I “Bosco” live il 23 dicembre con “Era”

A L'Asino che Vola in via Antonio Coppi 12/D - Roma. Ingresso gratuito

Mercoledi 23 dicembre, in occasione della serata “Musica Equa e Solidale” i Bosco si esibiranno sul palco dell’Asino Che Vola di Roma (in via Antonio Coppi 12/D. Ingresso gratuito), e presenteranno dal vivo il loro album d’esordio “Era”, uscito il 9 settembre 2015.

Per il quarto anno consecutivo torna il mercato di musica indipendente che unisce le realtà del territorio e non: esibizioni, mercatino di Natale con titoli autoprodotti o di piccole etichette, raccolta benefica di strumenti musicali usati, esposizioni di tecnici ed artigiani del settore musicale ed anche una riffa finale con in premio i dischi delle band partecipanti.Bosco 4Si esibiranno, tra gli altri, i romani Bosco, in un live che si muove tra sonorità elettroniche, rock e canzone d’autore, per una delle nuove proposte più interessanti del panorama romano.

Essere genuini coi synth si può, è come cercare un bosco in città, lo trovi se vuoi. È uscito il 9 settembre 2015 “Era”, il disco d’esordio del quartetto romano dei Bosco, preceduto a giugno dal videoclip del brano “La mia armata” tratto dal pluripremiato cortometraggio “Requiem for a Robot” (2013) di Christoph Rainer. Un disco che ha il suono dei fiorai ancora aperti, dell’aria che scorre fra i pini e sotto i ponti, delle scie degli aeroplani che congiungono le città distanti, della prima e dell’ultima corsa di un autobus, del sole in faccia la domenica mattina a fare colazione nel bosco. Un disco che se fosse un quartiere di Roma sarebbe quello di Coppedè, ma che se fosse una persona non ci vivrebbe, vivrebbe in periferia, tra i chioschi, i parchi ed i palazzi, in una città giardino dove il luogo è una promessa di qualcosa che verrà. Andrebbe a scuola con l’autobus, lavorerebbe all’EUR, si incontrerebbe a Via del Porto Fluviale per bere qualcosa. Amerebbe il mercato sotto casa e le serie tv scaricate, guarderebbe la pioggia in primavera da un appartamento all’ottavo piano come dalla tolda di una nave, e poi uscirebbe sul terrazzo a godersi la schiarita, con l’aria pungente che profuma di erba, l’impero delle luci delle case che si accendono, le eco lontane di cani, macchine, treni, e bambini che giocano, fino a guardare di notte la città vuota sfrigolare di elettricità.

“Era per me è come una liberazione, un viaggio attraverso i tre anni della sua scrittura in cui la mia vita è cambiata in tutto ed è stata in continua evoluzione – racconta Daniele, voce e chitarra della band -. Le certezze dei trent’anni non esistono più ed ora che ne ho 34 sento tutto il peso dell’immaturità di cui sono affetto, guardandomi intorno e sentendomi fuori luogo nei vestiti da grande, e lo scrivo. Parlo di disertare questo Paese, di quanto mi senta deluso dalla mia città, dell’amore semplice, umido, proibito, doloroso, vivo, imponente, trascinante, delle mani rapide che si toccano inesperte, dei margarita bevuti sul lungomare con l’odore di una terra straniera che d’estate senti un po’ tua, di tutte le volte che mi sono chiesto cosa sarebbe stato se.”

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