Il Giorno del Ricordo tra memoria e futuro al Quirinale

Celebrato il 9 febbraio 2019

Mentre sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave …”.

Cosa è diventato, nel corso di questi anni, il “Giorno del Ricordo?”. Istituito nel marzo del 2004 con un voto quasi unanime del Parlamento, la ricorrenza che vuole commemorare la tragedia delle “foibe” e l’esodo dei giuliano-dalmati ha di certo contribuito a far diventare quel dramma qualcosa che appartiene alla coscienza di tutti gli italiani, a prescindere dalla loro collocazione politica.

Ma qualche ulteriore riflessione si impone. Questa celebrazione, per una lunga serie di motivi, riconosciuta – istituzionalmente parlando – a parecchi anni di distanza dalle complicate vicende del nostro confine orientale  si è trovata esposta, anzitempo, al rischio dell’usura della memoria che coinvolge tanti altri giorni importanti per il calendario civile del nostro Paese.

La strada per sfuggire a questo pericolo è una sola: bisogna ricordare per non ripetere, dando a quella storia un significato capace di parlare al nostro presente, come è avvenuto lo scorso 9 febbraio al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nel corso della cerimonia, aperta dalla proiezione di un video Rai Storia, sono intervenuti: Il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, Antonio Ballarin; lo storico Giuseppe Parlato; il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi e il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti. Inoltre, il professore Giuseppe De Vergottini, esule di prima generazione, ha portato la sua testimonianza e al termine del suo intervento è stato intervistato da due ragazzi di altrettanti licei romani. Due studenti hanno letto una pagina di “Addio alla Città di Pola” di Monsignor Antonio Santin e un brano tratto dal romanzo (ormai un classico della letteratura italiana) “Verde Acqua” di Marisa Madieri. Successivamente il Presidente Mattarella ha pronunciato il suo discorso, al termine del quale, coadiuvato dal Ministro Bussetti ha consegnato i premi alle scuole vincitrici del concorso nazionale (memoria attiva che si proietta nel futuro): “Fiume e l’Adriatico orientale. Identità, culture, autonomia e nuovi confini nel panorama europeo alla fine della Prima Guerra Mondiale”.

 

Nella foto: I sommersi e il salvato (una delle opere vincitrici del concorso “10 febbraio”, a.s. 2018-2019, Liceo Scientifico “A. Roliti”, Ferrara).

Erano altresì presenti alla cerimonia: il Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico; Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte; il Presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi; il Vice Presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa e altri rappresentati del Governo, del Parlamento e delle autorità civili. Unitamente a una rappresentanza di esuli giunti a Roma da ogni parte del Lazio e d’Italia, esponenti delle varie Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, rappresentanti di testate giornalistiche quali: “Difesa Adriatica” e “L’Arena di Pola”. Per quanto riguarda più in particolare la città di Roma sono presenti: Donatella Schürzel, Presidente del Comitato Provinciale ANVGD di Roma e Marino Micich, Direttore del Museo Archivio Storico di Fiume, realtà tuttora operanti e attive nello storico quartiere giuliano-dalmata di Roma.

Presenti in sala anche il noto attore Franco Nero e il regista Maximiliano Hernando Bruno reduci dalla fatica cinematografica di “Red Land/Rosso Istria” incentrato sulla figura di Norma Cossetto e sulla tragedia italiana del confine orientale.

È stata sicuramente una cerimonia commossa e partecipata dove, tra i vari interventi, le parole del Presidente sono risuonate con il peso dell’autorevolezza e del rigore. Più volte ha ribadito il concetto che commemorare questa tragedia significa rivivere un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, non un fatto regionale o persino locale come è stato definito, alcuni giorni fa, da frange riduzioniste.

La memoria del confine orientale italiano sa di guerra fredda, socialismo reale e prima ancora di fascismo. Ricordi scomodi per tutti. Molto crudo e molto vero, quindi, il parallelo tracciato dal nostro Presidente: il destino degli italiani giuliano-dalmati è il destino comune a molti popoli dell’Est europeo: quello di passare, cioè, dall’oppressione nazista a quella comunista. I protagonisti diretti della tragedia (e di tante altre del Novecento) hanno sperimentato sulla propria vita tutto il repertorio disumanizzante dei totalitarismi del ‘900, diversi nell’ideologia, ma così simili nei metodi di persecuzione, repressione ed eliminazione. Mattarella non ammette ambiguità: gli italiani erano da sempre residenti lì. E le ritorsioni e le uccisioni non furono esclusivamente una vendetta contro i torti del fascismo perché le vittime – “vittime di un odio intollerabile, ideologico, etnico e sociale insieme” – erano persone, nella maggior parte, che nulla avevano a che fare con i fascisti. Erano italiani, semplicemente italiani che volevano soltanto difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria lingua, la terra che sentivano propria. Sparivano – nel silenzio e nel baratro delle foibe -, così, storie millenarie di diversità, di pluralismo, di integrazione e di convivenza. Ai profughi fu precluso anche il conforto della memoria. Disprezzati, osteggiati e odiati dalle due sponde contrapposte dell’Adriatico non ricevettero dall’Italia quella solidarietà e accoglienza che pure speravano.

“Soltanto dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso ma purtroppo non l’unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica (fatta, anche, in collaborazione con varie istituzioni e ministeri della Slovenia e Croazia) ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”. Restituendoci, anche, la profonda dignità con cui Giuliani e Dalmati vissero il loro personale dramma.

Il discorso del Presidente si conclude con un’appassionata difesa dell’Europa e della Comunità Europea.: “L’ideale europeo, e la sua realizzazione nell’Unione è stato – ed è tuttora – per tutto il mondo, un faro del diritto, delle libertà, del dialogo, della pace. Un modo di vivere e di concepire la democrazia – che va incoraggiato, rafforzato e protetto dalle numerose insidie contemporanee”. Quando riusciremo a sentirci, pur nelle differenze, tutti “europei”, forse saremo in grado di tenere insieme la memoria storica condivisa e la costruzione di un futuro senza il fardello di un passato carico di dolore.

A margine di queste parole del Presidente ricordiamo che il 5 febbraio a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, è stata inaugurata la mostra “Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente. L’esilio dei giuliani, fiumani e dalmati alla fine del Secondo conflitto mondiale”. Evento significativo organizzato grazie alla collaborazione dell’europarlamentare Elisabetta Gardini e a cura dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), dell’Associazione Coordinamento Adriatico e del Centro di Documentazione Multimediale per la Cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata.

[PS: L’unica nota stonata della giornata iniziata la mattina presso l’Altare della Patria (deposizione di una corona di alloro alla presenza del sindaco, Virginia Raggi, e di rappresentati delle varie associazioni di esuli) è stata la soppressione, da parte della Questura, delle ulteriori cerimonie programmate nel quartiere giuliano-dalmata insieme alla Regione Lazio, Campidoglio, Città Metropolitana e Municipio.
La motivazione: evitare problemi di ordine pubblico perché allo stesso orario e nello stesso luogo si sarebbe svolta la concomitante manifestazione di CasaPound (le previste celebrazioni annullate si terranno, comunque, martedì 12 febbraio a partire dalle ore 16.00)].

Brunella Bassetti

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