I monumentali alberi di Monteverde

Makaa Jade - 30 Ottobre 2018

Prendendo spunto dalla geniale iniziativa redazionale “Onore ai caduti”, relativo ai numerosi esemplari di alberi colpiti dall’uragano abbattutosi sulla città, giova ricordare che il quartiere di Monteverde vanta la presenza di alberi monumentali, “a cui è stato riconosciuto un valore biologico, storico, culturale e architettonico”.

Nell’articolo “Alberi monumentali di Roma …(etc)” a firma di Eugenio Russo apparso su Roma Today il 24 agosto scorso, si informavano i lettori della stesura di una “guida” per individuare gli alberi monumentali grazie ad un aggiornamento effettuato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestale e del Turismo. Tra i 20 alberi monumentali di Roma, si annoverano quelli presenti a Villa Sciarra e al Gianicolo. Infatti, nella storica villa donata nel 1930 al popolo italiano dall’ultimo proprietario, la ricca ereditiera americana Henriette Tower, si possono ammirare diversi esemplari, scelti per età o dimensioni, per rarità botanica e pregio paesaggistico.

Passeggiando lungo la via Adolfo Leducq, per esempio, ci si imbatte su un raro esemplare di Podocarpo (il pino con cui i buddisti ornavano i loro templi), e sull’insieme omogeneo di Ginkgo biloba, piantato ai primi del ‘900 e caratterizzato da un portamento cadente e dai frutti a forma di ovuli che emanano però un odore nauseabondo. L’impollinazione di questo albero può avvenire anche a 30/40 chilometri di distanza come spiega il sito hotelcentraleroma. Presso l’Istituto Italiano di Studi Germanici, invece, sempre a Villa Sciarra, troneggia un Cedro dell’Himalaya, ritenuto monumentale per la sua architettura vegetale.

Al Gianicolo, invece, in Via Giuseppe Garibaldi 29, nei pressi del Mausoleo Ossario Garibaldino, si erge un cedro del Libano, ritenuto un esemplare monumentale per età, dimensione, forma e portamento.

Per ultimi si possono citare altri due esemplari, non ritenuti monumentali, ma a mio avviso relativamente importanti per la storia del quartiere, situati uno al Gianicolo, vicino al Faro e l’altro presso piazza San Giovanni di Dio.

Lungo la Passeggiata del Gianicolo, esiste uno dei due esemplari presenti a Roma (l’altro è al Campidoglio lungo la cordonata michelangiolesca, presso la statua di Cola di Rienzo) di Phytolacca dioica, di origine argentina presso il cui popolo si chiama Ombù e pervenuto a Roma grazie a Baldassarre Ladislao Odescalchi, fondatore della cittadina di Ladispoli, sul litorale romano, e piantato qui nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità di Italia. L’altro esemplare invece è il pino di Piazza San Giovanni di Dio che, secondo il monteverdino Giuseppe Lorin, indicava il quartier generale di Garibaldi al Gianicolo. Nel settembre 2006 un gran numero di cittadini si opposero all’abbattimento del grande pino, “difendendolo strenuamente” secondo la testimonianza di Paolo Ricci, estrapolata dalla sua Lettera a Veltroni del 18 luglio 2007.

In conclusione si può estendere l’opinione di Fabio Grilli secondo cui ”i pini di Roma rappresentano un patrimonio imprescindibile per la Capitale e sono parte integrante del paesaggio: dei veri e propri monumenti” a tutti gli alberi, anche a quelli caduti.

Makaa Jade


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