utilizzabile.

In via Guido Reni, invece, i lavori sono più avanzati, ma il percorso ciclabile è diventato di fatto un parcheggio selvaggio, delimitato solo dalle reti arancioni di cantiere. Astral punta a chiudere l’intervento entro la fine di febbraio 2026, dopo i ritardi accumulati a causa del maltempo e delle varianti progettuali.

Alla mobilitazione si sono aggiunti anche i rappresentanti di Sacco Pastore, nel quadrante di Montesacro. Qui, nonostante sia già presente una ciclabile lungo il fiume Aniene — che non incide sulla sosta interna al quartiere — cresce la preoccupazione per i nuovi tratti previsti dal piano della mobilità.

I cittadini lamentano soprattutto una mancanza di trasparenza da parte del Comune sui dettagli tecnici e sull’impatto reale delle opere.

Una contestazione che, partita dal basso e frammentata per quartieri, ora tenta di trasformarsi in un fronte compatto, pronta a spostarsi dal piano politico a quello giudiziario.


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