In festa comunità di S. Maria della Misericordia ai Gordiani per i 90 anni di Antonio Marsoner

Una vita per il lavoro, per la famiglia e l’impegno laico di “ministro della Comunione"
Luciano Di Pietrantonio - 10 Giugno 2020

Nella nostra vita quotidiana ci sono momenti  che vengono ricordati con gioia e con particolare felicità, altri momenti invece,  il ricordo di difficoltà e di amarezze, rende la nostra quotidianità più   problematica e complessa. Poi ci sono le coincidenze, quasi sempre casuali. Infatti a Roma il 4 giugno ricorre l’anniversario della Liberazione dall’occupazione  tedesca ad opera delle forze Alleate nel 1944, giorno importante per la Città Eterna, perché Roma è stata la prima capitale europea liberata dal nazismo, ma è anche il giorno del compleanno di Antonio Marsoner, che ha tagliato il traguardo dei 90 anni. Una vita per il lavoro, per la famiglia e l’impegno laico di “ministro della Comunione.”

Ma chi è Antonio Marsoner e perché desideriamo far conoscere la sua personalità? Nasce nel 1930 nel trevigiano in Veneto, nel 1938 la sua famiglia si trasferisce a Roma. È un testimone della seconda Guerra Mondiale, ha vissuto le vicende belliche, durante il periodo scolastico: la paura, i bombardamenti, le sirene dell’allarme, le corse al rifugio, e le conseguenze come la mancanza di generi alimentari, le file ai negozi e al mercato, le tessere annonarie e la borsa nera. Poi il giorno della Liberazione di Roma, l’arrivo dei soldati americani, e la lenta ripresa della vita da uomini liberi e la difficile situazione del dopoguerra.

Lo studio e la ricerca di un lavoro, (in quegli anni si andava presto ad imparare “un mestiere”), il sogno e le aspirazioni di molti giovani di quel periodo, era quello di trovare un’occupazione per essere utili alla società che faticosamente rinasceva, e Antonio partecipò a un concorso alle Ferrovie dello Stato. Il sogno di guidare il treno, cioè la carriera del macchinista, era un obiettivo di tanti giovani, che avevano superato i 18 anni, ma non era facile realizzarlo, perché le prove di selezione richiedevano tanti requisiti: dalle conoscenze culturali e tecniche, alle perfette  condizioni fisiche e  psicologiche, per le prove attitudinali, e soprattutto per il numero sempre elevato di partecipanti alla selezione, considerando pure che una parte elevata di posti era riservata alle categorie protette (ex combattenti, orfani di guerra, ecc.). Superato il concorso per aiuto macchinista, seguivano otto mesi di scuola professionale, esami finali, e i primi viaggi sulle locomotive a vapore, quelle dove si impalava il carbone. I macchinisti, non a caso, venivano chiamati benevolmente “musi neri.”

Fresco Market
Fresco Market

Poi avveniva il passaggio sulle automotrici diesel (all’epoca si chiamavano Littorine) e successivamente sui locomotori elettrici. Dopo alcuni anni il concorso a macchinista, stessa trafila: studio, esami e anche abilitazione per gli elettrotreni. I nuovi mezzi di trazione nelle Ferrovie dello Stato sono stati, nel corso dell’ultimo mezzo secolo, motivo di grande innovazione e per i macchinisti, oltre al duro e impegnativo lavoro in tutti i periodi dell’anno, hanno rappresentato un continuo aggiornamento tecnico e professionale.

Certamente Antonio Marsoner era un macchinista speciale, perché ha guidato anche i nuovi mezzi di trazione veloci, come la locomotiva elettrica E 444, soprannominata “La Tartaruga” e gli elettrotreni come il “Pendolino” che permettono velocità superiori ai convogli tradizionali di oltre il 30 per cento. Inoltre per la sua competenza e affidabilità ha avuto compiti particolari, come quelli di guidare treni speciali, con viaggiatori di riguardo, come Capi di Stato, Autorità e Rappresentanti esteri in visita in Italia.

Nel 1988, arriva il momento della pensione per Antonio, che conclude una interessante esperienza di vita lavorativa, ma   decide di rendersi ancora utile,  dedicandosi con impegno al servizio liturgico della distribuzione, come ministro straordinario della Comunione, nella Parrocchia di Santa Maria Madre della Misericordia ai Gordiani. Una chiesa di frontiera, originariamente al centro della Borgata Gordiani, una baraccopoli cresciuta nel dopo guerra, poi dopo lo sviluppo urbanistico degli ’60 e ’70 a lato del nuovo quartiere, ma  confinante con il campo nomadi dei Gordiani, La Chiesa era stata affidata dapprima ai sacerdoti della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza di Verona (fondata da don Calabria),  e poi al clero della Diocesi di Roma.

La disponibilità di Marsoner, oltre a manifestarsi con il servizio di ministro straordinario della  comunione durante la Messa, e in altre situazioni fuori della Messa, agli ammalati, in casa o in ospedale,  ma anche come volontario e donatore di sangue.  Volontario all’Ospedale del Policlinico Umberto I, dopo un corso di un anno per la preparazione ospedaliera, per poter  assistere gli ammalati, e anche come donatore di sangue che ha determinato il conferimento del diploma di benemerenza, da parte della Croce Rossa, “per la donazione volontaria e continuativa, quale gesto di solidarietà per contribuire a salvare  vite umane.”

I parroci che Antonio ha conosciuto e con i quali ha collaborato sono stati: Don Giovanni, Don Giuseppe, Don Primo (religiosi di Don Calabria), Don Pietro, Don Paolo, Don Stefano e attualmente Don Saju (sacerdoti del clero diocesano). E così siamo arrivati alla celebrazione della Santa Messa vespertina del 4 giugno 2020, giorno del 90° compleanno di Antonio Marsoner, con tutti i limiti previsti dalle norme determinate dell’emergenza del Covid – 19, sul distanziamento sociale. Ai primi banchi la famiglia del festeggiato, Antonio con la moglie signora Olimpia, sposati nel 1958, ( 62 anni di matrimonio), i cinque figli (due maschi e tre femmine) e le rispettive famiglie con sette nipoti. Altri parenti, conoscenti, parrocchiani, in una parola la comunità parrocchiale che si è stretta, dopo un lungo isolamento, a un personaggio singolare, riservato, umile e altruista come la sua vita ci racconta.

La Santa Messa è stata concelebrata da tre sacerdoti: Don Saju, Don Isidoro e Don Francesco. Alla fine  della celebrazione Peppe Tedesco ha espresso il saluto  e gli auguri ad Antonio, a nome della comunità parrocchiale, e  ha consegnato un orologio, come “segno di riconoscenza per il suo lungo servizio liturgico parrocchiale.” Per la parrocchia di Santa Maria Madre della Misericordia è stato un momento di gioia e di commozione, che difficilmente verrà dimenticato dalla comunità.

 

Luciano Di Pietrantonio


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