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I furti di rame, un fenomeno allarmante e non solo locale

Molto preoccupanti per l'estensione e la consistenza nonché per le ripercussioni negative per la salute dei cittadini
di Federico Carabetta - 22 Novembre 2013

colli aniene fumiSpegnete quei roghi! Questo è il grido che da decenni proviene dalla zona di via Salviati al Collatino e chiama in causa inutilmente le istituzioni. Ora l’invocazione viene ripetuta coralmente: al popoloso Collatino si unisce l’attiguo quartiere di Colli Aniene, ed anche Ponte Mammolo, Tiburtino e Pietralata con rinnovata forza e pieno di grande speranza dal momento che i mass media hanno nuovamente puntato i riflettori su un fenomeno che non è solo locale ma si è rivelato delle proporzioni preoccupanti per la sua estensione e consistenza nonché sulle ripercussioni negative che produce.

Ripercussioni che investono in generale e in vario modo e misura gran parte delle attività civili, deteriorano irreversibilmente l’ambiente e minano la salute umana. Perché quei veleniferi focolai che ardono nel campo nomadi di Via Salviati innalzando dense colonne di fumo non sono i soli, ma fanno parte di una miriade di analoghi sparsi su tutto il territorio nazionale e che – incuranti di tutto – alimentano un malaffare pressoché planetario incentrato sul commercio illegale del rame.

L’illecito dannoso traffico, è ormai da tempo assodato, conta su un autentico esercito formato da centinaia di ladri, organizzati od occasionali, che di giorno studiano e fanno la posta a strutture ferroviarie di ogni dimensione, centrali e linee elettriche e telefoniche, cantieri di ogni specie e ultimamente agli impianti di illuminazione ed irrigazione di giardini pubblici e privati, ai tetti (ne ha fatto le spese tra l’altro una chiesa romana) alle grondaie e alle fioriere cimiteriali, per saccheggiarli – durante la notte – del rame, il prezioso rosso metallo.

Ramenazionale sui furti di rame, nato proprio per contrastare questo enorme traffico, con i dati raccolti lancia un vero allarme che non sarà d’ora in poi da sottovalutare o addirittura sottacere. Perché qui, in nome di un malinteso senso di accoglienza e solidarietà, si è diventati conniventi di un fenomeno criminoso di vasta portata e dagli effetti gravissimi. Questo, oltre a creare danni economici ingenti ad aziende statali, pubbliche e private, alla collettività in generale, è fonte di grave inquinamento ambientale irreversibile e danni alla salute umana incalcolabili.

Tralasciando la drammatica situazione di chi è costretto a respirare aria avvelenata e puntare esclusivamente sulla questione reato, basta considerare che, nel passato 2012, le denunce per i furti di rame sono state più di 3.400 e 2.092 gli arrestati; nei soli primi 6 mesi del 2013 si sono avuti 11.040 furti (+12,1% vs 2012) con 2.720 denunciati (+41%) di cui 1.631 (+36,7%) in stato di arresto.

Questi dati sono stati esposti di recente durante la Conferenza Nazionale sui furti di rame, presente il Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Alessandro Pansa, nella sede del Gruppo Fs Italiane con la partecipazione del Vicedirettore di Interpol, Jean Michel Louboutin, e il Vicedirettore di Europol, Oldrich Martinu e l’ apporto di esperti quali magistrati, responsabili della Sicurezza delle aziende maggiormente colpite, esponenti delle Forze di polizia nazionali ed internazionali. La Conferenza, organizzata dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, è la prima tavola rotonda che tratta in modo specifico un argomento che riguarda tutti i cittadini per i danni sociali ed economici generati dai furti di rame, perché causa di interruzione del traffico ferroviario, delle comunicazioni e delle forniture di elettricità.

Nell’ultimo triennio 2011-2013 il solo Gruppo Fs Italiane ha stimato un danno economico per i furti di rame su tutto il territorio nazionale in quasi 31 milioni di euro, di cui circa 12 milioni per i costi degli interventi necessari al ripristino della circolazione.

Perciò quei roghi vanno assolutamente spenti e il traffico di rame contrastato in ogni modo e con ogni mezzo, con la sorveglianza intorno ai campi, l’identificazione di ricettatori e trafficanti e con pene finalmente dissuasive e certe, per i danni incalcolabili alla salute umana, al territorio, all’intero sistema produttivo.

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Ci piace chiudere pensando infine alle ore di lavoro perdute: si calcola infatti che è come se ciascuno delle centinaia di convogli carichi di pendolari fosse stato tenuto fermo – in un solo anno – per ben 5 mesi consecutivi.


Commenti

  Commenti: 3


  1. Ottimo articolo a cui aggiungerei soltanto che esiste un altro aspetto del fenomeno fumi tossici, quello prodotto da imprenditori disonesti che si avvalgono dell’opera dei rom per smaltire rifiuti speciali (pneumatici, residui edili, etc) anziché servirsi delle discariche pubbliche. In questo modo si alimentano le discariche abusive intorno ai campi rom che spesso vengono incendiate da “ignoti”.

    • Federico Carabetta


      Sì: il problema dei fumi tossici non è da sottovalutare. Però, nel mio articolo, pur non nominandoli, ho più volte accennato alle conseguenze sull’ambiente e sulla salute umana. In merito a questa, c’è da dire che viene attaccata in due modi: il primo con i fumi e il secondo attraverso l’inquinamento delle falde acquifere. Grazie per l’attenzione.

  2. Juan carlos carabetta


    Yo pensava que ese tipo de crimen era exclusivo de países del tercer mundo.

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