

Nonostante la scarcerazione avvenuta lo scorso giugno, le indagini della Guardia di Finanza non si sono fermate, portando oggi all'esecuzione di un sequestro preventivo da oltre 5 milioni di euro
Il fascicolo giudiziario si stringe sempre di più attorno a Mirko Pellegrini, imprenditore romano da tempo finito sotto i riflettori delle cronache e conosciuto come “Mr. Asfalto”.
Anche dopo la scarcerazione avvenuta lo scorso giugno, le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza sono proseguite senza sosta, portando a un nuovo sequestro preventivo per un valore superiore ai 5 milioni di euro.
L’operazione rientra nel più ampio procedimento coordinato dalla Procura di Roma, con il pm Lorenzo Del Giudice, che punta a ricostruire un presunto sistema di irregolarità nel settore delle manutenzioni stradali tra la Capitale e il Lazio.
Secondo l’impianto accusatorio, Pellegrini sarebbe al centro di una rete imprenditoriale articolata, capace di operare attraverso una molteplicità di società intestate a prestanome.
L’obiettivo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di partecipare a gare pubbliche eludendo i controlli e mantenendo l’accesso ai contratti con la pubblica amministrazione.
Nel quadro investigativo rientrano anche lavori stradali eseguiti con materiali ritenuti non conformi e modalità operative non sempre coerenti con le prescrizioni tecniche previste dagli appalti.
Un capitolo rilevante riguarda inoltre il presunto coinvolgimento di alcuni funzionari pubblici: cinque in totale, secondo gli atti, accusati di aver certificato come regolari lavori che non avrebbero rispettato gli standard previsti, attraverso la falsificazione dei verbali di collaudo.
Il nuovo sequestro si concentra soprattutto sulla gestione dei flussi finanziari. Le indagini avrebbero ricostruito un sistema basato su società “schermo” e fatturazioni fittizie, utilizzate per giustificare movimenti di denaro di origine illecita.
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori prevede il trasferimento di somme verso società inattive o irregolari, l’emissione di documenti contabili per operazioni mai avvenute e la successiva redistribuzione del denaro, in parte trattenuto come commissione e in parte restituito in contanti.
Successivamente, secondo l’accusa, i capitali venivano reinseriti nell’economia attraverso investimenti e acquisti, con l’obiettivo di occultarne la provenienza.
L’inchiesta coinvolge complessivamente 37 soggetti tra persone fisiche e giuridiche e ipotizza una serie di reati che includono associazione per delinquere, corruzione, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio.
Con la richiesta di rinvio a giudizio, il procedimento si avvia ora verso una fase processuale destinata a chiarire l’estensione del presunto sistema e l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti.
Un’inchiesta che, secondo gli inquirenti, avrebbe fotografato uno dei casi più rilevanti degli ultimi anni nel settore degli appalti pubblici legati alle infrastrutture stradali della Capitale.
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