

Una nuova mostra a Roma, fino al 20 maggio 2018, dedicata al difficile rapporto tra Europa e Medio Oriente.
La diversità culturale, la memoria della guerra, l’effervescenza del presente, la profonda trasformazione urbana, le prospettive per il futuro: tutto questo è Home Beirut Sounding the Neighbors, al MAXXI dal 15 novembre 2017 al 20 maggio 2018. L’esposizione fa luce su uno straordinario processo di riqualificazione urbana e riabilitazione sociale, dà voce alla comunità di artisti, musicisti, editori, designer e performer che lavorano per creare un futuro più promettente per la città. In opposizione all’ascesa di ideologie neonazionaliste e populiste Beirut con la sua vivacità culturale è una perla di speranza in un Mediterraneo agitato.
La mostra, a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci, è un nuovo capitolo del progetto Interactions across the Mediterranean che, dopo i focus sulla scena artistica contemporanea in Iran (2014- 2015) ed a Istanbul (2015-2016), questa volta si concentra su Beirut, città dinamica di elaborazione del passato e laboratorio di futuro, e la racconta attraverso oltre 100 opere di 36 artisti, espressione di una cultura inter-mediterranea in forte crescita. Il titolo Home Beirut Sounding the Neighbors si ispira all’idea di identità ed appartenenza, cioè rendere questa città una “casa” per tutti, un nuovo capitolo della serie di mostre allestite al MAXXI Interactions across the Mediterranean dedicate al rapporto tra Europa e Medio Oriente. La mostra è arricchita da programmi di approfondimento. I talk con gli artisti della mostra continueranno fino all’11 aprile (Bernard Khoury), mentre da gennaio, nell’ambito di Cinema al MAXXI, in collaborazione con Fondazione Cinema per Roma, ci sarà una rassegna che prevede le retrospettive dedicate ai registi Ziad Doueiri, Nadine Labaki e Randa Chahal. E poi un workshop sul graphic design (febbraio 2018) e uno sulla musica elettronica sperimentale (maggio 2018); laboratori didattici per le scuole e le famiglie, per adulti e ragazzi, un simposio internazionale sui temi sviluppati dalla mostra (in primavera).
Negli ultimi due decenni, Beirut è diventata esempio di resilienza, dinamismo, vivacità culturale e speranza di cui l’arte contemporanea è sia testimone che motore. La storia stessa della città riflette e interagisce con gli eventi. Beirut, caratterizzata da forti diversità culturali, economiche e politiche, è costantemente in trasformazione, in un confronto stringente con il mondo globalizzato. In mostra la storia di una città laboratorio di resistenza, innovazione artistica e speranza vista attraverso oltre 100 lavori di 36 artisti. L’allestimento prevede quattro sezioni, ognuna concepita come una “casa” dedicata a un aspetto della sua caleidoscopica realtà artistica: memoria (Home for Memory), accoglienza (Home for Everyone?), mappa del territorio (Home for Remapping), gioia (Home for Joy).
HOME FOR MEMORY affronta il tema esistenziale, comune a molti artisti, della contraddizione tra il ricordo del conflitto e la volontà di ricostruire una nuova società civile. In questa sezione ci sono soprattutto fotografie e video, frutto di raccolte, documentazioni, archiviazioni personali. Ci sono inoltre lavori a metà strada tra testimonianza e immaginazione, laddove la ricostruzione degli avvenimenti rappresenta una sfida costante, se non impossibile. La memoria diventa un ponte che connette passato, presente e futuro, come nel lavoro di Collapsing Clouds of Gas and Dust (2014) di Vartan Avakian, una serie di cristalli creati artificialmente da polveri recuperate in un edificio utilizzato dai cecchini durante la guerra, metafora della ciclicità della storia e riflessione sul concetto di monumento commemorativo o nel video Beirut Exploded Views (2014) di Akram Zaatari, ambientato in una città post apocalittica. Tra le opere di questa sezione, le serie di disegni 33 Jours e Beirut, July – August 2006, di Laure Ghorayeb e Mazen Kerbaj, madre e figlio: lei poetessa, giornalista e illustratrice, lui musicista e illustratore. Insieme hanno raccontato la guerra del 2006, durata 33 giorni, disegnando su carta fatti ed emozioni e pubblicando sul blog di lui i disegni. L’ormai storico video Measures of Distance (1988) di Mona Hatoum, costretta a rimanere a Londra allo scoppio della guerra del 1975, racconta attraverso frammenti di lettere, conversazioni intime e immagini il rapporto con la madre lontana. Qui la dimensione privata delle relazione madre-figlia si intreccia a quella pubblica della tragica guerra. Untitled (2013) è l’arazzo di Etel Adnan, artista e poetessa tra le voci principali del Libano contemporaneo, in cui i colori diventano l’equivalente dell’espressione poetica.
HOME FOR EVERYONE? La migrazione è un tema che a Beirut è sempre stato contemporaneo. Ieri come oggi, a causa di conflitti e movimenti migratori, armeni, greci, siriani, palestinesi, popoli con origini e religioni diverse hanno scelto questa città come nuova casa per pochi mesi o per tutta la vita. Tutto questo ha contribuito alla creazione di una cultura ricca, complessa e cosmopolita. In questa sezione troviamo la doppia video installazione Remembering the Light (2016) di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, vincitori del Premio Marcel Duchamp 2017: l’elemento acquatico pervade entrambi i video che evocano l’attuale fenomeno migratorio affidando alla poesia delle immagini una riflessione sul destino umano. Il video A Spectacle Of Privacy (2014) di Roy Dib racconta, attraverso il dialogo di una coppia sui problemi di relazione, la questione israelo–palestinese mettendola in analogia con un rapporto sessuale; i video di Jalal Toufic (2007) sono invece dedicati all’Āshūrā, una ricorrenza religiosa islamica che assume diversi significati secondo il contesto.
HOME FOR REMAPPING indaga il tema dei profondi cambiamenti vissuti da Beirut: dalle ferite della guerra ai disastri naturali, al boom edilizio, la città si è trasformata radicalmente. Tutti i conflitti sociali e le riconciliazioni degli ultimi 40 anni sono “scritti” nella sua planimetria in continua trasformazione. Tra le opere esposte: Beirut Caoutchouc (2004-2006), la grande mappa in gomma della città di Marwan Rechmaoui, distesa a terra, dove il pubblico è invitato a camminare; la video installazione After the River (2016) di Lamia Joreige dedicata al fiume che attraversa Beirut, uno spazio capace di raccontare la storia della città attraverso il suo progressivo deterioramento. In questa sezione anche il lavoro Shipping Container Floor (2016) di Caline Aoun, vincitrice del Premio Deutsche Bank’s Artist of the Year 2018, calco in carta carbone del fondo di un container, testimonianza e riflessione critica sull’invasione del capitalismo globale nella città contemporanea.
HOME FOR JOY. Beirut ha sempre prodotto bellezza, anche nei periodi di maggiore difficoltà: arti visive, musica, danza, cinema, poesia non hanno mai cessato di esistere, anzi la distruzione della guerra le ha alimentate come forma di resistenza e resilienza. La città pullula di infrastrutture culturali – fondazioni, gallerie, archivi, centri artistici – e offre una ricca produzione di arti visive, musica, danza, teatro, cinema, poesia, raccontate in questa sezione. Qui sono esposti, tra gli altri, i disegni del progetto One Year (2016) di Mazen Kerbaj, autore della copertina del catalogo della mostra: un disegno al giorno, un diario visivo che registra in modo giocoso il tempo che passa. La musica come espressione di gioia è invece al centro dell’installazione video Wa (2004) di Ziad Antar. L’immagine più emblematica è quella del danzatore Alexandre Pauliketvitch che, di fronte alla telecamera di Sirine Fattouh, danza come un’Araba Fenice fra le rovine di un villaggio distrutto in una sorta di estasi nel video Entre les Ruines (2014).
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da CURA. con testi di Maroun El-Dacacche, Roy Dib, Rosita Di Peri, Giulia Ferracci, Hou Hanru, Haten Imam, Bernard Koury, Hussein Nassereddine, Sharif Sehnaoui, Stefan Tarnowski, Jalal Toufic, Paola Yacoub. Un ringraziamento speciale a Philippe e Zaza Jabre.
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo – info: 06.320.19.54 – Via Guido Reni, 4/a, 00196 Roma RM – www.maxxi.art – orario: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) chiuso il lunedì. La mostra è visibile fino al 20 maggio 2018. Ingresso gratuito per studenti di arte e architettura dal martedì al venerdì.
FOTO DI VALTER SAMBUCINI
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