

Piccolo manualetto di buona creanza per la partecipazione a cerimonie religiose
Alla fine del mese di maggio, sempre affollato da tante cerimonie diverse nelle parrocchie, mi sono reso conto che è più che mai necessario un bon ton dell’invitato – non credente – a cerimonie cattoliche. Ecco di seguito alcuni semplici suggerimenti.
Cercate di non fare brutte figure, quando siete invitati a una cerimonia. Se non siete credenti, chiedete di cosa si tratti e valutate se è il caso di sottoporvi a una o due ore di riti incomprensibili e forse noiosi.
Si può anche rispondere che si arriverà per il rinfresco, oppure aspettare fuori la conclusione del rito. Se decidete di partecipare, è educato uniformarsi ai costumi del luogo e alla fede di chi vi ha invitato, per non correre il rischio di fare figuracce oppure di offendere.
Lasciamo da parte ogni polemica confessionale o politica, non è necessario che si venga a sapere proprio durante la cerimonia che non siete credenti. Sbuffare, ridere o chiacchierare non vi faranno sembrare persone libere, ma solo maleducate.
Ciò che vedrete non è sempre tutto cattolico o religioso: tradizioni culturali e rimasugli di paganesimo sono ancora presenti, ma ciò che continua a farsi da duemila anni, o anche più, dovrebbe comunque pensare che serva a soddisfare un’esigenza umana di una certa importanza. Se vi annoiate, potete sempre passare il tempo a riflettere su questo.
Battesimi, prime comunioni, cresime degli adulti, matrimoni e funerali si svolgono in chiesa o in una basilica. Salvo rare eccezioni, non è permesso l’ingresso a cani (salvo i cani guida) o ad altri animali e non sempre è possibile trattenersi con essi all’esterno in attesa della fine del rito. Se per voi è molto importante, consiglio un sopralluogo o una telefonata alla segreteria parrocchiale.
I bambini, è inutile dirlo, sono sempre i benvenuti; in alcune chiese vi sono luoghi dedicati ai più piccoli, dove i genitori possono partecipare senza sentire imbarazzo per il chiasso dei figli. È quasi sempre possibile l’accesso alle carrozzine per disabili: anche le chiese più antiche hanno ora le rampe.
Non tutti i vestiti sono adatti al luogo sacro e il non rispettare le norme potrebbe impedirvi l’accesso alla chiesa. Che voi la pensiate in modo diverso non ha alcuna importanza: a casa di altri si fa come vogliono loro.
Infradito, pantofole, pinocchietti e parei sono indice di cattivo gusto e andrebbero evitati, ma spesso non sono di ostacolo; l’ingresso sarà invece impedito a chi si presenti con vestiti attillati o sbracciati, gonne o pantaloncini sopra le ginocchia, corpetti che lascino scoperto il seno, indumenti trasparenti, tute da yoga, leggings o simili.
Evitate discussioni di teologia su questo argomento e la vostra battaglia contro il caldo estivo non è motivo sufficiente a lasciarvi entrare indossando vestiti considerati indecenti. Si può ovviare con uno scialle leggero o una gonna lunga per il solo tempo che trascorrete in chiesa.
In Italia è consuetudine per gli uomini togliersi il cappello quando entrano in luogo chiuso; alle donne è permesso un cappellino, purché non impedisca la visuale alle persone alle spalle. Una particolare sobrietà si richiede a coloro che svolgono un servizio sotto gli occhi di tutti: vestiti stravaganti, magliette con loghi commerciali, abiti da lavoro e tute da ginnastica non sono adatti a coloro a cui è stato affidato un incarico o per chi rivesta il ruolo di padrino o madrina o testimone di nozze.
È d’obbligo arrivare con anticipo sufficiente a salutare i festeggiati prima che entrino in chiesa. Una volta entrati, non si salutano più neanche parenti o amici se non, al più, con un cenno del capo.
Il cellulare va spento; se c’è vera necessità, si tenga acceso su “non disturbare”, ma il rispondere o il precipitarsi fuori va del tutto evitato: non passerete inosservati. Il mangiare, il masticare gomme o il fumare all’interno sono poi fuori luogo, in ogni senso.
Chi dovesse arrivare a cerimonia iniziata, qualunque ne sia stato il motivo, non andrà mai e poi mai a salutare i suoi ospiti alle prime file, recando così disturbo alla cerimonia; si attenda la fine per porgere auguri o condoglianze di rito. Durante i funerali, se a cerimonia iniziata pensate di percorrere tutta la chiesa per disporre la vostra corona di fiori affianco alla bara, non fatelo! Ricordiamoci che la cerimonia non è a vostro lustro, ma per la gioia o il sollievo di chi ci ha invitati: qualunque atteggiamento che attiri su di voi l’attenzione è alquanto scortese.
Sono di disturbo le persone che rimangono in piedi quando vi sono a disposizione posti a sedere, ma ancor più lo è vederle agitarsi per comunicare con gli amici attraverso la chiesa. Quel continuo brusio di coloro che chiacchierano con i propri vicini non sarà ricordato con gioia da chi vi ha invitato; per questo, se vi state annoiando, approfittatene per schiacciare un sonnellino: vi sentirete più energici e procurerete minore disturbo; chi volesse invece approfittarne per le proprie devozioni personali, lo faccia pure, ma nel segreto della propria coscienza, perché sarebbe quanto meno indelicato girare per la chiesa ad accendere lumini, toccare statue o cimentarsi in qualsivoglia manifestazione esteriore: dimostrerete più la vostra impazienza che la vostra devozione.
Durante la Messa è frequente la raccolta della questua, ovvero di una offerta che serva a coprire le spese della Messa stessa (luci, olio, incenso, vino, ostie…), le spese della parrocchia e le richieste dei poveri; non è obbligatoria, ma se si vuol dare qualcosa, si eviti di sfruttare questa occasione per liberarsi di quei centesimi che nessuno più accetta.
Nella Messa è previsto il rito di “scambio della pace”; in genere si tratta di una stretta di mano, che va sempre limitata alle sole persone vicine, senza spostarsi.
Infine, durante la processione eucaristica, quando si forma la fila per ricevere l’ostia consacrata, non ci si approfitti dei movimenti dell’assemblea per raggiungere le prime file a porgere auguri o condoglianze: è quanto di più irrispettoso possa essere fatto.
I battesimi dei bambini si possono svolgere sia durante la Messa domenicale, sia al di fuori di essa. Al padrino e alla madrina sono richieste alcune qualità: l’aver compiuto 16 anni; l’aver ricevuto la cresima; il non aver subito scomuniche; l’essere sposati con rito cattolico, se sposati, o il non convivere con un partner, se invece si è single; e infine vivere una vita conforme alla fede che si è chiamati a testimoniare.
Non è il caso di offendersi se non si è scelti per questo ruolo, soprattutto se non abbiamo le qualità qui elencate: non si può pretendere ciò a cui non abbiamo diritto. Nel caso della cresima è richiesto o il solo padrino o la sola madrina.
La Messa delle prime comunioni rimane la cerimonia di solito più partecipata. È spesso previsto un solo fotografo, a evitare che genitori, nonni e zii si sbraccino per attirare l’attenzione dei bambini o vaghino per la chiesa alla ricerca della foto perfetta: rispettiamo il luogo e il momento e lasciamo che il fotografo faccia il proprio mestiere.
Per quanto riguarda il matrimonio, ai testimoni non è richiesto che di essere maggiorenni e di avere la capacità di intendere e di volere. Protagonisti sono gli sposi ed è bene che suoceri e suocere lo tengano a mente: non è per la loro gioia che si celebra quel matrimonio e a loro non spetta alcun ruolo speciale.
Quanto di inappropriato abbiamo elencato, lo è sicuramente ancora di più in occasione di un funerale. Alla fine della celebrazione uno dei parenti può ringraziare le persone intervenute e dire un breve pensiero sul caro defunto. Senza aver chiesto il permesso ai parenti e aver informato in anticipo il sacerdote non è opportuno prendere la parola o leggere testi; se ci è stato concesso, ricordiamo comunque che siamo in luogo sacro durante una cerimonia religiosa: si evitino testi di altre religioni o credenze, racconti volgari, rivelazioni di segreti o rimproveri verso qualche parente o amico, e quanto possa comunque essere motivo di ulteriore dolore.
Se al funerale segue la tumulazione della bara al cimitero, è importante che in quel momento così doloroso ci siano vicino ai parenti i loro amici più cari. Esiste anche la bella tradizione di ritrovarsi a una ulteriore Messa per il defunto nell’ottavario (dopo una settimana) e nel trigesimo (dopo un mese) lì dove si è celebrato il funerale, o dove sia ritenuto più comodo: si tratta di una Messa senza riti particolari.
Potrebbe capitare – anche se più di rado – di partecipare alle ordinazioni, ovvero al rito in cui si diventa diaconi, o preti o vescovi. Non c’è da agitarsi: funziona come qualsiasi altro rito cattolico. Prima di essere ordinati «presbiteri» (da cui la parola «prete») si è sempre ordinati «diaconi» (almeno 6 mesi prima), così che, se siete stati invitati al diaconato, sappiate che dopo qualche mese riceverete l’invito anche al presbiterato. Quello che in genere più preoccupa in questi casi è il regalo da fare. Evitate il fai-da-te. Quasi sempre chi viene ordinato predispone una “lista di nozze” presso negozi di libri o di materiale religioso, ben conoscendo le difficoltà che molti hanno a riguardo.
Lo stesso vale per l’ordinazione episcopale (ovvero, a vescovo). Più difficile da gestire è la consacrazione religiosa, cioè l’emissione dei voti di castità, povertà e obbedienza in un Istituto religioso (diventando monaco, frate, consacrato o suora), perché sono differenziati gli usi di ciascuna famiglia religiosa e sarà necessario informarsi presso qualche persona appartenente all’Istituto di cui entra a far parte il vostro parente o amico.
Partecipare a questi riti può essere una buona occasione per conoscere, apprezzare e gustare ciò che da ormai due millenni dona gioia a tante persone. Mi sono limitato a consigliare come comportarsi in questi frangenti, ma se volete capire cosa succeda nei riti (o ciò che i credenti credono che lì succeda), sarà bene che chiediate lumi al parroco a voi più vicino: non è mai tempo perso conoscere il mondo a cui appartengono i vostri vicini.
Ogni anima è un mondo a sé, è vero, eppure in tanti si sentono partecipi di un unico credere e di un sentire comune; capire ciò che unisce quelle persone insegna moltissimo su ciò che noi esseri umani davvero cerchiamo nella nostra esistenza. E quindi, se volete… buon viaggio all’interno dell’umanità!
don Domenico Vitulli
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