Guerra a Gaza: tra sensibilizzazione e superficialità sui social

Oltre 40 milioni di condivisioni in Italia e nel mondo

Su Instagram, anche le tragedie diventano solo un motivo in più per aggiornare le nostre storie. La FOMO (Fear of Missing Out), ci spinge a condividere ogni momento della nostra vita, anche quelli più drammatici.

Non appena accade qualcosa di significativo, siamo pronti a dimostrare al mondo la nostra partecipazione, alimentando così il nostro bisogno di attenzione e conferme.

E così, negli ultimi tempi, persino una guerra come quella a Gaza è diventata oggetto di una catena di condivisioni senza fine. Milioni di persone hanno ricondiviso un’immagine generata da un’intelligenza artificiale con la scritta “All eyes on Rafah”.

Ma cosa succede dopo? Torniamo ai nostri appuntamenti, ai nostri selfie e alle nostre feste, come se nulla fosse accaduto.

Ogni giorno, ci troviamo di fronte a contenuti sempre più cruenti, ma sembra che la nostra sensibilità venga sempre più annebbiata. La diffusione virale di un’immagine sulla guerra non dimostra solo un interesse per la situazione, ma sottolinea anche quanto siamo diventati insensibili alla sofferenza altrui.

Invece di affrontare il problema con serietà, preferiamo banalizzarlo con un semplice post, che poi verrà dimenticato dopo 24 ore. È un modo per cercare di assicurarci che abbiamo fatto la nostra parte, mentre continuiamo a vivere nelle nostre piccole bolle di conforto.

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