

Un tallone d’Achille
Se fossi amante del complottismo, come oggi è sempre più di moda esserlo in un dialogo salottiero. dove ormai si snobbano i veri temi politici da trattare, sguazzerei felice nell’intravedere un evidente legame tra la casetta con la separazione dei figli dai genitori, come un’utile premessa per aprire la strada al bosco che la contestata casa editrice, sotto la Nuvola, avrebbe di sicuro fatto esplodere nella successiva mostra del libro, dedicata da Roma ogni anno alla piccola e media editoria.
In definitiva si tratterebbe sempre di un confusionario casino o casetta che chiama in causa il bosco, stimolandomi il ricordo di quando ero bambino. Sfollato in lucchesia dalla mia città, perché obiettivo sensibile per essere bombardata. Non ho dimenticato il proverbio popolare, in bocca sovente ai contadini del luogo che usavano ripetere: “Nel bosco tagliato, non ci stanno assassini!”
Ma non amo il complotto e, caso mai. sono portato a condividere il commento e l’opinione di Aldo Cazzullo che non avrebbe fatto troppo rumore, per evitare di pubblicizzare le edizioni sul fascismo, il nazismo e tutta la letteratura a supporto.
Inoltre affermando che, al di là delle vendite, dopo l’acquisto poi certi libri pallosi devono essere letti… Così, come è piuttosto evidente quanto il comportamento fascista non si acquisisca leggendo, quanto semmai con l’abitudine diffusa a non leggere.
Ricordo che un tizio, al quale rimproveravano la poca tendenza alla lettura, si difese affermando orgogliosamente che: “nell’adolescenza leggetti tutte le avventure di Rin Tin Tin.” Quando l’interlocutore lo corresse con: lessi, evidentemente adombrato, rispose risentito: “non Lessi, ho detto RinTinTin!”
Comunque, appurato che l’apologia del fascismo è perseguibile per legge, tutto ruota sul significato del termine apologia e sui limiti che ne descrivono l’area. Non conosco e non sono interessato a mettere il naso tra i testi presentati alla mostra. Ma se alla libreria, oggetto della contestazione, è stato venduto lo spazio, acquistato nel rispetto di una regolare compravendita, è palese che il giudizio spetta a chi è preposto a controllare la liceità dei libri editi, esposti ed acquistabili dai visitatori. Soprattutto, su come i documenti in vendita vengano presentati, pubblicizzati ed offerti con vignette, filmati d’epoca e i commenti che li accompagnano.
E qui mi fermo per due motivi: il primo perché non sono abbastanza curioso da visitare la mostra per farmi un’idea personale e altrettanto ininfluente, sullo stand della casa editrice chiacchierata; secondo perché con la riforma recentemente attuata, ci sarà pure almeno un magistrato, come accadeva un tempo, capace di prendersi la responsabilità di decidere in merito alla questione, denunciandola, o meno, sul possibile reato di apologia.
A mio parere è questo il punto che mette a repentaglio il tallone d’Achille destinato a dipanare tutta la matassa.
Altrimenti, qualunque pubblicazione, a seguito di una ricerca storica sul nazifascismo, rischia di incorrere nel rogo dei testi da dare alle fiamme.
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