I ricordi dei nostri nonni negli acquarelli di Ettore Roesler Franz

Colori di una Roma scomparsa al Museo di Roma in Trastevere

Fino al 24 al Museo di Roma in Trastevere, sarà possibile, dare corpo, tramite le immagini, ai ricordi della Roma antica che ancora ci narrano nostalgici i nostri nonni. Come? Attraverso gli acquarelli di Ettore Roesler Franz “Paesaggi della memoria”, che sono la testimonianza a colori della Roma sparita di fine Ottocento, la città che nel centenario della sua morte gli rende omaggio con questa suggestiva mostra

L’esposizione nasce dalla collaborazione tra l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma e la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri, desiderosi di sviluppare il rapporto di promozione culturale congiunta stabilita tra le due Istituzioni e rinnovata dalla firma in Campidoglio il 3 aprile 2007 di un Memorandum d’Intesa.
La mostra si snoda tra memorie e immagini di quartieri, vicoli e case attraversati da genti e mestieri ormai scomparsi. Gli acquarelli di Roesler sono una splendida testimonianza piena di colori, una restituzione alla città di una Roma sparita. Pastelli che con romantica determinazione tratteggiano fedelmente i riti e gli scorci della capitale, ormai mutata dall’inesorabile progresso. Ma se passeggiando nel cuore di Roma chiudessimo gli occhi per un istante dopo aver accolto con lo sguardo e con l’anima un acquarello di Roesler, potremmo di certo sentire il profumo del pane, delle vecchie botteghe, il chiacchiericcio delle donne romane, con i fagotti in testa, lo scalpitio dei bimbi che si rincorrono tra i vicoli di Roma bella e i vecchi che sbicchierano nelle osterie ai limiti della bonaria sobrietà.
Ettore Roesler Franz  ci appare padrone assoluto della difficile tecnica dell’acquarello, testimone dei profondi cambiamenti vissuti da Roma capitale d’Italia nel 1870 ed ancora dopo l’ultima disastrosa alluvione.
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Il rapido processo di modernizzazione della città pretese mutamenti irreversibili, come le rive del Tevere – dove furono abbattuti gli edifici costruiti a ridosso del fiume per far spazio ai muraglioni di contenimento -, le trasformazioni di Piazza Venezia, del Ghetto e dei rioni storici di Borgo, Trastevere e Monti.
79 acquarelli a cui l’artista lavorò dal 1876 al 1895, a riprova del suo amore per questa tecnica che riteneva essere il mezzo migliore per riprodurre le vedute campestri ed in particolare la trasparenza dei cieli e delle acque in un percorso che abbraccia le due sponde del Tevere, la riva destra e la riva sinistra, con la vita dei romani che scorreva nei vari rioni in una realtà incontaminata. Gli acquedotti della campagna romana, giganti dell’acqua, con i loro grandiosi ponti.
Suoi soggetti preferiti sono i paesaggi della campagna romana, laziale e abruzzese, le vedute di Tivoli e quelle inglesi, ma la notorietà di Franz resta indissolubilmente legata alle tre serie di Roma sparita, che ancora oggi ci suggestionano facendoci immaginare una Roma che ormai non vive più. Tutte le opere descrivono con sensibilità antropologica le molteplici attività della vita quotidiana in una città ancora padrona di una dimensione umana e sociale: gli acquaioli, i vaccinari, i vascellari, i tintori, i traghettatori, i mugnai, i pescatori, i legnaioli, i marinai, le lavandaie, i fiumaroli.  

 

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