

Scopritelo alla mostra “Italia al lavoro” presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma
Il lavoro stanca davvero? Questa è la visione più comunemente accettata, ma è per tutti così?
La Costituzione Italiana sembra negarlo già all’art.1, perché afferma che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Visitando la mostra “Italia al lavoro” dovrete ricredervi perché nel nostro Paese, ebbene sì, proprio nel nostro paese di santi, eroi, navigatori e fannulloni, il lavoro è preso davvero sul serio.
Al Palazzo delle Esposizioni fino al 23 marzo 2025 scoprirete un caleidoscopio di ritratti di lavoratrici e lavoratori, che con passione, impegno, forza e creatività hanno contribuito al successo del nostro paese nel mondo. Attraverso fotografie e video d’archivio ripercorrerete l’evoluzione del mondo del lavoro in Italia dal secondo dopoguerra fino ad oggi. Come dice Baricco: “Non conosciamo, se non nei loro volti ritratti dalle fotografie e nei filmati, i lavoratori e le lavoratrici. Ma in fondo, sappiamo tutto di loro. Perché sono tutti noi”.
Spostandosi lungo la linea del tempo si evidenziano i cambiamenti intervenuti a seguito delle grandi rivoluzioni tecnologiche, che hanno portato non solo alla nascita di nuovi mestieri, ma anche di nuovi modelli produttivi e industriali. Ogni cambiamento nel mondo del lavoro ha rappresentato una forza propulsiva di progresso sociale e culturale e ha accompagnato lo sviluppo della società italiana, sia tramite le trasformazioni nella vita delle persone sia in quelle dell’organizzazione stessa del lavoro, fino ad arrivare agli impatti generati dallo smart working.
Un viaggio nel mondo del lavoro che attraversa la penisola italiana da Nord a Sud, fin nelle isole e attraverso un arco temporale di otto decenni. Un itinerario utile soprattutto oggi che con i grandi passi che sta muovendo l’intelligenza artificiale da più parti si ritiene che il lavoro umano sia superato. Invito tutti a vedere a tal proposito “After work” di Erik Gandini, per il quale presto dovremmo ripensare al ruolo che il lavoro ha nelle nostre vite. Anche perché la maggior parte dei lavori che conosciamo potrebbe scomparire nei prossimi 15 anni a causa del diffondersi dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Come faremo a considerare ancora centrale nella nostra esistenza il lavoro? La nostra capacità lavorativa sarà considerata irrilevante in futuro?
Questo ritiene lo storico, filosofo e saggista israeliano Yuval Noah Harari, che considera la battaglia contro l’irrilevanza la vera battaglia del XXI secolo. C’è quindi speranza per il lavoro umano?
Mi piace riportare il ragionamento di Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, che considera l’intelligenza artificiale come un sistema implicitamente dipendente dall’uomo, infatti “Senza nuovi contributi della nostra intelligenza, quella artificiale è destinata a esaurirsi. È un grande collage di quel che abbiamo scritto fino a ora sul web. Se ci limitassimo a prendere per buone tutte le sue risposte, senza sforzarci di immettervi contenuti nuovi, anche l’intelligenza artificiale smetterebbe presto di crescere. Potrebbe andare bene per i problemi di oggi, ma sarebbe assai poco utile per quelli del futuro”.
A conclusione di questo breve ragionamento voglio allargare il campo includendo nelle forze che hanno fatto crescere l’Italia anche il Volontariato, che da sempre ha perseguito finalità sociali ed ha rappresentato una colonna portante del sistema italiano. Forse proprio nel volontariato in futuro potremo riuscire a trovare un senso per quelle nostre attività e quei mestieri, che l’intelligenza artificiale renderà irrilevanti o meno profittevoli se fatte dall’uomo.
Fino al 23.03.2025 – Orari di apertura: Lunedì chiuso; dal martedì alla domenica 10:00 – 20:00.
Palazzo delle Esposizioni, Sala fontana, ingresso libero, via Nazionale 194. Tel. +39 06 696271
https://www.palazzoesposizioniroma.it/
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