“Hotel Penicillina: Storia di una grande fabbrica diventata rifugio per invisibili”

Intervista ad Andrea Turchi, uno degli autori del libro con Anna Ditta e Marco Passaro
Olga Di Cagno - 29 Marzo 2021

Una voce apparentemente calma, una cadenza quasi didascalica ed una eleganza nel dialogare rendono Andrea Turchi, uno degli autori di “Hotel Penicillina: Storia di una grande fabbrica diventata rifugio per invisibili” immediatamente vicino quando si decide di dialogare con lui.

In un periodo di confinamento fisico le attività spesso si trasferiscono in una realtà parallela, virtuale. Questo trasferimento rischia di far percepire poco l’affinità, l’empatia tra le persone. In alcuni magnifici casi, però, lo schermo e la connessione non fanno altro che amplificare le relazioni tra coloro che si sono ritrovati davanti ad uno schermo per un determinato evento.

È esattamente questo ciò che è successo durante la presentazione del libro: “Hotel Penicillina: Storia di una grande fabbrica diventata rifugio per invisibili”, mercoledì 24 marzo presso il Bilbiopoint Perlasca quando una semplice presentazione di un libro si è trasformata in una festa della conoscenza del territorio tiburtino.

Su questo giornale ne avevamo dato notizia qualche giorno prima dell’evento https://abitarearoma.it/i-prossimi-appuntamenti-del-bibliopoint-perlasca, e chi volesse rivedere la presentazione lo potrà fare andando sulla pagina Facebook del Bibliopoint Perlasca.

Fra i tre autori, Andrea Turchi, contattato grazie all’interessamento di un’amica che frequenta ed anima il Bibliopoint, e per il quale scrive delle splendide recensioni dei libri che mensilmente leggono nel gruppo di lettura, ha di buon grado accolto il mio invito ad una breve intervista.

L’intervista

PenicillinaCome è nata l’idea di scrivere un libro proprio sulla ex fabbrica della penicillina?

Grazie all’indimenticato Giorgio Nebbia che mi spinse ad intraprendere questa avventura. Quando dico “spinse” lo intendo nel senso più fisico del termine, Giorgio quasi mi costrinse a scrivere, e prima ancora a ricercare notizie utili. Se pensava che il progetto fosse un buon progetto, non lasciava passare un secondo senza lavorarci, e questo valeva anche per i suoi collaboratori o per i suoi amici. Purtroppo non ha potuto vedere editato il libro, ma ha partecipato a tutta la sua preparazione.

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Il libro parla e narra la storia della prima fabbrica di penicillina in Italia, com’è stato per un chimico scrivere in maniera romanzata di questo argomento?

L’esperienza dell’insegnamento prima e la lunga collaborazione di oltre due decenni con la Treccani mi hanno aiutato moltissimo. Sia prima sia dopo, grazie anche ad alcuni colleghi, esempi di grande professionalità e competenza, che ho avuta la fortuna e l’onore di poter frequentare ho compreso quanto sia particolarmente difficile parlare e spiegare un argomento in maniera facile e comprensibile a tutti. Nel libro cerco, appunto, di raccontare in maniera semplice, ma non semplicistica, le vicende storiche di questa fabbrica che rappresenta un unicum nel panorama nazionale.

Uno scrittore ha i suoi libri e testi preferiti, ma quando si parla dei libri scritti da lui è sempre difficile guardarli con distacco., Nello scrivere il libro ha avuto un capitolo, per così dire, preferito ed uno un po’ più ostico da completare?

No, non mi senti di avere figli e figliastri, ma ho riscontrato alcune difficoltà nella stesura di alcuni capitoli, soprattutto quelli riferiti agli ultimi anni della fabbrica, perché sono poche e non facilmente reperibili le informazioni. La fine della produzione farmaceutica era annunciata da tempo, ma i diversi passaggi e non sono ben chiari ed è stato un lavoro certosino ricollocare tutto nel giusto ordine. Narrare dei primi anni della fabbrica e immaginarmi come fosse la Via Tiburtina e tutta l’area che circonda la fabbrica, così diversa da come è oggi, è stata forse la pare più soddisfacente ed affascinante.

Chimico, insegnante, divulgatore e scrittore.  Ha un pubblico al quale pensa quando scrive?

Dopo e grazie all’esperienza in Treccani ho imparato a non pensare ad un pubblico destinatario, ma a divulgare il più possibile concetti e informazioni. I primi tempi in questo ruolo di collaborazione con un’istituzione culturale come la Treccani sono stati abbastanza impegnativi anche perché “la Treccani” giudicava in maniera aristocratica il suo essere istituzione culturale, quasi fosse un guardiano di una torre, la cultura, appunto, inespugnabile. A me, se devo essere sincero mancava l’esperienza con i ragazzi, i laboratori con loro e la loro capacità di cogliere l’essenza delle cose andando oltre la semplice informazione didattica. Ripensando alla domanda, c’è un pubblico al quale, istintivamente, dedico il mio lavoro: i giovani!

Ed ora l’ultima domanda: altri libri, altre fabbriche in programma?

È difficile trovare una situazione così complessa e al tempo stesso affascinante come la fabbrica della penicillina, ma ci sono sicuramente altre strutture che per storia ed importanza chimica ed economica prima e degrado poi potrebbero essere oggetto di nuovo e futuri lavori. La Squibb, l’ex Lanificio Luciani e la Snia Viscosa ad esempio.

 

L’intervista ad Andrea Turchi termina, per il V Municipio con una possibilità di rinnovare l’intervista appena svolta parlando di una parte importante del nostro territorio, magari chissà, quando l’autore presenterà un libro sulla fabbrica di Via Prenestina e le condizioni del suo degrado saranno state modificate.

Per chi volesse acquistare il libro:

Anna Ditta, Marco Passaro, Andrea Turchi, Hotel Penicillina: Storia di una grande fabbrica diventata rifugio per invisibili, Infinito edizioni.

 


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