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Hanno assassinato Charlie Kirk 

Aveva solo 31 anni. Era diventato influente alla Casa Bianca senza alcun ruolo ufficiale e milionario con le sole capacità di oratore

In Italia lo conoscono in pochi, forse i politologi o i giornalisti politici. Lo conoscevamo, io e altri semplici navigatori di internet, dai video presenti sui social del suo American Comeback Tour, una serie di conferenze e dibattiti nei campus universitari. Era attivista del partito repubblicano, sebbene non avesse incarichi politici, un cristiano evangelico convinto e coerente, un marito e papà di due figli.

Io lo seguivo con interesse, condividevo alcune sue idee ma non tutte, ne ammiravo la tecnica oratoria, la strategia comunicativa e la coerenza dell’immagine pubblica. Era sempre per me un piacere ascoltarlo.

Aveva solo 31 anni. Era diventato influente alla Casa Bianca senza alcun ruolo ufficiale e milionario con le sole capacità di oratore. I suoi incontri con le persone erano spesso un botta e risposta a domande e provocazioni.

Gli davano del fascista, del razzista, lo insultavano spesso; alla notizia della sua morte il 10 settembre sui social sono apparsi uomini e donne che festeggiano, ridono e ancora lo prendono in giro: questo è l’amore di chi per le strade esalta ogni tipo d’amore, questa è la tolleranza di chi mette etichette di infamia su chi esprime opinioni diverse, è l’accoglienza di chi vuole accogliere tutti purché siano della sua stessa parte politica. Lui era abile a smorzare le polemiche inutili, a rigirare le provocazioni; risultava convincente anche quando a me non aveva affatto convinto.

Lo ha ucciso un proiettile sparato da un cecchino all’inizio del suo incontro nel campus della Utah Valley University. Non si sa chi abbia sparato, ma non stupirebbe un avversario politico, forse anche uno studente scandalizzato dalle sue prese di posizione. In quella nazione che si è proclamata da sola – e sembra anche crederci – la più grande democrazia del mondo, è piuttosto usuale sparare ad avversari politici, gente dalla pelle di altro colore, o anche solo per scaricare il fucile tenuto in soffitta. A vedere il numero dei reati e la quantità di detenuti, gli Stati Uniti sembrano piuttosto la più grande palestra al mondo di tiro a segno per armi da fuoco. Com’è possibile? Come possono andare d’accordo democrazia e violenza?

Vanno spesso d’accordo, violenza e democrazia. Se non vi sono rigide regole condivise di gestione dei conflitti, la democrazia è il sistema politico più pericoloso. È l’arena in cui litigare o, per meglio dire, è proprio l’esercizio di un sano inesauribile litigio tra persone in opposizione tra loro, tra schieramenti in perenne conflitto. Se si riconosce questo della democrazia, si può accettare che esista un po’ di calore nella discussione, che è solo calore e non odio di classe, e si può accettare che l’altro potrebbe anche avere ragione – può capitare – e lo si potrebbe anche ammettere una volta ogni tanto. Un po’ di violenza verbale ci può stare, se sai che è solo eccesso di passione per i propri valori e non una minaccia concreta alla tua vita. Sembra però che da un po’ di tempo non sia più così.

Negli anni ‘70 dello scorso millennio alcuni erano dediti a sparare ai “nemici del popolo” o ad altre odiate categorie. Facevano spavento, compagni o camerati che fossero, uniti dalla stupidità della loro violenza, ma erano pochi alla fine. Hanno causato ferite profonde, ma li si poteva fermare. Ora è un mondo diverso.

Siamo divisi in tribù. La globalizzazione ci ha spaventato e abbiamo creato identità trasversali di gruppo. Ci sentiamo forse in sintonia con un gruppo di coreani, ci relazioniamo online con giovani peruviani e protestiamo da tutto il mondo per le vicende politiche in Congo. Siamo italiani solo per pasta e caffè, ma internazionalisti nelle ore tra i pasti. Tutto è però all’interno di uno stesso algoritmo. E abbiamo come nemico ogni altro algoritmo presente.

Quello che cerchi sul web, l’algoritmo te lo ripropone in ogni sua forma, così che tutto sembra coerente perché tutto concorda. Ti ritrovi ad avere sempre ragione nella tua bolla. Tutto il mondo dice le stesse cose, se lasci decidere a TikTok, Instagram o ad altri social cosa vedere, e sono proprio quelle cose in cui volevi credere.

Che fortuna! C’è così chi trova la propria identità nel campo sessuale, aderendo a una qualche lettera compresa tra «l», «g», «b» e «t» oppure altre possibili lettere aggiunte al bisogno, e chi invece si distingue in base alla dieta (vegana, fruttariana…), oppure seguendo una religione tra tante, e infine chi vive fidandosi di una qualche ideologia passata o futura. Ognuno si aggrappa con tutto sé stesso a qualcosa che lo definisca, tagliando ogni sfumatura dal cuore e la mente. Ogni opinione diversa è un attacco a ciò che si è deciso di essere, ogni discussione è un’offesa indelebile e le novità sono tutte guardate con grande sospetto.

Litigare è diventato impossibile. Chi non aderisce alla realtà che tu vivi è di sicuro pazzo o cattivo; chi non ti tratta secondo le regole della bolla in cui hai rinchiuso il tuo mondo non ha più diritto di parola, è da escludere o rinchiudere. Si ha più paura delle parole degli altri che dei loro fucili. Il narcisismo è malattia delicata, aumenta la suscettibilità della persona, che disprezza chiunque senta come nemico.

È un mondo che si crede forte esibendo la propria fragilità nelle piazze e schiaccia o uccide chi ancora dissente. Non sono pericolosi oggi i terroristi succubi di un’ideologia malsana, ma coloro che non sono in grado, e sono in tanti oramai, di affrontare anche un minimo conflitto senza sentirsi minacciati nella propria identità.

Charlie Kirk è morto, a soli 31 anni d’età. È morto e mi stava simpatico, perché non aveva paura della discussione aperta, chiara e sincera. Non temeva il conflitto. Non pretendeva la vittoria ogni volta. Usava la logica e tollerava un certo calore, quando i temi erano caldi. La lunga esperienza gli permetteva un rilassato umorismo ogni tanto, utile a ricordarci di non essere noi il Padreterno in carica.

Addio Charlie. Ci dividevano le nostre diverse opinioni, ma se mai dovessimo incontrarci in paradiso o nella sala d’attesa, una discussione con te la farei volentieri. Fa niente che vinci – sei un professionista d’altronde – ma un sano e appassionato litigio, che finisca a tarallucci e whisky però, è quanto di più bello e appassionante noi esseri umani possiamo fare quando stiamo un po’ insieme.

È così che costruiamo la nostra identità e scegliamo gli ideali che ci rendono ciò che poi siamo, è così che impariamo ad avere amicizia per persone da noi anche molto diverse, ma per le quali nasce così un grande affetto. Ci potevamo addirittura insultare tra amici, quando ero al liceo, tanto il cattivo alla fine era chi non accettava le scuse.

Non è il poter tutti votare che rende preziosa la democrazia, ma la possibilità di poter litigare senza sentirsi ferito o ferire, la possibilità di arrivare, alla fine, non al compromesso in uso tra persone in affari, ma alla concordia tra coloro che si vogliono bene. È questo il sogno su cui è costruita la democrazia. E tu nella democrazia ci vivevi davvero.

Addio Charlie, o meglio, goodbye.


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3 commenti su “Hanno assassinato Charlie Kirk 

  1. Complimenti, come al solito hai centrato il problema quando scrivi ‘ogni opinione diversa è un attacco a ciò che si è deciso di essere, ogni discussione è un’offesa indelebile e le novità sono tutte guardate con grande sospetto. Litigare è diventato impossibile ‘ ed invece è dalla discussione che si cresce.

  2. “Il prezzo che paghiamo per la libertà di possedere armi è che qualcuno talvolta sarà ucciso”

    “Michelle Obama, donna di colore, ha un cervello inferiore di quello di una donna bianca”

    “Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione. Penso che a una certa età sarebbe anche un’iniziazione. A quale età si dovrebbe cominciare a vedere esecuzioni pubbliche?”

    Charlie Kirk

    Personalmente ho sempre trovato disgustoso questo personaggio, piena espressione di un mondo evangelico americano che usa il messaggio cristiano come clava per dividere e non per unire. Questa la mia opinione, riconosco la sua arte oratoria, accattivante e spiazzante; il problema però è che tale arte è stata messa al servizio di concetti odiosi. Non mi piaceva lui e allo stesso tempo non mi piace che sia stato ammazzato.

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