

Intervista al popolare attore, nella biblioteca Pier Paolo Pasolini. Liberi ragionamenti su cultura, periferie, lingua e urbanistica. E un consiglio prezioso su come affrontare i primi cento giorni da sindaco
L’amministrazione capitolina, per festeggiare il nuovo anno, ha organizzato l’evento Roma Capodarte 2022 – Roma rinasce dalla cultura. Il primo gennaio si sono svolti cinquantacinque eventi in tutta Roma in diversi spazi culturali della città: biblioteche e musei comunali, teatri, cinema, aree archeologiche del Circo Massimo e dei Fori imperiali. Incontri, dibattiti, laboratori, visite guidate, proiezioni e mostre. Sessanta personalità del mondo della cultura e dello spettacolo hanno reso possibile questa straordinaria giornata culturale.
Ascanio Celestini è stato il protagonista dell’incontro che si è svolto nella biblioteca Pier Paolo Pasolini, a Spinaceto. Non è un caso. Il 2022 è l’anniversario dei cento anni dalla nascita del poeta e scrittore, oltre che regista e illuminato intellettuale friulano d’adozione, ma nato a Bologna. Per essere precisi, come ha raccontato Celestini, di nascita bolognese, con padre ravennate e mamma friulana.

Nell’intervista Celestini ha affrontato vari ragionamenti su cultura, dialetto e periferie, tanto amate e descritte da Pier Paolo Pasolini.
Non sono mancati validi consigli su urbanistica e su cosa fare nei primi cento giorni da sindaco di Roma. Ma soprattutto, ha invitato a ricordarsi sempre che una chiesa non è un albero. Se la gente vuole un parco pubblico, non puoi pretendere di avere il loro consenso se gli consegni una bella chiesa completa di impianti sportivi, ma con uno spazio verde ridotto. Per la stessa ragione, dato che Celestini fa teatro, non possiamo pretendere che lui ci consegni una piscina.
Però, dopo questo incontro, non è detto. Chissà?
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