Il decennale della strage di Nasiriyah: una ferita che ancora sanguina!

di Luciano Di Pietrantonio - 12 Novembre 2013

CadutiDiNassiriyaIl 12 novembre è una data dolorosa, per tutti gli italiani, perché è l’anniversario della strage di Nasiriyah avvenuta nel 2003, in cui diciannove connazionali “donarono il bene supremo della vita ispirandosi a un nobile intento di pace e mirando a sostenere la rinascita ed il progresso civile dello stato iracheno,” divenendo così “ un esempio di mirabile dedizione al senso del dovere e dell’amor patrio.” Con queste parole il Presidente della Repubblica Napolitano ha ricordato la più grave strage di nostri militari e civili, dalla seconda guerra mondiale.

Questo decennale riporta anche alla memoria l’eccidio o il massacro di Kindu, dell’11 novembre 1961, un triste e drammatico episodio accaduto nell’ex Congo belga, dove furono trucidati, in circostanze misteriose e strazianti, in circostanze misteriose e strazianti, tredici aviatori italiani del contingente dell’Operazione Onu in Congo, inviato a ristabilire l’ordine nel paese sconvolto dalla guerra civile. Fino al drammatico attentato di Nasiriyah, questo era l’episodio più grave, per missioni di pace, che aveva colpito l’Italia.

Cosa avvenne a Nasiriyah, città irachena, capoluogo della regione di Dhi Qar, sede di importanti giacimenti petroliferi?

Era il 12 novembre 2003, alle ore 10,40 ora locale, le 8,40 in Italia, un’autobotte carica di carburante ed esplosivo, scoppiava davanti alla base, facendo strage dei nostri connazionali nel paese asiatico. Oltre a 9 morti iracheni nell’attentato alla base italiana, vengono uccisi 12 carabinieri, 5 militari e 2 civili, restano ferite 58 persone. Sui mandanti si è ipotizzata la responsabilità di al-Zarqawi, e di una cellula libanese vicina ad al-Qaeda. E’ importante ricordare, fra i tanti atti di eroismo e di altruismo, accaduti in quella circostanza, la vicenda dell’appuntato dei Carabinieri Andrea Filippa, di guardia all’ingresso della base “Maestrale,” è significativa, perchè riesce ad uccidere i due attentatori suicidi, tant’è che il camion non esplode all’interno della caserma ma sul cancello di entrata, evitando così una strage di più ampie proporzioni.

Una risoluzione dell’Onu del maggio 2003, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invitava tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell’Iraq, il nostro Paese partecipa attraverso la missione “Antica Babilonia,” fornendo forze armate dislocate nel del Paese. L’impegno italiano inizia nel luglio 2003 con finalità di peacekeeping (mantenimento della pace), fra i compiti assegnati al contingente italiano: ricostruzione del “comparto sicurezza” iracheno, attraverso l’assistenza per l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze, a livello centrale e locale, nell’ambito Nato; concorso al ripristino di infrastrutture pubbliche ed alla riattivazione dei servizi essenziali; rilevazioni radiologiche, biologiche e chimiche, oltre a sostegni per l’ordine pubblico, alla gestione aeroportuale, azioni di bonifica e controllo del territorio e contrasto alla criminalità.

La sostanza della missione, in termini pratici, era quella di favorire la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione, anche con intese sul piano bilaterale. Oggi a 10 anni da quella tremenda mattina del 12 novembre 2003, le illusioni di una veloce ed efficace ricostruzione dell’Iraq, dopo Saddam Hussein, sono ancora illusioni perché in realtà si è avviata una transizione incompiuta verso il nuovo Iraq, che non ha ancora trovato istituzioni e simboli in grado di ricompattarlo.

L’istituzione del 12 novembre, voluta dal Parlamento con voto unanime, della “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”, rappresenta il riconoscimento del Paese per coloro che hanno onorato il nome dell’Italia e il nostro tricolore in tutto il mondo.

Inoltre con questa “Giornata”  viene dimostrato l’orgoglio di appartenere ad una Patria che, pagando anche un pesante tributo di vite, è protagonista della comunità internazionale, in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, della democrazia e perfronteggiare il terrorismo in ogni sua forma, ispirandosi ai dettami della nostra Costituzione.

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Nel decennale di Nasiriyah, il dolore e i ricordi dei parenti dei caduti: madri, padri, mogli, figli, fratelli e sorelle, sono ancora una ferita aperta, perchè non si può dimenticare. Forse il fare memoria, tutti insieme, è la dimostrazione che non si è mai soli, anche di fronte ad eventi drammatici.


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