Il commiato di un docente al termine del suo ultimo anno di carriera scolastica

Francesco Sirleto - 14 Giugno 2020

Il prof. Francesco Sirleto dal prossimo primo settembre sarà in pensione per raggiunti limiti di età. Poiché dai primi di luglio, subito dopo la fine degli imminenti esami di Stato, lascerà definitivamente la scuola nella quale ha insegnato per 31 anni consecutivi storia e filosofia, ha voluto lasciare ai suoi colleghi, ai suoi alunni e a tutti coloro con i quali ha collaborato in questi decenni nel liceo Benedetto da Norcia, un messaggio di commiato. Lo pubblichiamo volentieri, ringraziandolo per la proficua e gratuita collaborazione finora offerta al nostro giornale da moltissimi anni e che, speriamo, possa continuare ancora a lungo.

 

Il Commiato

 

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“Non c’è un unico tempo: ci sono molti nastri/ che paralleli slittano/ spesso in senso contrario e raramente/ s’intersecano. È quando si palesa/ la sola verità che, disvelata,/ viene subito espunta da chi sorveglia/ i congegni e gli scambi. E si ripiomba/ poi nell’unico tempo. Ma in quell’attimo/ solo i pochi viventi si sono riconosciuti/ per dirsi addio, non arrivederci.”

(E. Montale, Tempo e tempi, da “Satura”).

Tra pochi giorni terminerò la mia lunghissima carriera scolastica. Ben 31 anni consecutivi di tale percorso li ho trascorsi nel Benedetto da Norcia, storico e benemerito liceo periferico, un liceo che ha ormai superato il mezzo secolo di vita, un liceo che è stato, finora, un formidabile strumento culturale e di promozione sociale per numerosi ragazzi dei quartieri della periferia est di questa nostra città, Capitale d’Italia da 150 anni.

La presenza e la quotidiana infaticabile attività del liceo Benedetto da Norcia ha contribuito – almeno sul piano della diffusione delle conoscenze e dei valori etici che sono a fondamento della convivenza e della coesione della nostra comunità cittadina – a ridurre la forbice che separa gli abitanti dei quartieri “bene” della città dalle fasce sociali meno abbienti e meno fortunate che risiedono nelle periferie. L’inclusione, anche negli anni in cui questa parola era quasi sconosciuta, ha sempre, fin da quel lontano 1968 (anno di nascita di questa nostra scuola), ispirato e informato l’offerta formativa d’Istituto concretizzata, attraverso il loro duro e paziente lavoro nelle aule scolastiche, dalle centinaia e centinaia di docenti che si sono avvicendati nei suoi numerosi consigli di classe.

Mi vengono in mente, in questo momento, i volti di colleghe e di colleghi che ho conosciuto e che, nei miei confronti, si sono rivelati pazienti e prodighi di consigli, consigli che mi hanno aiutato a crescere umanamente e professionalmente. Tra tutti una menzione speciale merita il carissimo collega, recentemente scomparso, Giorgio Meiorin: autentico e esemplare professore di liceo, amante del suo “mestiere”, un uomo di vastissima cultura e di illimitata curiosità nei confronti di ogni aspetto della realtà, raffinato musicologo, viaggiatore infaticabile, linguista eccellente. Mi ritengo fortunato per averlo avuto collega nella stessa sezione e per l’amicizia dimostratami in ogni occasione, scolastica ed extrascolastica. Vorrei ringraziare anche tutti quei colleghi che, nel corso degli anni, hanno lasciato la scuola per limiti di età e con i quali cerco faticosamente di mantenere i contatti. Sono orgoglioso del modesto ma spero positivo contributo da me offerto a questa scuola.

Mi ritornano alla memoria anche moltissimi volti e nomi di alunne e di alunni con i quali ritengo di aver instaurato un rapporto a volte sereno, a volte conflittuale, ma sempre produttivo e finalizzato alla crescita, per loro di conoscenze, capacità critiche e senso di responsabilità; per me di continuo miglioramento professionale. Tra questi studenti non posso dimenticarne tre, due ragazze e un ragazzo, accomunati da un triste e tragico destino, scomparsi a causa di incidenti stradali dopo appena due soli anni dal conseguimento del loro diploma di maturità: Francesca Sortino (21 anni) nel 1992; Laura Bucceri (21 anni) nel 2006; Alessandro Gattanella (21 anni) nel 2018. Veder crescere e maturare giovani pieni di vita, intelligenti e ricchi di volontà e di capacità, e venire a saper che questa vita è stata interrotta all’improvviso, e nel più crudele dei modi, è sicuramente uno degli eventi più tristi e dolorosi che possano capitare ad un insegnante che ama profondamente il proprio lavoro.

Una scuola, ripeto, il Liceo Benedetto da Norcia, che ha sempre dimostrato l’acquisita e interiorizzata comprensione del profondo significato contenuto nell’art. 34 della nostra bellissima Costituzione: una scuola aperta a chiunque e, soprattutto, aperta al mondo esterno, ai suoi problemi piccoli e grandi, una scuola perfettamente in linea con quei valori classici e umanistici che sono alla base delle conoscenze apprese, giorno dopo giorno, dai nostri alunni: la libertà, la solidarietà, la responsabilità, l’eguaglianza, l’umanità; una scuola capace anche di accogliere e di valorizzare le “diversità”, di farne uno strumento e un’opportunità di crescita culturale e umana. Una scuola, inoltre, nella quale quella libertà d’insegnamento sancita dall’art. 33 della medesima Carta, non è mai rimasta teorica petizione di principio, ma è sempre stata attuata concretamente nelle scelte e nei programmi, nelle iniziative e nei progetti, anche extrascolastici, dei suoi docenti.

Una scuola, la “mia”, che anche in questi ultimi mesi, di forzata chiusura causata dalla pandemia e dalla conseguente normativa emergenziale, ha saputo affrontare con intelligenza, capacità di adattamento e mettendo in campo insospettabili doti di sostegno psicologico a vantaggio dei nostri studenti, quella “cosa” nuova e sconosciuta, piombataci tra capo e collo, che si chiama “didattica a distanza” (acronimo: DAD). Perfino con e nella DAD, alla quale abbiamo risposto con una rapidissima e riuscita “formazione” sul campo, abbiamo saputo dimostrare di poter far bene il nostro lavoro anche in circostanze estreme. Sono convinto che le mie colleghe e i miei colleghi possano e debbano esprimere soddisfazione per quello che hanno saputo realizzare, mettendo da parte atteggiamenti “piagnoni” che, a mio avviso, sono del tutto fuori luogo, soprattutto se si pensi all’impatto che la pandemia ha comportato per numerose categorie di lavoratori meno fortunate della nostra.

Sono altresì convinto che l’esperienza della pandemia potrebbe essere un’occasione da non perdere, al fine di un reale cambiamento nel modello di sviluppo che, così come si è caratterizzato fino ad oggi, si è basato sull’espansione irrazionale dei consumi, con ripercussioni negative e a volte tragiche  sulla vita degli esseri umani  e dell’intero eco-sistema. E’ necessario, a mio avviso, oggi più di ieri, imboccare una diversa direzione, che punti su uno sviluppo eco-sostenibile, sulla tutela del territorio e delle condizioni di vita di tutte le specie viventi, che assicuri, alle future generazioni, la possibilità di una vita degna di essere vissuta.

Se cominceremo, come io spero, a intraprendere questo nuovo percorso, un ruolo essenziale lo dovranno giocare la scuola e la cultura; solo con l’istruzione e con la cultura, che devono diffondersi sempre più e in modo più inclusivo, è possibile formare nuove generazioni in possesso di valori autentici, valori in grado di soppiantare i falsi miti del denaro facile, dello sballo, del divertimento a tutti i costi.

Concludo, con queste riflessioni e con questa speranza, il mio commiato. Spero di non aver dato troppo fastidio a nessuno di coloro che si sono imbattuti sulla mia strada; se, al contrario, ho provocato malumori e dispiaceri, chiedo umilmente scusa.

 

Francesco Sirleto*

 

 

Francesco Sirleto, nato in Calabria nel 1953, residente a Roma dal 1962. Si è laureato, all’Università La sapienza Roma, in filosofia e in pedagogia. Dal 1983 docente di ruolo di storia e di filosofia nei licei. In servizio dal 1989 presso il liceo classico Benedetto da Norcia di Roma. Ha pubblicato varie opere di storia locale e di storia dei movimenti popolari per la casa e i servizi nelle periferie romane. Ha tradotto, dal tedesco, il manuale di Patrologia di Hubertus Drobner (Piemme 1998). Collabora con varie riviste on-line, occupandosi di politica della scuola e dell’istruzione, di filosofia, di storia delle periferie urbane. E’ stato amministratore locale dal 1993 al 2001.


Commenti

  Commenti: 5


  1. Grazie Francesco, grazie infinite per tutto quello che hai saputo regalarci in questi meravigliosi anni passati insieme. Non parlo soltanto di cultura e conoscenze, in cui sei un indiscusso maestro, ma della generosità, dell’entusiasmo e dell’energia che ti contraddistinguono e muovono qualunque tua azione. Non hai fatto altro che aiutare gli altri, dal primo studente all’ultimo dei derelitti, con un sostegno economico, morale, pratico, che a volte mi hanno veramente commossa. Hai accompagnato centinaia di alunni in viaggio di istruzione con una preparazione unica ed un impegno continuo a 360°, facendo secondo necessità il professore, l’amico, l’infermiere, il padre, il confessore, sempre primo ad alzarti ed ultimo ad andare a letto, hai regalato un sorriso e un abbraccio a chi ne aveva bisogno e non hai chiesto nulla, non ho mai ascoltato un lamento neppure quando hai affrontato da solo gravissimi lutti e difficoltà. Sarai sempre un combattente, un guerriero, un meraviglioso viaggiatore e mi ritengo veramente fortunata di essere stata tua collega e di essere tua amica. Il liceo Benedetto da Norcia ed il quartiere non sarebbero gli stessi senza di te.


  2. Caro Francesco, è stato un onore averti collega ed amico per così tanti anni (anch’io sto al Benedetto da Norcia dal 1990!).
    Ammiro la tua poliedrica formazione umana e culturale; nonché la rara sensibilità. “Il diavolo e l’acqua santa” – insegno religione -: Così eravamo soliti salutarci nei corridoi della scuola; con una postilla, però: “Chi è l’uno e chi l’altra, tra noi due? Non lo abbiamo mai potuto accertare …


  3. Grazie Francesco per la tua bellissima lettera di commiato. Sono cinque anni che lavoro al Benedetto da Norcia e il confronto con te è sempre stato arricchente e motivo, per me, di importanti riflessioni. A settembre mi mancheranno tanto le nostre conversazioni nei corridoi della scuola sui temi più attuali, e la tua simpatica e vivace umanità. Sicuramente ci sarà modo di ritrovarci e di mantenere vivo il filo della nostra amicizia. In bocca al lupo con tutto il mio affetto per questa tua importante separazione……!.
    Un abbraccio Dorina


  4. Grazie prof. Francesco Sirleto, per tutto quello che hai fatto e che immagino continuerai a promuovere e muovere culturalmente sul nostro territorio e non solo. Grazie per aver trasmesso innumerevoli fondamenti culturali ai tuoi allievi. Grazie inoltre per aver reso la scuola più democratica e alla portata di molti, sempre più volenterosi e con grande stima nei tuoi confronti. Grazie anche perché hai dato opportunità e formato i nostri figli affinché possano in seguito comprendere che c’è bisogno di un futuro migliore e che non potrà fare a meno della kultur.
    Con grande stima e considerazione.
    Eligio Lupo


  5. Gentile Professor Francesco,
    so con quanta passione,dedizione e professionalità ti sei dedicato alla scuola (e soprattutto agli “studenti”…..che secondo me non è proprio la stessa cosa!)Insegnare=in +”signare” ,l’insegnante quindi è colui che “incide, imprime dei segni nella mente”…io sono certa che i “segni”che tu hai lasciato nei tuoi alunni saranno indelebili !
    Con ammirazione .
    Marcella casini

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