“Il rifugio dell’anima” dello scultore Alfiero Nena all’Agostiniana

Grande successo della mostra in piazza del Popolo a Roma

1- Marta. 2- L’inaugurazione del 17 novembre. 3- Il prof. Avveduto con Nena. 4- Sara Matteo con Alfiero Nena.

Un grande successo di pubblico sta riscuotendo la mostra “Il rifugio dell’anima” dello scultore Alfiero Nena inaugurata il 17 novembre scorso, presso la Galleria “L’Agostiniana” in piazza del Popolo 12/a in Roma.

Un pubblico eccezionale che ha fatto da cornice al vernissage; ma non è mancata la presenza di illustri personalità ben conosciute nel mondo dell’arte come il critico Luigi Tallarico, il Prof. Saverio Avveduto, la Prof. Sarcinella, molti giornalisti e rappresentanti politici. L’artista è tornato all’Agostiniana dopo molti anni, da quando cioè fu collocata, il 25 maggio 1990, con una fastosa inaugurazione, la sua opera in bronzo, ferro e travertino “Cristo Lux Mundi” presso l’altare della Basilica di S. Maria del Popolo adiacente alla Galleria.

Lo scultore, trevigiano di nascita e romano d’adozione, che vanta opere importanti nella Sala del Pollaiolo al Museo del Tesoro di S. Pietro, alla Cappella Lituana nelle Sacre Grotte Vaticane e in importanti luoghi in Italia e all’estero, ha presentato un’antologia dei suoi lavori in terracotta, in bronzo, in ferro, dal suggestivo titolo “il rifugio dell’anima” che si ricollega idealmente al titolo “il linguaggio dell’anima” della mostra del 1997 nel salone della Fiat di Viale Manzoni a Roma. In occasione dell’inaugurazione è stato anche presentato il nuovo catalogo dello scultore appena finito di stampare da Eurocrom di Treviso ed ora in vendita presso tutte le librerie Feltrinelli.

La mostra si presenta organizzata con gusto e ben distribuita nelle lunghe sale della Galleria l’Agostiniana accompagnata (senza peraltro alcuna correlazione) dalle opere pittoriche di Simonetta Mariani.

Figurano otto bronzi, sei opere in ferro e una quarantina in terracotta. Ciascuna opera sembra costituire nel materiale con cui è stata raffigurata, per la delicatezza e la grazia in alcune e il vigore in altre, una dolce prigione o meglio – come dice il titolo della mostra – un “rifugio dell’anima” sia da parte dell’artista che da parte di chi ne gode la vista. Ma tra tutte meritano un discorso a parte le opere in ferro. Un materiale del tutto inusuale tra le forme di rappresentazione plastica, di cui nessuno parla perché, forse, non si sa neppure come viene lavorato. Queste opere appaiono semplici e sostanziali, scarnificate, lacerate, assecondate alla materia ferrosa per nulla docile, ribelle piuttosto, in quanto il ferro non si lascia fondere come il bronzo e gli altri metalli ma vuol essere scaldato, forgiato, martellato e giustapposto incandescente pezzo per pezzo. O, come ha affermato il Prof. Saverio Avveduto la sera dell’inaugurazione chiosando una frase di Michelangelo, “opere essenziali, cui è stato tolto il superfluo”. Uno scolpire con le mani, proprio come ai primordi della civiltà e dell’arte.

Diceva il Prof. Luigi Matteo – che cura da sempre l’archivio dello scultore – nella presentazione al pubblico della mostra che “arte e manualità per Nena sono un binomio essenziale ed inscindibile. Non c’è questa senza quella. E’ proprio quella fisicità, il proprio respiro e il proprio sudore mischiati all’odore del ferro martellato fino allo spossamento, le scintille della fiamma ossidrica, che gratificano ed esaltano Nena e fanno dell’oggetto che sta lavorando un perfetto prolungamento della sua persona, del suo essere, del suo sentire. Un lavoro pesante unito ad una tecnica (techné-arte) unica, personale. Una tecnica ereditata dal padre e reinventata giorno per giorno (si costruisce gli attrezzi da solo), aborrita dalle frange concettuali, ma che scorre, confluisce e trova la sua compiutezza nel genio di questo scultore rendendolo un grande se non unico tra gli artisti del nostro tempo.

Nel ferro Nena non ha colleghi e neppure rivali; oggi come ieri”. Se ci soffermiamo sulle grandi opere in ferro mostrate nel nuovo catalogo ci sorprendiamo a constatare che nessuno mai ha pensato un’opera in ferro come ha fatto Nena. “Lancio del giavellotto”, “Atleta in corsa”, due grandi opere in ferro presentate alla Biennale di Venezia nel 1995 al Palazzo Pisani di Strà sono un inno alla bellezza pura, alla forza, alla tecnica, alla statica (ambedue si reggono miracolosamente ma stabilmente su un solo punto di appoggio), alla manualità, all’arte. Ma in piccolo tutto questo lo si ritrova tranquillamente nelle altre opere in ferro presenti in mostra all’Agostiniana come “Fame nel mondo”, “Abramo”, “Isacco”, “Giacobbe”, “Sara”.

Una mostra da vedere, da osservare, da gustare. Per ogni animo sensibile che ama l’arte essa risulterà assolutamente appagante. “Ma la più bella opera di questa mostra – ha concluso il Prof. Matteo nella presentazione – è comunque a pochi passi da noi: esattamente nella Basilica di S. Maria del Popolo adiacente a questa Galleria ed è il “Cristo Lux mundi” in bronzo che campeggia presso l’altar maggiore con una forza e una potenza spirituale tutta propria che sorprende il visitatore che ha appena visto le opere di Gianlorenzo Bernini, del Pinturicchio, del Caravaggio.

La mostra resterà aperta fino al 5 dicembre 2007 tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00. Domenica dalle10.00 alle 12.30.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento