IL SUCCESSO NON DIPENDE DALL’ALTEZZA

Redazione - 16 Luglio 2008

Buongiorno a tutti. Riporto qui un articolo letto su un quotidiano online:
Il successo dipende dall’altezza
Più sei alto più guadagni

“I centimetri fanno la differenza. Gli esperti lo provano e smentiscono gran parte delle pillole di saggezza popolare che vogliono, ad esempio, il “buon vino nella botte piccola”, o che associano “all’altezza mezza bellezza”. Lo dicevano i nostri nonni e qualcuno lo pensa ancora. E di certo c’è che la statura sembra rivestire un ruolo essenziale nell’ambito dei rapporti sociali.

Adesso l’ennesimo studio conferma come nella statura alta si celi la chiave per il successo nel lavoro e soprattutto nella retribuzione. A promuovere gli alti nel girone dei manager di successo è un’indagine condotta dall’associazione direttori delle risorse umane (Gidp/Hrda) attraverso un questionario “L’altezza influenza gli stipendi?”, composto da 23 domande mirate, sottoposto a 80 Direttori del Personale e Quadri HR di medio-grandi imprese, chiamati a dare una personale opinione, sulla base della propria esperienza, sul tema.

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Il lavoro prende le mosse da una analoga ricerca statunitense condotta  fra gli altri, dal Prof. Nicola Persico, docente di Economia alla New York University, secondo cui la statura di un individuo potrebbe influenzare la retribuzione. In particolare sarebbe la statura, già in età adolescenziale, a determinare la brillante carriera lavorativa con conseguente importante remunerazione. Questo poiché, secondo gli studiosi, un’altezza superiore alla media negli anni della pubertà incrementerebbe l’autostima che il soggetto ha di sé e, conseguentemente, ciò favorirebbe la natura, la quantità e la qualità dei rapporti interpersonali intessuti nel periodo adolescenziale. La felicità, almeno dal punto di vista professionale, si nasconde tra gli individui che superano il metro e 75 di altezza. Questi, secondo la ricerca, percepiscono infatti una retribuzione annua lorda media di 102.320 euro, ovvero 13.530 euro in più dei loro colleghi più ‘bassi’, ancorati a uno stipendio pari a 88.790 euro. Inoltre, molti tra i cosiddetti ‘spilungoni’ che si piazzano nelle fasce retributive più elevate, assicura lo studio, hanno avuto la promozione a direttore prima dei 37 anni.

Sembra inoltre che i più alti possano dormire sonni tranquilli fin dai banchi di scuola, perché chi a 16 anni ha raggiunto il metro e 75, oggi guadagna in media addirittura 16.020 euro in più rispetto ai colleghi meno alti. A giudicare dall’indagine G.I.D.P., il Prof. Persico e i suoi colleghi sembrano invece essere caduti in errore per quanto riguarda la relazione individuata fra la partecipazione, nell’adolescenza, ad attività sociali di varia natura e le retribuzioni percepite in età adulta. Sport e circoli culturali non sembrano essere, secondo quanto rilevato da G.I.D.P., canali fondamentali per lo sviluppo di quelle competenze e quelle capacità che aiutano ciascuno di noi a muoversi più agevolmente sul posto di lavoro. Chi a 16 anni non vi ha preso parte, infatti, percepisce oggi 100€ in più rispetto ai colleghi più ‘attivi’. E allo stesso tempo, non sembra nemmeno che solo gli alti si dedichino ad attività ludiche, culturali o ricreative: i Quadri e i Direttori HR che confessano di essere stati adolescenti pigri, infatti, sono nel 50% dei casi più alti della media, e nel restante 50% non raggiungono il metro e 75 di altezza. Il questionario G.I.D.P. ha infatti permesso di raccogliere informazioni personali sugli 80 Direttori e Quadri dirigenziali che hanno risposto all’indagine. Il 50% di loro ha un’altezza superiore a 175 cm (la media italiana), mentre 40 intervistati rivelano di avere una statura pari o inferiore a quella sopra indicata; il 90% conferma inoltre di non essere cresciuto in maniera significativa dai 16 anni in poi.

Pressoché all’unanimità (95%), i soggetti campionati confidano che il proprio livello di autostima non ha subito flessioni negative dall’adolescenza: nell’83,8% dei casi la percezione di sé si è anzi rafforzata, grazie soprattutto al successo conseguito in ambito professionale (52,5%) e a quello riscosso nella sfera sentimentale (12,5%).

La RAL (Retribuzione Annua Lorda) media dei Direttori e Quadri dirigenziali che hanno risposto all’indagine è intorno ai 100.000€, con una concentrazione dell’12,5% delle preferenze nel range 80-90.000 €. Il 33,8% degli intervistati percepisce annualmente uno stipendio superiore ai 100.000€, e il 7,5% guadagna, in 12 mesi, più di 150.000 €.
Per quanto riguarda le fasce retributive più alte si parla, comunque, di persone di successo, presumibilmente brillanti e dinamiche, tanto da aver mediamente guadagnato la promozione a Direttore prima dei 37 anni.

Dal canto suo, il Dott. Paolo Citterio, Presidente Nazionale e fondatore di G.I.D.P./H.R.D.A., rivela di aver sposato la tesi del Prof. Persico fin dal primo momento: “Sulla base della mia esperienza professionale, ormai più che trentennale, posso affermare che, seppur in maniera limitata, il mondo del lavoro tende a privilegiare i più alti: i vertici aziendali cui ho preso parte, infatti, erano composti per la maggior parte da colleghi che superavano il metro e 75. Non mi è dato sapere se tale predilezione per una statura elevata poggi le sue basi su meri canoni estetici condivisi dalla maggioranza delle persone, sull’affidabilità che una persona alta e fisicamente presente comunica al proprio interlocutore, oppure sulla sicurezza che, spesso, i più alti ostentano. Detto ciò, non posso però esimermi dall’asserire che l’intelligenza non ha altezza. Basta guardarsi intorno per individuare una miriade di personaggi più o meno famosi che hanno ottenuto successi ben superiori alla loro statura: Giulio Cesare è ancora oggi considerato uno dei personaggi più influenti della storia, Napoleone divenne Imperatore di Francia, Silvio Berlusconi è un imprenditore di successo, nonché nostro attuale Primo Ministro, e Nicolas Sarkozy ridisegnerà Parigi nelle vesti di Presidente della Repubblica francese”.

I bassi si consolino inoltre perché, diversamente dai canoni di bellezza attuali, nella preistoria l’uomo basso era irresistibile per le donne, almeno finché‚ i nostri antenati non hanno scoperto l’uso delle armi.  E’ la tesi centrale di uno studio dell’Università statunitense dello Utah: tra gli australopitechi, gli ominidi antenati dell’homo sapiens vissuti circa 4 milioni di anni fa, la bassa statura consentiva di combattere meglio e garantiva ai maschi un enorme sex appeal fra le femmine”

Incredibile davvero ciò che è stato scritto. Credo assolutamente di poter replicare in tale modo:

IL SUCCESSO NON DIPENDE DALL’ALTEZZA, MA DAL CARATTERE DI UNA PERSONA

Più hai grinta, determinazione, tenacia, più hai successo, indipendente dal fatto che tu sia alto, o basso.

I centimetri non fanno la differenza. La statura non riveste un ruolo essenziale nell’ambito dei rapporti sociali. Perché di rapporti trattasi, non di prima impressione. E qui sfatiamo anche un altro mito: la prima impressione è quella che conta. Falso e aggiungerei insensato.

Mi piacerebbe conoscere i volti di coloro che affermano che chi è alto guadagna più di chi è basso e sarei estremamente curiosa di sapere, su quali esperienze, questi 80 direttori del personale e quadri HR di medio – grandi imprese, fondano le proprie certezze e convinzioni.

“In particolare sarebbe la statura, già in età adolescenziale, a determinare la brillante carriera lavorativa con conseguente importante remunerazione. Questo poiché, secondo gli studiosi, un’altezza superiore alla media negli anni della pubertà incrementerebbe l’autostima che il soggetto ha di sé e, conseguentemente, ciò favorirebbe la natura, la quantità e la qualità dei rapporti interpersonali intessuti nel periodo adolescenziale. La felicità, almeno dal punto di vista professionale, si nasconde tra gli individui che superano il metro e 75 di altezza.”

Basandomi sulla mia esperienza personale, posso affermare che in età adolescenziale, ero alta, o bassa, come lo sono ora a 24 anni. Non sono mancati, all’epoca, momenti di sconforto dovuti al temuto nemico specchio, odiato da ogni adolescente, alto o basso, magro o grasso, biondo o moro, non solo, quindi, da me medesima. Nonostante il mio difetto, se così posso definirlo, sono sempre stata sicura di me stessa, intraprendente, vivace e orgogliosa del mio carisma. Nonostante fossi più piccolina rispetto alle mie coetanee, mi sono sempre sentita carina e, crescendo, corteggiata.

“Secondo la ricerca, gli “alti”, percepiscono una retribuzione annua lorda media di 102.320 euro, ovvero 13.530 euro in più dei loro colleghi più ‘bassi’, ancorati a uno stipendio pari a 88.790 euro. Inoltre, molti tra i cosiddetti ‘spilungoni’ che si piazzano nelle fasce retributive più elevate, assicura lo studio, hanno avuto la promozione a direttore prima dei 37 anni.”

Per mio conto, posso affermare, che a 24 anni e un modestissimo metro e cinquanta di altezza, o bassezza, sono impiegata commerciale in un’agenzia pubblicitaria concessionaria di un’emittente locale, ho un contratto a tempo indeterminato e percepisco uno stipendio abbastanza buono. Considerato che il precariato è alla base di quasi ogni rapporto lavorativo, la disoccupazione è altissima e gli stipendi sono da fame, posso considerarmi un guinness, o ancora un’eccezione o anche una “spilungona”. Sarò l’eccezione che conferma la regola o semplicemente sarà tale regola che non esiste? La risposta è ovvia e scontata.

“Il Dott. Paolo Citterio, Presidente Nazionale e fondatore di G.I.D.P./H.R.D.A., rivela di aver sposato la tesi del Prof. Persico fin dal primo momento: “Sulla base della mia esperienza professionale, ormai più che trentennale, posso affermare che, seppur in maniera limitata, il mondo del lavoro tende a privilegiare i più alti: i vertici aziendali cui ho preso parte, infatti, erano composti per la maggior parte da colleghi che superavano il metro e 75. Non mi è dato sapere se tale predilezione per una statura elevata poggi le sue basi su meri canoni estetici condivisi dalla maggioranza delle persone, sull’affidabilità che una persona alta e fisicamente presente comunica al proprio interlocutore, oppure sulla sicurezza che, spesso, i più alti ostentano.”

Ribadisco che allora io sono proprio un’eccezione. Mi piace guardare il mio interlocutore negli occhi, senza abbassare mai lo sguardo. A 24 anni, dopo circa 6 anni di precariato, ho acquisito una discreta esperienza nel campo della comunicazione, della pubblicità e del marketing; sto per intraprendere un’esperienza nel settore radiofonico e considero la mia altezza, un’arma di conquista e la mia dialettica uno strumento formidabile.

Come ogni essere umano sono piena di difetti e questo nessuno lo mette in dubbio, ma mi da fastidio quando si generalizza e quando di screditano le vere difficoltà del mondo lavorativo, portandole a semplici problemi di “altezza” o “bassezza” come dir si voglia.

Nella vita non conta l’altezza, contano il carisma, la tenacia, la determinazione, la grinta, la voglia di fare e di non arrendersi mai.

Per quanto mi riguarda posso definirmi un metro e cinquanta di buoni propositi e voglia di vivere che farebbero invidia anche all’uomo più alto della terra.

Quindi, cari nanetti come me, non scoraggiatevi, perché il successo dipende da innumerevoli fattori e l’altezza non è uno di questi.

Gloria Pernarella


Commenti

  Commenti: 1


  1. buongiorno signorina.
    ho letto il suo articolo e sono completamente d’accordo con Lei.
    ma….. mi permetta una domanda forse un pò personale : tutto Ok per quanto riguarda il lavoro o la professione….ma quando dovete scegliervi il ragazzo ?
    io sono 1,75 e i miei 2 figli sono come me (hanno 20 anni, sono gemelli) e da segnali che colgo intorno a me, credo che tra qualche anno i miei ragazzi dovranno fare i conti con il discorso di non essere alti, in quanto la prima caratteristica dell’uomo ideale a quanto si evince da sondaggi ,interviste ,forum ecc. è l’alta statura (oltre 1,75)
    ora non hanno problemi (secondo me) perchè posseggono un bel fisico e sono piuttosto carini di viso (cose non dette da me ma da terze persone) ma credo che il momento in cui le ragazze diventano donne troveranno difficoltà, in quanto secondo me, la donna d’oggigiorno non riesce a fare a meno dei clichè imposti da giornali e televisioni.
    e purtroppo le posso assicurare che nel mondo del lavoro oggi è proprio come scrivono quei signori citati da Lei.

    Un ciordiale saluto.

    griso 957

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