Il pianto dei vulcani di Giuliano Macca

Mostra da non perdere di un giovane artista presentato dal regista Ferzan Özpetek alla Von Buren Contemporary in via Giulia
Carla Guidi - 16 Dicembre 2021

La galleria d’arte Von Buren Contemporary presenta Il pianto dei vulcani, la mostra personale del giovane artista siciliano Giuliano Macca, accompagnata da un testo di presentazione di Ferzan Özpetek, il noto e pluripremiato regista italo/turco del quale ricordiamo il suo undicesimo film, Rosso Istanbul del 2017 basato sul suo primo e omonimo romanzo.

Galleria d’arte Von Buren Contemporary via Giulia 13, Roma – Fino al 5 febbraio 2022. La curatela ed organizzazione della mostra è di Michele von Büren. INGRESSO LIBERO.

Giuliano Macca è un giovane e talentuoso artista siciliano, laureato all’Accademia di Belle Arti, a Roma, dove vive. Cominciando la sua carriera dal mondo della Street Art, ha ormai conseguito una serie prestigiosi traguardi professionali come si può leggere nella sua Bio qui sotto. Molto attivo anche sui social media, ha ottenuto negli ultimi anni, un seguito esponenziale in tutto il mondo con oltre 118.000 followers su Instagram. https://www.giulianomacca.com/

Giuliano Macca con il regista Ferzan Özpetek

L’Italia è terra di vulcani ed anche qui a Roma ne abbiamo uno, ai Colli Albani, con un’origine che affonda le sue radici tra lava, cenere e lapilli, in un’area vulcanica delle più importanti dell’Italia centrale, con un passato antichissimo e peculiare che ne ha determinato storia e fortune.

L’artista però si è ispirato certamente, per questa inedita collezione di dipinti e disegni, all’immagine imponente dell’Etna della sua Sicilia, l’isola del fuoco circondata dall’acqua e da altre bocche vulcaniche, anche inabissate. Non si può ignorare quindi l’autorevolezza per Giuliano Macca, del più alto vulcano attivo della placca euroasiatica; dai nomi greco/latini Aitna, Inessa, Aetnam, ai nomi arabi come Jabal Al-burkān; o Mons/Gibel, due volte montagna in latino ed in arabo, soprattutto non si può ignorare la storia mitologica del suo abitante, Hēphaistos il dio della scultura, della metallurgia e della magia creativa, detto dai latini Vulcano ed anche Mulciber (qui ignem mulcet).

Infatti la lava incandescente dell’Etna non fa paura, poiché le sue eruzioni non sono esplosive, anche se certamente non innocue, tanto da travolgere ogni opera umana, a volte fino al mare, ma allo stesso tempo le stratificazioni dei suoi depositi di lava rendono la terra fertile in grandissima misura. Sono questi contrasti, l’incessante bruciare e spegnersi a fare da sfondo alle ultime creazioni dell’artista. La sua montagna è rappresentata come una fonte di energia inesausta, ricca di creatività che alimenta piante ed animali, ma fragile e sofferente, poiché vi si può anche leggere un messaggio forte a non distruggere il nostro ambiente, a non allontanarci dalle nostre radici, dalla Madre Terra, come invece abbiamo fatto negli anni, ignorando il monito baconiano Natura non nisi parendo vincitur/La natura può essere vinta solo ubbidendole.

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Galleria Von Buren Contemporary

Questa dolcezza, forza e bellezza di una terra martoriata dalla storia, come la Sicilia, mi spinge a citare ipotesi accreditate sull’esistenza storica degli antichi siculi come popolo di stirpe indoeuropea, oppure addirittura mediorientale. E’ stata identificato sembra, uno dei suoi più antichi siti in quella che fu definita una proto-città, sorta attorno al 7000 avanti Cristo: Mehgarh tra India e Pakistan. C’è chi sostiene che la cultura di queste popolazioni sarebbe stata basata sull’agricoltura e la pastorizia, che si sarebbe trattato di una cultura matriarcale e pacifica, così come fanno pensare i ritrovamenti di un gran numero di statuette femminili e di utensili metallici, ma non di armi, mentre il termine “Siculi” deriverebbe da “sica”, falce. Essi sarebbero dunque stati “il popolo della falce”, popolo che avrebbe diffuso la pratica agricola in Italia e nel bacino mediterraneo.

Che dire allora di questo artista che, inequivocabilmente, ha rilasciato testimonianza sul significato del suo messaggio, in un’intervista con Matteo Fais? – “La mia non è pittura della fine, è un risorgere dalle ceneri, è una pittura che guarda al futuro”: https://www.pangea.news/giuliano-macca-matteo-fais-mostra-arte-intervista/

Poi leggendo il testo di presentazione del regista Ferzan Özpetek, artista altrettanto esplosivo e talentuoso, si può approfondirne il significato:

Macca scende sulla terra – Abituati a vedere i suoi angeli, sospesi in un cielo pallido e luminoso, ora scendiamo sulla terra, una terra calda e fumante per giunta. Dal Cielo al Vulcano – è difficile immaginare un’evoluzione più calzante nell’opera di Giuliano Macca. Perché il vulcano parla della terra di questo giovane artista siciliano, dell’isola che ha nutrito il suo dono. Ci lasciamo alle spalle spettri sospesi nell’aria e Abbracci fluttuanti per ritrovarci sotto, a contorcerci in acque vaporose e laghi di lava striati di rosso, riscaldati da un flusso fuso di lacrime vulcaniche. Ancora una volta Macca colpisce nel segno mentre va cercando dove emozioni e sentimenti giacciono sigillati, soffocati, fino all’istante in cui si liberano dalla costrizione ed eruttano, sollecitati dall’immaginario vulcanico che vediamo davanti a noi. È giusto che sia il vulcano ad accendere ora la febbrile fantasia di Giuliano Macca. Quale migliore metafora per questo artista esplosivo? Eppure, attenzione! Il vulcano è l’emblema della passione, ma, come la passione, può anche morire, e ogni vulcano rischia di diventare vittima e tomba della propria violenza. Apparentemente supremo e intoccabile, che esercita un incredibile potere sulla vita e sulla morte, anch’esso è vulnerabile – ed è questo aspetto vitale ma meno considerato su cui Macca torna ancora e ancora. I suoi dipinti drammatici evocano le simmetrie più immediate: la potenza distruttiva e la mutevole personalità del vulcano, con le sue funzioni vive e respiranti, riflette la nostra esistenza imprevedibile, dove passioni sopite o represse sono pronte a esplodere da un momento all’altro con un potenziale forza devastante. Ma è nella sua evocazione della debolezza del vulcano, la sua solitudine, le sue lacrime, che Macca ci restituisce una nota nuova e lacerante. I suoi soggetti, mentre si crogiolano nelle acque ai piedi di montagne infuocate, non sono altro che lo specchio della fragilità di un gigante che può sì sprizzare fuoco e furia, ma in realtà sta preparando il palcoscenico per la propria morte solitaria. –

 

Come lava che non brucia 2021 olio su tela 20 x 100 cm

Giuliano Macca nasce a Noto in Sicilia nel 1988. Intraprende i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma dove consegue la laurea in pittura. Il suo approccio alle arti visive avviene inizialmente attraverso il mondo della Street Art e nel 2016 la sua performance artistica Ti aspetto su altri Pianeti viene presentata al MAAM (Museo dell’Altro e dell’Altrove) di Roma. Nel settembre 2018 inaugura la sua prima personale presso la galleria romana Mirabilia Art Gallery e alla fine dello stesso anno entra a far parte del team di artisti di Michele von Büren nella sua galleria Von Buren Contemporary, all’epoca RvB Arts. Nel 2019 Macca tiene la sua mostra personale Cuori di cristallo da RvB Arts e poi partecipa alla collettiva Dissolvenze al Museo Diocesano di Padova. Nel settembre 2020 inaugura la mostra La solitudine degli angeli a cura di Vittorio Sgarbi presso Etra Studio Tommasi. Nel dicembre dello stesso anno, nel periodo di difficoltà legato alla pandemia Covid-19, è la volta della visionaria rappresentazione a Castiglion Fiorentino, L’Abbraccio, che rappresenta un passionale abbraccio stampato su carta calpestabile che copre una superficie di 1200 mq ai piedi della rinascimentale Torre del Cassero. Entra a far parte della galleria Gowen Contemporary di Ginevra esponendo per la prima volta a novembre 2021, nella mostra collettiva Escape Line II Drawings and Sculptures, con Efesto, un’installazione di 5 mq che rappresenta il dio del fuoco adagiato alle pendici dell’Etna, realizzato con tecnica mista – acquerello e penna su carta – e diviso poi in 79 parti.

Il Pianto dei Vulcani è la seconda iniziativa appositamente scelta per celebrare l’apertura del nuovo spazio della galleria in Via Giulia 13 e il suo cambio di nome, passando da RvB Arts a Von Buren Contemporary.

Galleria Von Buren Contemporary – Via Giulia 13 – Roma +39 335 1633518

www.vonburencontemporary.com – Orari: dal mart al sabato -11:00-13:30/16:00-19:30;

INGRESSO LIBERO

 

Carla Guidi


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