ISTAT 2017: l’ascensore sociale italiano è fermo al piano terra

La disgregazione dei gruppi tradizionali e una nuova ricomposizione. Nell'ultimo decennio l'Italia ha perso 1,1 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni ed è il Paese più vecchio d'Europa

Nel Rapporto Annuale 2017 l’Istat prova a ricostruire le nuove dinamiche della società italiana, tra disuguaglianze cristallizzate e cambiamenti.

La disgregazione dei gruppi tradizionali e una nuova ricomposizione.

L’istituto di ricerca suddivide la popolazione in nove agglomerati, proponendo un’architettura del panorama sociale italiano molto originale: i giovani blue – collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, dove la classe operaia sembra ritrovarsi, le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, dove è la piccola borghesia a rintanarsi, le anziane sole con un reddito basso e giovani disoccupati, la classe dirigente e le pensioni d’argento.

L’ascensore sociale nostrano è bloccato al piano terra e la cristaliizzazione delle differenze diviene una costante per limitare l’accesso – sempre più stretto e angusto – ai piani alti dell’establishment. Tradotto? Il figlio dell’operaio farà l’operaio e il rampollo della classe dirigente avrà molte più possibilità di mantenere o addirittura accrescere il proprio status.
Le spese per i bisogni primari pesano per le famiglie meno abbienti, invece per i “ceti” medi le uscite significative si registrano per spettacoli, servizi, ristorazione e viaggi, per un pacchetto completo di inclusione e partecipazione sociale.
Il reddito è il fattore principale per delineare i confini delle nuove categorie. Il gruppo sociale più povero è quello delle famiglie con stranieri che si ferma a una spesa media di 1697 euro mentre la classe dirigente supera i 3800 euro mensili.
La mancanza in Italia di adeguati meccanismi di redistribuzione del reddito, a differenza di altri Paesi europei, evidenzia come il 64% delle disuglianze derivi da un elemento oramai strutturale. Il 28,7% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione e risale l’indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all’11,9% dall’11,5% del 2015.
La povertà assoluta incalza 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie che vivono in Italia.
Ad aggravare il quadro, nell’ultimo decennio l’Italia ha perso 1,1 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni. L’Italia è il Paese più vecchio d’Europa con una quota di persone “anziane” – gli over 65 – che lambisce il 22% e con un picco in negativo di nascite nel 2017. Senza contare che il 70% dei giovani “rimasti” vive a casa con i genitori, 8,6 milioni di individui con difficoltà d’inserimento nel mercato del lavoro.

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