

Nell'appartamento dove operava sporcizia e nessuna norma igienica
Una sala operatoria improvvisata in un appartamento al Quadraro. Un lettino da massaggi, ferri chirurgici sul comodino e una paziente anestetizzata adagiata tra scarpe e sporcizia. Non è una scena da film noir, ma la realtà documentata dai Carabinieri del Nas che, dopo giorni di appostamenti, hanno fatto irruzione nel salotto-clinica di Carlo Bravi, medico sospeso e già indagato per la morte di Simonetta Kalfus.
Nonostante la sospensione dall’Ordine e un divieto espresso del giudice, Bravi continuava a esercitare la professione medica nella più totale illegalità. A inchiodarlo, stavolta, è stato un intervento di otoplastica – le classiche “orecchie a sventola” – su una donna trans sudamericana. A supportarlo, una ferrista. L’intervento si stava svolgendo in una delle stanze dell’appartamento, trasformata in ambulatorio di fortuna. Intorno, disordine e scarsa igiene.
I militari del Nas lo seguivano da settimane. Con pedinamenti e intercettazioni, avevano ricostruito la rete clandestina di interventi estetici che Bravi continuava a eseguire, nonostante le pendenze giudiziarie e le morti sospette che gravano sul suo nome.
L’operazione è scattata nel cuore del Tuscolano. I carabinieri hanno fatto irruzione proprio mentre il medico era con i ferri in mano, riprendendo tutto con una microcamera. Per la paziente, già sotto anestesia, è stato necessario l’intervento del 118 e il trasferimento al pronto soccorso del Policlinico Casilino.

La scena era raccapricciante: strumenti sanitari accanto a effetti personali, l’odore pungente degli anestetici in un ambiente che di sanitario aveva ben poco. La “clinica” abusiva era in realtà una casa abitata da cittadini sudamericani, forse inconsapevoli della gravità di ciò che vi avveniva.
Carlo Bravi non è un nome nuovo alle cronache giudiziarie. È tra gli indagati per la morte di Simonetta Kalfus, 62 anni, deceduta a marzo dopo un intervento di liposuzione eseguito in uno studio privato a Cinecittà. E prima ancora, per un’altra operazione di chirurgia estetica – una mastoplastica – finita nel mirino della magistratura.
Già condannato nel 2017, Bravi era stato sospeso dall’Ordine per i rischi legati alla sua attività. Eppure, continuava a operare, spesso in ambienti di fortuna, lontano dagli occhi delle autorità ma non da quelli dei carabinieri.
Ora, per lui e per la ferrista che lo assisteva, è scattata una nuova denuncia: esercizio abusivo della professione medica, inosservanza di provvedimenti giudiziari e allestimento illegale di ambulatorio.
Quello che resta, ancora una volta, è la fotografia drammatica di un fenomeno sommerso e pericoloso: la chirurgia estetica fai-da-te, la sanità clandestina che promette miracoli low-cost e spesso semina solo danni, quando non tragedie.
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